Fotografia di Dino Ignani
Dalla prefazione di Daniele Barbieri
[…] Le cose prendono senso dal rimandare al pensiero, ma pure il pensiero è una cosa, di cui le parole sono la materia: “una vita più forte / che ignora / l’invecchiare dei segni / nei burroni della parola.” Dalla materia non si esce, ma la tensione verso l’essere la trasforma, rendendola un brulichio di segni, un’evocazione di sensi magari non del tutto chiari, ma di colpo brillanti.
[…] Tuttavia, se le cose materiali del mondo racchiudono nascoste verità, forse quelle particolari cose che sono le parole possederanno a loro volta le proprie, generate anche a partire dalla loro quotidiana consunzione, dalla loro apparente banalità, dal loro essere memoria.
[…] Nell’uso della rima appare forte in questo libro la passione per il contrasto e gli accostamenti imprevedibili, sorprendenti, quelli che costringono il lettore all’affiancamento anche a distanza, attraverso il richiamo sonoro, tra parole e concetti in sé diversissimi. E quando questa sorpresa si situa in finale di componimento, ecco che diventa sanzione definitiva, chiusa forte, netta e memorabile. Anche dalla frequenza di questo uso conclusivo della rima dipende l’aura complessivamente sapienziale, che avvolge in generale questa raccolta, come se fossero, quelli che leggiamo, epigrammi teologali.
[…] Il percorso si chiude ritornando verso il punto di partenza; ma dialetticamente arricchiti, ora, dal viaggio che ha attraversato il mondo. Adesso all’essere astratto dell’inizio è stato associato un nome, una dimensione, un’identità. Non appare veramente separato dalle cose, e le cose stesse, attraverso la relazione con Lui, anzi con “Te”, iniziano a prendere un senso assai più definito di prima: l’ermetismo sembra ora quasi del tutto svanire in una contemplazione che è forse quasi più una conversazione.
Ecco così che quello di questa raccolta si rivela un percorso che potremmo dire agostiniano: dal fascinoso neoplatonismo venato di ermetismo, attraversando poi la vita nel mondo, con i suoi eventi e le sue cose e le sue passioni, sino alle Confessioni, e alla conversazione con un Dio dentro di sé, ma certamente Altro da noi.[…]

Ogni cosa ha il suo sogno
e il suo modo di offrirsi.
Quando è verde
dà profumo la legna.
Quando è secca si spacca.
Poi arde.

*

Sei per metà
il mio passaggio obbligato
dalle cime agli epicentri del respiro
dove più vera
la vita cresce dentro al rischio.
E per metà
sei fuori da ogni rotta
un valico sconnesso, inespugnato:
nella totale assenza delle prove
sei il mio dolce reato
mai commesso.

*

Postulato

Nel tempo, dici, non c’è usura.
Dici che il tempo neppure esiste.
Ma di una cosa sono sicura:
noi siamo vivi, fatti di tempo
e il tempo è fatto a nostra misura.

*

Controluce

La vita appare
a grandezza naturale
se emerge il Fuoriposto e si fa ingombro
come macchia scura contro il sole:
risuscita i contorni
nascosti fino allora
nella dismisura della luce
(cresce la forza
grazie all’espansione
di ciò che all’improvviso la confina)
e nel momento in cui
fa quasi male
ci libera la vista sul reale.

*

Si leva il giorno:
si fa accadimento.
Io ti aspetto
come il muro che ricorda il sole
e inganna con l’ombra
il suo spostamento.

 

Raffaela Fazio, nata ad Arezzo nel 1971, risiede a Roma dove lavora come traduttrice. Ha trascorso dieci anni in vari paesi europei, laureandosi in lingue e politiche europee all’Università di Grenoble, e specializzandosi presso la Scuola di Interpreti e Traduttori di Ginevra. Rientrata in Italia, ha conseguito un diploma in scienze religiose e un master in beni culturali presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Nel campo dell’iconografia, ha pubblicato: Face of Faith. A Short Guide to Early Christian Images (2011). È autrice di vari libri di poesia. Tra gli ultimi: L’arte di cadere (Biblioteca dei Leoni, 2015) con prefazione di Paolo Ruffilli; Ti slegherai le trecce (Coazinzola Press, 2017); L’ultimo quarto del giorno (La Vita Felice, 2018) con prefazione di Francesco Dalessandro; Midbar (Raffaelli Editore, 2019) con prefazione di Massimo Morasso; Tropaion (Puntocapo Editrice, 2020) con prefazione di Gianfranco Lauretano e postfazione di Sonia Caporossi; A grandezza naturale. 2008-2018 (Arcipelago Itaca, 2020) con prefazione di Daniele Barbieri. Si è inoltre occupata della traduzione di Rainer Maria Rilke, le cui poesie d’amore sono state raccolte in Silenzio e Tempesta (Marco Saya Edizioni, 2019).

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