Dalla presentazione di Augusto Pivanti

Nell’opera di Tiziana Cera Rosco, il corpo è una grande ragione che parla delle cose per le quali tragicamente esiste, determina il linguaggio con i suoi sospetti di invisibile, metaforizza “un tentativo continuo di accoppiamento col mondo” come dice l’autrice e che conduce il lettore dalle vette mistiche delle sante fino alla radice più intima del sentimento della terra. Corpo finale raccoglie le poesie degli ultimi dieci anni con una cronologia ribaltata dall’ultima poesia scritta fino alla prima, come a fornire la chiave d’accesso per tutti gli enigmi che la poesia porta, non solo come linguaggio ma come senso relativo al linguaggio, e che non risolve. Corpo dio corpo terra corpo animali corpo alberi corpo padre madre corpo figli corpo solitudine siderale corpo simultaneo d’amore a tutte le cose corpo filosofia corpo ignoranza. È il corpo “cosa/dio” che incrocia anche i corpi fisici e memoriali evocati dei maestri con cui l’autrice spesso discorre come accompagnandosi con essi quotidianamente  – tra tutti Rilke, Nietzsche, Celan, Auden, –  in un dialogo che appartiene alle parole colte (nel senso di “alte”) e còlte (nel significato di “raccolte”) che affiorano dall’itinerario autoriale di definitiva corporeizzazione della Parola.

 

da Corpo finale (LietoColle, Pordenonelegge 2019)

Dalla sezione Corpo finale

Come sarà il corpo dell’uomo di Dio – dicevano
Un pesce?
Uno scontro tra un grido e il silenzio?
Sarà un nudo che gronda latte
Un fiato che viene a levigare un legno integrale.
Mormorerà come le nostre perdite?
Bisognerà nutrirlo con offese da perdonare
O avrà un fragile ossatura dentro una mano morale?
Sarà una condizione discorsiva
Sarà un fianco.
Nascerai dal mio addome come una squama di corallo
O ti sfilerò dall’inguine come una vena bianca?
Se sbatto su una lancia subisci un tradimento?
Se mi colpisco, per sentirti, ti sfiguri in pieno viso?
Ti senti vivo
O incassi tutto, per non far rumore, anche tu.
Distingui i corpi, caro Palo Sfranto dell’Impero delle Croci
Dissangueresti lentamente chi mi ha toccato da bambina

O, dimmi, hai qualche pregiudizio sulla crudeltà.

*

Dalla sezione La creatura ininterrotta

Per tutta la mattina
Rimasi a quaderno chiuso
Una variazione che mi permise di osservare il serpente
Marcare legalmente il terreno alle radici
Un’infiltrazione temporale
Un potere sensitivo indiscusso
Una violazione vagante attorno ad una bocca che non parla
Che presi in prestito per chiedermi
Cosa davvero la parola
Sia capace di instradare.
Ma ci vuole ancora tempo – pensai
La figura ancora pare acquiescente a ciò che è atroce
Come se un’oscillazione verbale
Avversasse una sollecitazione deformante.
Il mio viso di ora contiene sentimenti di una grande moltitudine
Il vento raddrizza un’emergenza dai morti dentro gli alberi
La penna è una teleferica
Sospende in aria quella cosa nera della vittima
Che apre liquida la fessura ripetuta al suo carnefice.

Non scriverò.
La scrittura non si immagina.
Ci vuole solo tempo.
È sempre tutto una questione di tempo.

*

Dalla sezione Anatomia del solo

Ora bisognava tuttavia ridimensionare
Tenere alte le nuvole
La loro estrema variabilità
Lasciare che l’Elemento Mancante
Fosse solo materia ambientale
Una condizione di rischio
Una paura a rapido uso.

Anche un amore unificato
Completo
Potrebbe non fare molta differenza ormai
Per le mie possibilità di sopravvivere.

Ogni volta che una carezza rivergina qualcosa
Tu lacera! – mi dico –
Lascia soffrire tutto di incertezza.

*

Dalla sezione Simultaneo vivente

UNA COSA SEMPLICE

Stanotte il daino
Mi ha staccato la testa.
Per tutto il tempo sono andata nella casa
Aumentando le mie qualità consolatorie.
Ma il glicine che aveva visto tutto
Non ha chiesto “come farai ora
Con un tale aperto?”.
Entrambi siamo rimasti a guardare uscire
Tutta questa cosa piena di muto.

