Poesia del nostro tempo. Marzo.

Correva l’anno 2006 e assieme a Luigi Nacci organizzammo uno speciale poesia su Fucine Mute 87, storico magazine multimediale italiano, tra i primi a essere iscritto nel Registro della Stampa (1998). Nacci era riuscito a censire una buona parte delle antologie di poesia sui nati negli anni Settanta nell’articolo Dare tempo al tempo e aprire brecce nelle riserve, che ancora oggi può destare interesse per chi desidera affrontare i processi della promozione letteraria nell’Età del web. Otto anni più tardi, per dar conto di quelle esperienze e della poesia dei nati negli anni Settanta e Ottanta, fui contattato da Gian Mario Villalta per il Censimento di  Pordenonelegge. Nel 2014 era chiaro che utilizzare come strumento le antologie per le generazioni entranti era stato un meccanismo promozionale: il censimento aveva portato alla luce numerose esperienze di poesia, sfuggite alle antologie, moltiplicando a dismisura il diametro di quella generazione –  se dovessimo studiare oggi il fenomeno dell’epoca con l’insiemistica, noteremmo la parzialità di molte antologie rispetto al fenomeno generale, potremmo verificare l’impiego di proposizioni generali per sostenere la dimensione dell’autorialità di un dato gruppo di poeti, con buona probabilità note di critica aleatorie rispetto alle singole poetiche per come si sono evolute nel decennio successivo, per non parlare di quelle esperienze che si sono interrotte.

Per poter realizzare una discussione sull’evoluzione delle opere e sul percorso formativo dei poeti, non cercherei tra le nuove autorialità – applicare i meccanismi di gruppo delle avanguardie per le generazioni entranti a scopo puramente promozionale è stato controproducente proprio sul piano dell’immagine della critica di poesia. Inizierei a concentrarmi sulle generazioni precedenti, adottando metodi diversi; ad esempio, l’archiviazione delle pubblicazioni in un dato periodo storico può farci comprendere a distanza di anni se certi eventi hanno condizionato la scrittura; potremmo osservare quindi il dibattito tra le generazioni, perché in un dato periodo tutto il lavoro formativo e il dibattito accade contemporaneamente, e le generazioni hanno un senso nel contesto e in relazione tra loro, non ipotizzate in laboratorio; dovremmo verificare le risposte e le reazioni nel testo ai movimenti della poesia precedenti e contemporanei, le innovazioni tentate da alcuni percorsi autoriali, la presenza avvalorata da invarianze di vario genere su processi standard di scrittura, in relazione a qualche motivo sociologico e antropologico; potremmo applicare anche dei criteri geocritici, e così via… Come scriveva Nacci, dare tempo al tempo e aprire brecce nelle riserve!
Tra il 1997 e il 2006 incredibile fu la proliferazione critica sull’ineffabile: ancora più stupefacente, con diverse antologie apparse contemporaneamente, è oggi la riproposizione degli stessi schemi di promozione letteraria. Non si è dunque compreso quanto deleteria per i poeti sia stata questa pratica di produrre antologie per le generazioni di poesia entranti, che sul piano della circuitazione mettono più in luce i curatori che i percorsi formativi dei poeti.

Non ne avrei fatto un caso (Poesiadelnostrotempo ha ospitato recentemente l’ottima intervista di Sonia Caporossi a Eleonora Rimolo e Giovanni Ibello, curatori di Abitare la parola, antologia edita da Ladolfi, approfondendo le linee guida che circoscrivono con precisione il volume), ma qualcosa si è acceso dopo aver letto l’articolo Planetaria: oltre la poesia standard di Roberto Batisti, pubblicato su La Balena Bianca, a partire invece dalla pubblicazione della neonata casa editrice Taut. Oltre l’analisi statistica sugli autori (chi italiano, chi straniero, chi nato negli anni Ottanta o Novanta), ho trovato un periodo problematico nell’articolo, a partire da ciò che Batisti riferisce come “storicizzazione dei poeti degli anni ’90″… Ho pensato al significato del termine storicizzazione, enorme se confrontato con operazioni antologiche di tale natura, storicizzazione cioè interpretazione in una prospettiva storica, o piuttosto il processo risultante della dominanza di una cultura o di impostazioni culturali che si sono sovrapposte nel corso dei secoli, che hanno determinato dei canoni – si pensi al dibattito attuale sulla scrittura femminile, per rivalutare alcune esperienze letterarie femminili in Italia (ad, esempio l’opera in versi di Vittoria Colonna per secoli appiattita sul petrarchismo) perché la storicizzazione maschilista non ne ha riconosciuto l’autonomia… Un volume che può far luce su questi aspetti, breve e innovativo, è La storia letteraria in poche righe di Federico Sanguineti, edito da Il Nuovo Melangolo.

