Poesia del nostro tempo. Aprile.

La diacronicità della poesia

“Il linguaggio della poesia è un linguaggio a parte. Sua caratteristica interna e permanente è la diacronicità […] Ma se la diacronicità caratterizza tutto il linguaggio della poesia, costituendo, del linguaggio della poesia, una storia particolare, in ogni letteratura, tale diacronicità è tipica anche di ogni poesia singola. Il tempo della poesia è il remoto, l’imperfetto o il futuro. Il passato prossimo è impossibile (così com’è tipico nell’uso odierno dell’italiano): il presente è possibile come drammatizzazione del passato, ossia come presente storico. Anche il presente del diario, non è che una finzione: in realtà già l’animo del poeta è rievocante. Si direbbe insomma che la poesia deve reggersi sul mito del tempo: stendere un velo di tempo sulle cose dette, o passato o futuro. In tale diacronicità si può concepire la sua tendenziale metastoricità, altrimenti di tipo ambiguamente spiritualistico. Si capisce che la sua irrazionalità (che si concreta nel mito del tempo) è tale solo apparentemente: non è che una rievocazione o una predizione logica elittica. L’intuizione non è che qualche salto di pensiero logico. Ecco perché ogni atto poetico o genericamente intuitivo è sempre riconducibile ad una ideologia razionale.”

Ho scelto queste parole di Pasolini da una lettera datata 18 marzo 1965 (Le belle bandiere, Editori Riuniti 1977) per una riflessione, senza alcun intento polemico, a margine delle moltissime poesie aventi come tema il drammatico periodo che stiamo vivendo. La questione della diacronicità della poesia è sempre stata importante, ma la critica militante sembra ignorare il problema, continuando a occuparsi nei saggi, nei giornali, nelle riviste e nei blog di settore, di opere che sfruttano target o sottoprodotti della comunicazione mediatica.
Viene in aiuto anche l’editoriale di TamTam n. 2 (Edizioni Geiger 1972), rivista fondata da Adriano Spatola e Giulia Niccolai, sul lavoro della redazione a latere delle mode suscitate dalla Neoavanguardia: “non sarà inutile affermare l’urgenza di una ristrutturazione verticale del fare poetico, di una distillazione critica non complice né evasiva del contesto linguistico fornito dai mass media“.
Per distillare gli aspetti del fare poesia, oggi, una tra le ipotesi è porsi con problematicità verso tutte le formatività fondate sulla mimesi (ovvero la rappresentazione di una realtà ambientale, sociale o culturale, nel modo più realistico possibile), spesso subordinate ai processi di informazione dei media e alle tattiche promozionali dell’editoria.
Dopo più di cinquanta anni dai sopracitati contributi, ospitare le stesse cautele di Pasolini, Spatola e Niccolai, sembra particolarmente strano, ma la teorizzazione è stata sostituita dalle logiche del mercato.

Tutti possono constatare come la critica militante – quella poca, rimasta – sia poco ostile verso queste opere fondate sulla mimesi, comprese quelle che leggiamo oggi sull’emergenza Covid-19… La mimesi, oggi, a causa della complicità del fare poetico con il linguaggio dei mass media, tra cui i social, è la modalità principale di tantissimi testi, ma la critica non avversa più questi sottoprodotti subordinati alla comunicazione, nonché altri prodotti editoriali, utili ad attrarre gruppi di interesse e ambienti sociali.
Non si tratta solamente di realizzare poesia per bambini e ragazzi, qui si realizza poesia per qualsiasi cosa e la si pubblica, oltre la fascinazione personale, scegliendo come target le più svariate notizie, i cartoni animati, i film, le attitudini sessuali, il paesaggio, come intrattenimento divertente, e non c’è nulla di male per intenderci, ma manca l’ideologia dell’opera, nonché la ponderazione della critica che dovrebbe descrivere, circoscrivere e avvalorare, e non soltanto attestare. Non è un caso che tra le opere di poesia pubblicate in Italia manchi proprio la satira in versi, dove l’attualità viene rifunzionalizzata sul piano ideologico e politico.

