Poesia del nostro tempo. Luglio.

Non accade nulla, tranne qualche temporale estivo e, in rete, un fortissimo temporale sul poetry slam. A innescarlo è stato Matteo Fantuzzi, intervistato su Pangea. Come aveva già rilevato Rosaria Lo Russo quasi un anno fa, vari egotismi fanno da contraltare alla poesia. Purtroppo anche l’editoria è a caccia del personaggio, giovane, estremo, più che delle opere. Come ogni generazione, anche questa dei nati tra gli Ottanta e Novanta, cerca di proporre personalità, attraverso antologie, format, festival, programmi televisivi. Non c’è nulla di nuovo, ma come afferma Alberto Bertoni nell’intervista che potete leggere su Verso dove 20 ci sono due fenomeni che la critica deve combattere: il primo è “la critica che diventa corriva dei fenomeni di moda”; il secondo è “il dilettantismo allo sbaraglio e fenomeni di poesia pop”, perché “la critica vera ha bisogno di tempi lunghi e di studiare concatenazioni di fenomeni creativi, costruendo e riconoscendo rapporti e interazioni, piuttosto che esibizioni o testi effimeri”.

Poesia del nostro tempo si è distinta certo per l’apertura nello studio dei fenomeni creativi, mettendo in campo diverse rubriche da Slammer di Paolo Agrati a Dispositivi, alla rubrica che sta per partire sugli haiku, Echi da Shikhisima, di Antonio Sacco, oppure osservando direttamente le scritture dialettali (l’antologia L’Italia a pezzi è stata il primo tassello dell’avventura decennale che ha fatto nascere questo blog) e quelle  migranti, grazie a Confine Donna della vicedirettrice Silvia Rosa, progetto che il prossimo anno diventerà un volume e lascerà lo spazio alla nuova rubrica sul tema I versi dell’allodola, oppure catalogando la mole dei poeti nati negli anni Ottanta, grazie al caporedattore Carlo Selan, o grazie ai tragitti nel mondo della traduzione con La zattera atlantica di Alessandro Mistrorigo.

Importante è comprendere che la quantità complessiva di opere e autori non può essere studiata senza un’opportuna archiviazione. Infatti, anche per lo slam, abbiamo sempre postato i testi anche di chi si esercita nel format, per dare la possibilità a tutti di osservare quali siano le qualità delle opere proposte (alcune delle quali più pezzi di prosa o se volete short drama che poesie), rendendo accessibili, grazie a Paolo Agrati, testi perlopiù inediti o d’esordio di giovanissimi. Dobbiamo quindi affermare che lo slam è un laboratorio. Dovrebbero utilizzarlo così anche i giovani, come altri prima di loro l’hanno utilizzato, pensando di aprirsi a 360°, studiando, non lasciando nulla al caso o al pubblico, perché prima di tutto il dovere dell’artista è quello di fare tutto ciò che può, utilizzando la propria competenza, nei confronti dell’opera che sta realizzando.

Poesia del nostro tempo nasce per giudicare il fenomeno della poesia in Italia complessivamente, credendo che l’osservazione delle aree di provenienza possa essere utile, ma non giova ai poeti più bravi parteggiare per un’area o un’altra, per chi è amico o sodale. Non giova perché la critica è un’altra cosa, perché bisogna spesso giudicare opere davvero diverse dalla propria, e seguendo le parole di Alberto Bertoni è necessario orientarsi con fiuto e intuito “nel mare magnum di libri e testi”.
Sappiamo – perché da un po’ di tempo seguiamo le correnti del mare magnum – che di recente dal mondo giovane (under 35) della performance o dello slam sono uscite poche opere che hanno delle qualità utili alla discussione (e forse qualcosa da sistemare c’è pure in questi libri, ma una raccolta, pensando alla formatività di Whitman, può essere lavorata per tutta l’esistenza, e nutro la speranza che i poeti lo sappiano). Mi riferisco ai libri recentemente pubblicati da Adriano Cataldo, Paolo Cerruto, Gaia Ginevra Giorgi e Gianmarco Tricarico. Tuttavia, considerando che la “popolazione” degli slammer supera i cinquecento poeti, la statistica è abbastanza chiara, ed è abbastanza chiaro anche il viaggio che devono compiere i poeti per raggiungere dei risultati, non solo nel presente condizionato da un format.