Il dolore che fa
Deturparsi completamente

*

Dalla sezione La stessa persona

ANCORA QUALCOSA

Più anticipo i risvegli
Più la preghiera appartiene al bestiame
Mentre riunisco questo belare di fogli
Non eccede
Non una parola coi cani
Leggo
Bevo
Il mio odore pulito dentro una maglia dismessa e poi addosso.
Un tempo pensavo a dio.
Ora l’elenco delle persone che vedo
Di notte chiama, vuole cure
Chiede se saprai reggere il bene
Perché le speranze hanno perso come ha perso l’amore
Ed è tutto vero.
Solo da lontano il peso stordito del buio
Sembra ancora qualcosa
Scrivo
Tiro il lenzuolo per abitudine.
È un gesto, mi accompagna

Come un sonno vegliato da un grido.

*

Dalla sezione Esercizi di luogo 

QUALCUNO RINVERRÀ QUESTA RABBIA

Tra milioni di anni, negli zolfi
Qualcuno rinverrà questa rabbia
Tra milioni di armi un capillare
Decollerà dagli asfalti
Da tutti i chiodi del mondo prenderà potenza
Un fiotto bollente dai buchi
Dai piedi con cui correvi da bambino
Un vuoto esploderà di buio o di dio, non è chiaro.
Affronta questo pericolo, ti dico
Affronta questa massa nascosta nelle cose
Questo sparo che freno con la mano mi inchioda a te
Questo sordo carezzare d’abbandono.

*

Dalla sezione Non salvarti

9. CONVERSAZIONE Y 2

In questo giorno di pioggia
Considera il vetro
Un corpo tanto compatto, un duro
La trasparenza non si dice
Una forma pura inerte la trasparenza
Da non vederla gli dicevo
Anche se regge questa pioggia come un al di là
Questa trasparenza, questa trasmissione della luce è un fluido
Un insieme di attriti interni che tengono la forma
La conseguenza di un raffreddamento considerevole.
Cosa vedi?
Ti sembra non esistere?
Ti sembra quasi non esistere tra te e il mondo?
Questa trasparenza
Questo sforzo di raffreddamento che ora non ritracci
Questa immane quantità di trasparenza che regge il mondo al di là
Non appoggiarti gli dico non credergli
Come noi come noi si rompe.

*

Dalla sezione Così poco destino nei vostri sguardi

DISUMANO

Il problema è che sai resistere
Scegliere la carne con poco grasso
Credere alle date di scadenza e arrivare alle casse
Attaccarti alla posizione di un oggetto
Come alla superiorità estetica di una vita inferiore
Mentre invece ci sarebbe da perdere
Da bucarti di schianto sopra qualcuno
Per esempio all’osso in più della mia coscienza
E far scorrere questa ambizione limitata
Gli sprechi
Quella cosa che tu chiami sensibilità e che non è niente.
Io ti parlo e tu non senti il sottinteso
Quel presupposto all’inizio dei capitoli
Entri ed esci con un fanatismo trascendentale
Mentre tutto è abitato da un sensibile esemplare
E il guaio è che sai cavartela
Non vedere
Che questa debolezza è compatibile col mondo
Ti compatta
Poggia su due robusti occhi chiusi
Ma io appartengo alle cose che dico
Che mi hanno formato: Aprili!
Scegli cosa toccare, ambisci
Al tuo essere di partecipazione
Tra me e te c’è un corpo
Una ragione di stato
E non quella sensibilità che non è niente
Mancando la visione
Non siamo che cipria resistente
Un velo indistruttibile sul disumano.

*

Dall sezione Segnata e gli idioti

Tra me e l’Eterno Morto
C’è un rettilineo magro
Estenditi che la fune
Eloquente cede e non sono
Il freno nudo che hai tirato.
Prima di qui avevo un corpo
– Prima di qui –
Un corpo roteava
È arrivato il tuo riso
E ha un nome e l’ho bucato
Proprio mentre eravamo
Il rettilineo del nudo che hai toccato
Perisce la Verissima Reliquia
Estenditi giugno irradiato estremo
– Prima di qui te lo chiede –
Estenditi! Non è il Demone
È la Belva che te lo chiede

Esteso un buco roteava e l’ho irradiato.

 

 

Tiziana Cera Rosco, poeta e artista, è nata nel 1973 a Milano, dove vive e opera. Cresciuta nel parco nazionale d’Abruzzo, porta nella scrittura tutto il retaggio della sua terra e il misticismo metaforico che viene dalle Sacre Scritture vissute in un luogo così particolare. Ospite di numerosi festival nazionali e internazionali, ha per anni portato la parola poetica in luoghi di eremitaggio e solo tramite voce. Ha pubblicato Il Commento alle Sette Ultime Parole di Gesú sulla Croce (Papero 2017), Dio Il Macedone (Lietocolle 2009), Il Compito (La Vita Felice 2008), a cura di Milo De Angelis, Lluvia (Lietocolle 2006), Il Sangue Trattenere (Atelier 2003), Calco Dei Tuoi Arti (Lietocolle 2003), a cura di Giuseppe Conte e Giampiero Neri. Corpo Finale è la sua ultima raccolta.

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