Dopo la fine del Premio Montale, nei primi anni 2000, le dinamiche della critica militante si sono via via involute, prima nella replicazione di gruppi solidali di poeti uniti da alcune formulazioni teoriche – apparentemente come le avanguardie, ma senza intertestualità tra contesto storico e letteratura -, poi cercando di collegare qualsiasi esperienza in un’ottica generazionale. Segnalo a questo proposito la discussione di Luigi Nacci sulle antologie generazionali (Fucine Mute 2006), un mio articolo sui gruppi (Absolutepoetry 2007), la nascita nel 2011 della generazione TQ (Finzioni Magazine).
Negli ultimi cinque anni invece si può osservare l’adesione della critica militante alle logiche della promozione, con la spinta di alcuni prodotti targettizzati del mercato e con un’aderenza alle dinamiche autoriali dei social.
Non intervenendo più con un pensiero rivolto alla diacronicità della poesia, la critica militante si è tolta di mezzo da sola.

Il mercato editoriale, sfruttando l’egotismo, ha superato le dinamiche dei gruppi e le mode, ha imposto un dibattito su categorie fittizie e riproposto gli stessi criteri generazionali per altri autori. Sulla Classifica di marzo il lettore può trovare alcuni spunti sul concetto di storicizzazione e sui processi di promozione, che agiscono in modo subdolo, forse mistificatorio.
Qualsiasi tattica utile per supportare un autore passa dagli uffici stampa di molte case editrici ai giornali, alle riviste e ai premi, senza cognizione di causa, solo per la scalata alla visibilità. Altre dinamiche di critica si posizionano in difesa di alcuni circuiti, anche editoriali, o di premi, di festival, riproducendo gli stessi nomi da venti anni.
Certo, ci sono delle eccezioni, ma non esiste una grande casa editrice che si sia occupata di studiare la scena italiana tra le diverse regioni e i cataloghi dei piccoli e medi editori per proporre una strategia di medio-lungo periodo e rinnovare il rapporto tra lettori e poesia. La conseguenza è la perdita del trend di vendite per tutto il comparto editoriale, diviso, frammentato, e con più di cinquecento pubblicazioni all’anno di poesia, la cui promozione è affidata per lo più alle dinamiche social.

La distorsione sui metodi per rilevare il valore è così problematica che avvertire su questi fatti credo non sia più sufficiente.
Non credo di essere l’unico a ritenere che prendere posizione, oggi, è un obbligo oltre la pacifica convivenza tra linee diverse, essendo completamente saltata la diga della critica militante. Completa il quadro l’assenza della grande editoria che non distilla dai cataloghi dei piccoli e medi editori.
Conviene a tutti i poeti che si distinguono, ai critici, ai giornalisti, ai blogger, ai consulenti della case editrici, agli operatori culturali, a chi abbia coscienza di questa situazione, unirsi per rifondare il dibattito.
Credo che l’ambiente della poesia italiana debba incontrarsi e sia giunta l’ora di andare oltre l’informazione, la promozione e l’editoria targettizzante, per far rinascere la discussione, per darsi una missione che vada aldilà del tempo presente.

Non credo sia opportuno – dopo che in redazione ci siamo scambiati i materiali pubblicati sui giornali e online – dire sui testi riguardanti il coronavirus, polemizzare con chi ha puntato l’obiettivo su questa produzione.
I poeti più intelligenti possono comprendere quanto sia fondamentale andare oltre le formatività di questo genere, guardandosi dalla mimesi dei testi con i processi comunicativi dei mass media e rifornendo le funzionalità delle opere di poesia con quella pianificazione utile a oltrepassare l’attualità.
A questo punto verrebbe da affrontare altre questioni, ad esempio quella dell’epigonismo che non può più efficacemente rappresentare l’aurea mediocritas con la quale rinverdire la poesia in Italia, a guardare le collane delle grandi case editrici, né credo si possa più accettare una poesia appiattita sulla prosa (o sul verlibrismo) senza strategie estetizzanti.
Un’opera può guardare al contemporaneo, ma non si può adagiare costantemente nella cronaca dei giornali, come sottoprodotto, o nella cronaca del proprio pathos, senza curare il rapporto che il linguaggio, i messaggi, i segni, i simboli, la retorica, hanno con la diacronicità.