Così voglio rispondere alle critiche, pure di chi pensa che io stia combattendo una crociata contro lo slam o la performance, dopo esserne stato il presidente. Voglio affermare il principio della ricerca su quello della stupidità, che sempre di più pare invadere le personalità che si vorrebbero contendere la scena del presente, utilizzando qualsiasi mezzo per insultare e mistificare.

Sappiate che la poesia che scriviamo oggi, se qualche funzione potrà avere, ce l’avrà nel futuro, e forse non saremo più qui a sentirla, descriverla come critici, ma la poesia che si autoassolve nel solo presente, dura quel che dura.

Classifica

Primo Simone Savogin (reduce dalla partecipazione a Italia’s Got Talent), che viaggia oltre le 15.000 letture; al secondo posto, stabile, ma staccato di diverse lunghezze, Gabriele Galloni, mentre si inserisce al terzo posto l’esordiente Francesca Mazzotta.
La poetessa più letta del mese è la croata Marijana Sutic, intervistata da Silvia Rosa per la rubrica Confine Donna, che ha staccato di tre letture Tommaso Pieragnolo.

I primi tre della classifica annuale*

Al primo posto Simone Savogin porta sul palco alcune performance dal suo libro Come farfalla (Mille gru 2018), mettendo il ritmo a una sorta di autoconfessione, “una stoffa di suono, tessuta da unicorni e chimere” che rielabora un immaginario pop. Il poeta si pone alcune domande sull’individualità e sull’egotismo in uno speciale dialogo con un “figlio”, o se si vuole un “fanciullino”, una conversazione interiore che si chiede, ad esempio, “se mai ci sia grazie migliore / di quel senso di pace d’un sorriso che ti cola su spalla / mentre abbracci quel che vorresti essere tu”. La prima parte dell’opera, inaugurata da un testo in prosa, Date a me, è un supermarket di aggettivi, che hanno però il merito di costruire la prosodia; ma c’è anche qualche eccesso, e il testo iniziale che potrebbe forse spiegare il senso dell’opera, Incubo, non ha alcuna ritmica riconoscibile. La seconda parte aperta dalla prosa In chrysalis, incorpora un dialogismo che si avvale di diverse narrazioni, dell’ironia, con maggiore efficacia. Dopo la prosa Da me, si torna a costruire ritmi sull’intimismo, con alcuni giochi di parole più meditati; il dialogo con chi il poeta avrebbe voluto abbracciare e cullare “in Irlande di cieli e delfini” coglie semplicemente e con dolcezza un messaggio da rivolgere al “fanciullino”, che a sua volta risponde nel testo E tu sei anni con i desideri di un figlio, ma nella condizione impossibile dell’assenza: “Non ho mai imparato le stelle, papà, / e mi sarebbe tanto piaciuto […]”. Il libro di Simone Savogin è un’opera d’esordio, forse ancora da limare, ma commuovente. Tuttavia commuove quando è più semplice e dove il poeta non si affida ai giochi di parole, dove è più narrativa e dialogica (e meno concettuale).
Incorporando uno sguardo politico per superare la sfera intimista, scegliendo la semplicità rispetto ai giochi di parole, magari guardando al nostro pianeta e a un messaggio da lanciare, la poesia di Savogin potrebbe davvero avere una forte rilevanza.

Al secondo posto c’è Gabriele Galloni con una selezione da Creatura breve (Ensemble 2018), una plaquette composta da poesie sul tema di un’esistenza vissuta come mistero: si parla di una “terra secca che si sbriciola”, una sorta di materia che ha breve durata, appunto una “creatura breve”, quasi la vita e il mondo fossero il ritaglio di una diapositiva, il riflesso parziale di una escatologia, di una visione più vasta, ma impossibile da raggiungere. Via via la trama del libro si infittisce e compaiono personaggi “religiosi” descritti con ironia e sarcasmo nell’esecuzione di rituali e preghiere, evocazioni di quanto fintamente possa essere vissuto il rapporto con la vita, fino a prendere in same anche la distorsione della religione con il tema della pedofilia.

Francesca Mazzotta conquista il terzo posto con la raccolta Reduci o redenti (Carta Canta 2016, Premio Solstizio). Si tratta di un dialogo tra passato e presente, tra chi sopravvive, sia esso un netturbino, l’autrice stessa, i vivi deglutiti dai centri commerciali, gli individui raccolti con dolcezza come delle zattere tra le parole, i morti bambini cantati come ballate. Interessante il linguaggio che ci riporta a Luzi e a un ermetismo fondato sul quotidiano, con l’ingresso timido dei linguaggi di oggi (post it, new york times, time square).