Tutte queste antologie entrano in una scena letteraria che, con buona probabilità, tra qualche anno sarà nuovamente ricombinata dal vero fenomeno complessivo, la produzione di cinquecento pubblicazioni all’anno di poesia nella sola Italia: la parola storicizzazione per dei poeti nati vent’anni fa, alle prime esperienze, è inadeguata, fuorviante per gli stessi giovani, che non possono essere all’oscuro della realtà del mercato e del fenomeno difficile da indagare anche per la critica.
Inoltre ho trovato poco elegante ampliare l’antologizzazione, sempre per opera di Batisti, nell’articolo… Aggiungere altri poeti, oltre quelli già antologizzati, e circoscrivere nuovamente l’operazione antologica da parte di Batisti, implica che la poesia abbia necessità di un circuito in cui dover sempre dimostrare una novità, a cui aggregarsi e in cui raggrupparsi, per non essere travolta dall’oblio dei consensi? Se domani uscisse un’altra antologia di poeti giovani, il critico di turno dovrebbe per forza cavalcare l’onda della novità allargando quella sorta di pseudocanone per mitigare l’esclusione di qualcuno? Siamo sicuri di volere un dibattito sulle antologie di questo livello?

Dubito fortemente che le antologie per le generazioni entranti possano fornire risposte immediate alla storicizzazione, anche perché per forza di cose non forniscono un quadro ampio di pubblicazioni e sono deficitarie di un’archiviazione di partenza delle opere di poesia del periodo. Per essere onesti (perché credo nell’onestà dei curatori) tentano forse una primissima mappatura, che deve considerarsi precaria nelle premesse; ma per quanto si può notare, proprio partendo da ciò che è accaduto con la generazione nata negli anni Settanta, questo modo di procedere non ha attivato realmente la critica, ha solo fornito il pretesto per una promozione, sfuggita di mano. Quindi cosa accade oggi alla generazione dei nati negli anni Settanta, a parte il confine anagrafico piuttosto arbitrario? La risposta è niente.
Cosa accadrà ai nati negli anni Ottanta e Novanta, se vengono riproposti gli stessi meccanismi di promozione, che non innescano la critica?

Per uno studio efficace dei fenomeni e dei percorsi autoriali, bisognerà aspettare diversi decenni, ma da subito è necessario investire sui processi di archiviazione.
L’archiviazione, come ha dimostrato il Censimento di Pordenonelegge, può accadere sul web, ma c’è bisogno di uno step ulteriore, ovvero la progettazione nel presente della funzione futura che questi archivi dovranno assolvere, affinché siano davvero utili.
Tra una quindicina d’anni i critici potranno, utilizzando archivi light, tentare una prima ricognizione, ad esempio, sui poeti nati negli anni Ottanta. Per questo su Poesiadelnostrotempo è presente la rubrica Nati negli anni Ottanta, e probabilmente sarà attivato un altro contenitore sulle opere degli autori nati negli anni Novanta, ma con una distanza dagli esordi letterari, una distanza dalla antologie e dalle logiche promozionali. L’auspicio è che i poeti e i critici non perdano di vista un fatto essenziale, bisogna dare tempo al tempo e progettare per la critica del futuro.
Ecco, alla fine, vorrei essere un po’ tranchant: oltre il fenomeno delle antologie di poesia per le generazioni entranti, che può piacere o no, è ridicola la discussione che indica una sorta di storicizzazione di gruppi di poeti che hanno venti o trenta anni e una plaquette pubblicata!

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Non ci sono da segnalare scossoni in classifica: il più letto nel mese di febbraio è stato Luca Giglioli con una selezione di poesie inedite. L’articolo più visitato in assoluto nel mese di febbraio è la Superclassifica dei libri più venduti dai piccoli e medi editori nel 2019, date una letta!