I poemi sul virus non salvano gli esseri umani in pericolo di vita, anche se probabilmente diminuiscono l’ansia e/o aumentano l’autostima di chi li compone. Il mio incitamento è volto a superare il tempo presente, affinché la poesia superi la notizia, e a questo proposito è utile ricordare che l’oblio dovuto all’accumulazione incessante di informazioni travolge soprattutto i prodotti editoriali contingenti, e in questo caso i sottoprodotti poetici della comunicazione mediatica.
Il discorso è stato affrontato anche nell’antichità – merita ricordare l’inutilità di certi carmi in situazioni critiche… Così vi saluto con questi versi, che parlano di canti e di momenti difficili, sfuggiti all’attualità, raccolti da Publio Virgilio Marone nell’Egloga IX (Bucoliche) approssimativamente tra il 42 e il 39 a.C.:

Lycidas

Certe equidem audieram, qua se subducere colles
incipiunt mollique iugum demittere cliuo,
usque ad aquam et ueteres, iam fracta cacumina, fagos,
omnia carminibus uestrum seruasse Menalcan.

Moeris

Audieras, et fama fuit; sed carmina tantum
nostra ualent, Lycida, tela inter Martia, quantum
Chaonias dicunt aquila ueniente columbas.

Licida

Pure, se non sbaglio, avevo sentito che dove i colli
cominciano a inclinarsi e il giogo a digradare in un dolce pendio
fino all’acqua e ai vecchi faggi, ormai cime spezzate,
il vostro Menalca avesse salvato tutto con il canto.

Meri

Lo avevi sentito, e lo si diceva in giro, ma i nostri canti
valgono tanto, o Licida, tra i dardi di Marte, quanto
le colombe caonie, si dice, quando l’aquila sopraggiunge.

 

Novità in classifica e non solo

Poesiadelnostrotempo dà nuovamente il benvenuto a Giuseppe Nibali, ex Direttore di Midnight Magazine, che diventa Direttore Responsabile del nostro portale, e affiancherà la redazione in questa avventura ai confini della poesia. Lo salutiamo pubblicando questa poesia dal suo libro Come dio su tre croci (Affinità elettive 2013):

Non di te, mai di te
crocefisso che squadri
noi penosi dietro ai muri
tutti sporchi di pensieri
senza spalle dove appendere
quelle voci, quel colore
di gesso.
Siamo noi adesso
a chiodarci i polsi
alle croci – noi ladroni
con la noia domenicale
che copre la televisione
spegne l’urlo al Golgota
e non vogliamo deposizioni.

*

È interessante notare il fatto che gli autori più letti sul nostro sito si muovono, il più delle volte, lontani dai social, e afferiscono più a realtà territoriali o a circuiti diversi dalle dinamiche di like che apparentemente incoronano i poeti, nonostante il traffico dati provenga in special modo da Facebook. Così l’autore più letto durante il mese di marzo è stato Ivan Fassio con una selezione da Il culto dei corpi (Raineri Vivaldelli Editori 2020).
Per quanto concerne la classifica generale, posizioni invariate in vetta. Entrano in classifica i libri di Emilio Rentocchini (44 ottave, Book, Premio Cappello 2019) e di Nicanor Parra (L’ultimo spegne la luce, Bompiani, collana Capoversi) a testimonianza di come continui a interessare la poesia dialettale italiana, ma pure la poesia straniera, nonché i giovani, i poeti che partecipano ai talent show, i classici e gli autori riscoperti.
L’articolo più visitato in assoluto nel mese di marzo è ancora la Superclassifica dei libri più venduti dai piccoli e medi editori nel 2019!

 

Tutta la classifica*
1. Simone Savogin – Poesie da Come farfalla (Mille gru 2018)
2. Emily Dickinson – Poesie da La mia lettera al mondo (Interno Poesia 2019)
3. Tomaso Pieragnolo – Poesie da Viaggio incolume (Passigli 2017)
4. Eleonora Nitti Capone – Poesie inedite
5. Giovanni di Altavilla – Poesie da Architrenius e intervista ai curatori (prima edizione in italiano Carocci 2019)
6. Doris Emilia Bragagnini – Poesie da Claustrofonia – sfarfallii – armati – sottoluce (Ladolfi 2019)
7. Federica Fiorella Imperato – Poesie da Geografie interiori (Aletheia, 2018)
8. Emilio Rentocchini – Poesia da 44 ottave (Book 2019)
9. Nicanor Parra – Poesie da L’ultimo spegne la luce (Bompiani 2019)
10. Luca Gilioli  – Poesie inedite

