da Lo scarto della retina (Fallone Editore 2019)

 

II
Una luce fluisce in un angolo della notte,
soffusa, dolcissima, come Etere in Nyx.
Dietro il cancello, nel giardino antico,
luna e stelle si riversano amorevoli,
e più non sai dire chi tra l’edera
e le statue di pietra si avvinghi all’altra:
ché entrambe hanno fianchi sinuosi
e chiare, forti mani, in un abbraccio benedetto.

Ma le linee dove furono stabilite?
Le ricordi estatiche, ma più confuse, sotto alcol;
e quando, bambino, assistesti nel bosco
al matrimonio pagano.

VIII
Il pensiero girovaga come uno scarafaggio
– mentre la vela spedita si accartoccia e piano prende fuoco,
cenno del corretto macello di un’altra emozione.

Il cemento farnetica intorno al piede sbarrato
della fermata dell’autobus
e contesta questo supposto magistrato del sole.
Mentre un monaco si affoga in un secchio d’inchiostro
e le serrande metallizzano le sue invettive;
già un corteo di uomini di pietra e di bestie dagli zoccoli rotti
si porta via la tunica nera e ancora gocciolante.

Dei giovani escono a fatica sul terrazzo
e gettano di sotto le sigarette,
frammenti frustrati di una congiura di fuoco
soffocata nel catrame.

Davanti all’edicola un rovo sosta,
lebbroso disseccato che fiorisce
d’un veleno vago,
troppo vago per poter gioire d’una flagellazione
che alle vene pur prude.

Nessuno vedrà il cane domandarsi attorno
prima di svicolare,
con una scorza d’arancio in bocca.

 

Daniele Zanghi (Roma, 1995), dopo essersi diplomato presso il Liceo francese Chateaubriand, ha conseguito nel 2016 una doppia laurea in Scienze politiche e in Filosofia a Parigi e nel 2018 una doppia laurea magistrale tra Roma e Jena.
Ha pubblicato due raccolte di riflessioni di natura filosofico-letteraria: Lo zibaldone del pessimismo e della reazione (Il Cerchio 2017) e Contengo Moltitudini (Solfanelli 2019).
In poesia Lo scarto della retina è la sua opera prima.

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