Tutta la classifica*

1. Simone SavoginPoesie tratte da Come farfalla (Mille gru 2018)
2. Gabriele Galloni
– Poesie tratte da Creatura breve (Ensemble 2018)
3 Francesca Mazzotta – Poesie tratte da Reduci o redenti (Carta Canta 2016)
4. Cettina Caliò – Poesie tratte da Sulla cruda pelle (Edizioni Forme libere 2012)
5. Vittoriano Masciullo – Poesie tratte da Dicembre dall’alto (L’arcolaio 2018)
6. Nevio Spadoni – Selezione da Poesie 1985 – 2017 (Il Ponte Vecchio 2017)
7. Ivan Crico – Poesie da Seràie (Edizioni Cofine 2018)
8. Gaia Giovagnoli – Poesie da Teratophobia (Round Midnight Edizioni 2018)
9. Antonio Nazzaro – Poesie da Amore migrante e l’ultima sigaretta (Ærea | ensamble 2018)
10. Anthony Hecht – Poesie da Le ore dure (Donzelli 2018)

Poeti più letti nell’anno
Laura Marino 2017 – Inediti
Patrizia Vicinelli
2018 – Saggio di Davide Galipò

Poeti più letti del mese
Carlo Bordini maggio 2017. Poesie tratte da I costruttori di vulcani (Luca Sossella 2010)
Angela Bonanno
giugno 2017. Saggio su tutte le opere, a cura di Silvia Rosa
Domenico Brancale
luglio 2017. Inediti, poi pubblicati in Per diverse ragioni (Passigli 2017)
Giancarlo Sissa
agosto 2017. Poesie tratte da Persona minore (Qudulibri 2015)
Franco Arminio
settembre 2017. Poesie tratte da Cedi la strada agli alberi (Chiarelettere 2017)
Hilà Lahav
ottobre 2017. Intervista e selezioni di inediti a cura di Biagio Guerrera
Marilina Ciaco
novembre 2017. Inediti
Laura Marino
dicembre 2017. Inediti
Elena Zuccaccia gennaio 2018. Poesie tratte da ordine e mutilazione (Pietre Vive 2016)
Gian Mario Villalta febbraio 2018. Poesie tratte da Telepatia (Lietocolle 2016)
Alberto Bertoni marzo 2018. Inediti
Francesca Martinelli aprile 2018. Poesie tratte da Ex voto di briganti, fate, santi, contadini (FrancoPuzzo 2017)
Pierluigi Cappello
maggio 2018. Poesie tratte da Le nebbie (Campanotto 1994/2003) e saggio di Carlo Selan
Christian Tito giugno 2018. Inediti
Jonida Prifti luglio 2018. Inediti e intervista di Silvia Rosa
Noemi de Lisi agosto 2018. Poesie tratte da La stanza vuota (Ladolfi 2017)
Gabriele Galloni settembre 2018. Poesie tratte da Creatura breve (Ensemble 2018)
Vittoriano Masciullo ottobre 2018. Poesie tratte da Dicembre dall’alto (L’Arcolaio 2018)
Gaia Ginevra Giorgi novembre 2018. Poesie tratte da Manovre segrete (Interno poesia 2017)
Adriano Spatola dicembre 2018. Saggio di Giovanni Fontana
Irene Paganucci gennaio 2019. Inediti
Simone Savogin febbraio 2019. Poesie tratte da Come farfalla (Mille gru 2018)
Francesca Mazzotta marzo 2019. Inediti
Enrico Marià aprile 2019. Poesie tratte da I figli dei cani (Puntoacapo 2019)
Federica Fiorella Imperato maggio 2019. Poesie tratte da Geografie interiori (Aletheia 2018)
Marijana Sutic giugno 2019. Intervista di Silvia Rosa, poesie inedite

* Per la classifica vengono presi in considerazione i post più letti nell’ultimo anno su Poesia del nostro tempo, nonché quelli dell’ultimo mese. I dati di lettura si riferiscono alla visita diretta all’articolo di un utente singolo (eventuali altre letture dello stesso utente non vengono prese in considerazione).

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