Poeti più letti nell’anno
Laura Marino 2017 – Inediti
Patrizia Vicinelli
2018 – Saggio di Davide Galipò
Simone Savogin 2019 – Poesie da Come farfalla (Mille gru 2018)

 

Poeti più letti del mese
Carlo Bordini maggio 2017. Poesie tratte da I costruttori di vulcani (Luca Sossella 2010)
Angela Bonanno
giugno 2017. Saggio su tutte le opere, a cura di Silvia Rosa
Domenico Brancale
luglio 2017. Inediti, poi pubblicati in Per diverse ragioni (Passigli 2017)
Giancarlo Sissa
agosto 2017. Poesie tratte da Persona minore (Qudulibri 2015)
Franco Arminio
settembre 2017. Poesie tratte da Cedi la strada agli alberi (Chiarelettere 2017)
Hilà Lahav
ottobre 2017. Intervista e selezioni di inediti a cura di Biagio Guerrera
Marilina Ciaco
novembre 2017. Inediti
Laura Marino
dicembre 2017. Inediti
Elena Zuccaccia gennaio 2018. Poesie tratte da ordine e mutilazione (Pietre Vive 2016)
Gian Mario Villalta febbraio 2018. Poesie tratte da Telepatia (Lietocolle 2016)
Alberto Bertoni marzo 2018. Inediti
Francesca Martinelli aprile 2018. Poesie tratte da Ex voto di briganti, fate, santi, contadini (FrancoPuzzo 2017)
Pierluigi Cappello
maggio 2018. Poesie tratte da Le nebbie (Campanotto 1994/2003) e saggio di Carlo Selan
Christian Tito giugno 2018. Inediti
Jonida Prifti luglio 2018. Inediti e intervista di Silvia Rosa
Noemi de Lisi agosto 2018. Poesie tratte da La stanza vuota (Ladolfi 2017)
Gabriele Galloni settembre 2018. Poesie tratte da Creatura breve (Ensemble 2018)
Vittoriano Masciullo ottobre 2018. Poesie tratte da Dicembre dall’alto (L’Arcolaio 2018)
Gaia Ginevra Giorgi novembre 2018. Poesie tratte da Manovre segrete (Interno Poesia 2017)
Adriano Spatola dicembre 2018. Saggio di Giovanni Fontana
Irene Paganucci gennaio 2019. Inediti
Simone Savogin febbraio 2019. Poesie tratte da Come farfalla (Mille gru 2018)
Francesca Mazzotta marzo 2019. Inediti
Enrico Marià aprile 2019. Poesie tratte da I figli dei cani (Puntoacapo 2019)
Federica Fiorella Imperato maggio 2019. Poesie tratte da Geografie interiori (Aletheia 2018)
Marijana Sutic giugno 2019. Intervista di Silvia Rosa, poesie inedite
Emilio Rentocchini luglio 2019. Poesie tratte da 44 ottave (Book editore 2019)
Tommaso Grandi agosto 2019. Inediti da Alla furia, con una nota di Rossella Renzi
Giovanni di Altavilla settembre 2019. Intervista a Lorenzo Carlucci e Laura Marino sulla riscoperta de Architrenius (Carocci 2019)
John Giorno ottobre 2019. Intervista di Domenico Brancale
Eleonora Nitti Capone novembre 2019. Poesie inedite
Emily Dickinson dicembre 2019. Poesie da La mia lettera al mondo (Interno Poesia 2019)
Raffaella Fazio gennaio 2020. Poesie da Tropaion (Puntoacapo 2020)
Luca Gilioli febbraio 2020. Poesie inedite
Ivan Fassio marzo 2020. Poesie da Il culto dei corpi (Raineri Vivaldelli Editori 2020)

 

* Per la classifica vengono presi in considerazione i post più letti nell’ultimo anno su Poesia del nostro tempo, nonché quelli dell’ultimo mese. I dati di lettura si riferiscono alla visita diretta all’articolo di un utente singolo (eventuali altre letture dello stesso utente non vengono prese in considerazione).

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