Tutta la classifica*

1. Simone Savogin – Poesie da Come farfalla (Mille gru 2018)
2. Emily Dickinson – Poesie da La mia lettera al mondo (Interno Poesia 2019)
3. Irene Paganucci – Poesie inedite
4. Tomaso Pieragnolo – Poesie da Viaggio incolume (Passigli 2017)
5. Eleonora Nitti Capone – Poesie inedite
6. Giovanni di Altavilla – Poesie da Architrenius e intervista ai curatori (prima edizione in italiano Carocci 2019)
7. Doris Emilia Bragagnini – Poesie da Claustrofonia – sfarfallii – armati – sottoluce (Ladolfi 2019)
8. Pierluigi Cappello – Poesie da Le nebbie (Campanotto 1994)
9. Tommaso Di Dio – Poesie scelte
10. Francesca Mazzotta – Poesie inedite

Poeti più letti nell’anno
Laura Marino 2017 – Inediti
Patrizia Vicinelli
2018 – Saggio di Davide Galipò
Simone Savogin 2019 – Poesie da Come farfalla (Mille gru 2018)

Poeti più letti del mese
Carlo Bordini maggio 2017. Poesie tratte da I costruttori di vulcani (Luca Sossella 2010)
Angela Bonanno
giugno 2017. Saggio su tutte le opere, a cura di Silvia Rosa
Domenico Brancale
luglio 2017. Inediti, poi pubblicati in Per diverse ragioni (Passigli 2017)
Giancarlo Sissa
agosto 2017. Poesie tratte da Persona minore (Qudulibri 2015)
Franco Arminio
settembre 2017. Poesie tratte da Cedi la strada agli alberi (Chiarelettere 2017)
Hilà Lahav
ottobre 2017. Intervista e selezioni di inediti a cura di Biagio Guerrera
Marilina Ciaco
novembre 2017. Inediti
Laura Marino
dicembre 2017. Inediti
Elena Zuccaccia gennaio 2018. Poesie tratte da ordine e mutilazione (Pietre Vive 2016)
Gian Mario Villalta febbraio 2018. Poesie tratte da Telepatia (Lietocolle 2016)
Alberto Bertoni marzo 2018. Inediti
Francesca Martinelli aprile 2018. Poesie tratte da Ex voto di briganti, fate, santi, contadini (FrancoPuzzo 2017)
Pierluigi Cappello
maggio 2018. Poesie tratte da Le nebbie (Campanotto 1994/2003) e saggio di Carlo Selan
Christian Tito giugno 2018. Inediti
Jonida Prifti luglio 2018. Inediti e intervista di Silvia Rosa
Noemi de Lisi agosto 2018. Poesie tratte da La stanza vuota (Ladolfi 2017)
Gabriele Galloni settembre 2018. Poesie tratte da Creatura breve (Ensemble 2018)
Vittoriano Masciullo ottobre 2018. Poesie tratte da Dicembre dall’alto (L’Arcolaio 2018)
Gaia Ginevra Giorgi novembre 2018. Poesie tratte da Manovre segrete (Interno Poesia 2017)
Adriano Spatola dicembre 2018. Saggio di Giovanni Fontana
Irene Paganucci gennaio 2019. Inediti
Simone Savogin febbraio 2019. Poesie tratte da Come farfalla (Mille gru 2018)
Francesca Mazzotta marzo 2019. Inediti
Enrico Marià aprile 2019. Poesie tratte da I figli dei cani (Puntoacapo 2019)
Federica Fiorella Imperato maggio 2019. Poesie tratte da Geografie interiori (Aletheia 2018)
Marijana Sutic giugno 2019. Intervista di Silvia Rosa, poesie inedite
Emilio Rentocchini luglio 2019. Poesie tratte da 44 ottave (Book editore 2019)
Tommaso Grandi agosto 2019. Inediti da Alla furia, con una nota di Rossella Renzi
Giovanni di Altavilla settembre 2019. Intervista a Lorenzo Carlucci e Laura Marino sulla riscoperta de Architrenius (Carocci 2019)
John Giorno ottobre 2019. Intervista di Domenico Brancale
Eleonora Nitti Capone novembre 2019. Poesie inedite
Emily Dickinson dicembre 2019. Poesie da La mia lettera al mondo (Interno Poesia 2019)
Raffaella Fazio gennaio 2020. Poesie da Tropaion (Puntoacapo 2020)
Luca Giglioli febbraio 2020. Poesie inedite

* Per la classifica vengono presi in considerazione i post più letti nell’ultimo anno su Poesia del nostro tempo, nonché quelli dell’ultimo mese. I dati di lettura si riferiscono alla visita diretta all’articolo di un utente singolo (eventuali altre letture dello stesso utente non vengono prese in considerazione).

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