Da Del fare spietato (Arcipelago Itaca, 2019)

 

Le isole proprio non le capisco
Con tutta quell’acqua intorno
Sprecate nel silenzio
Del nostro sguardo.
Le montagne sopra a volte
Ti danno le spalle senza riserva
E tutto giace inamovibile.
I balconi sopraggiunti comunque qualcosa
Domandano in danno ai palazzi
Che autistici s’ergono senza espressione.
Anch’io in silenzioso ascolto guardo
Questo quadro senza senso deluso
Per non aver trovato il modo di inserire
Il tempo certo che senza un linguaggio
Tutto sarebbe andato perso.

*

Più idee che lingua
Suole la lingua battere
Duole l’idea cattiva
È un’afta che rende orbi
E invece non c’è lingua
Senza un’idea che soffra
All’interno della cassa armonica
Soffia la voce senza fiato
Muore la lingua il mantice
Muove ogni sillaba che non
Ristagni nell’incavo dei bulbi
Risuona delle voci più tenere
Richiamano la nostra attenzione
Una due tre gocce talora bastano
Per renderti parte del discorso.

*

La realtà ha terrore
Si nasconde di schiena
È lo specchio per il vampiro
Questa realtà non è la mia
Che mia arriva a domicilio
Con essenziale ricevuta di ritorno
E neanche questi versi
Reiterati dieci volte e più
Alla stregua dei girasoli
Che hanno il colore di ieri
Dicono che sono croste cartoni
Da buttare nella differenziata
Che neanche io saprei riconoscerli
Salvo morire e lasciare un amico fedele
O un fratello un doppio che ti sopravviva
Salvo squarciare la realtà meglio di fontana
Guardarla in faccia per passarvi oltre
Puntarle contro la tua vita e trafiggerla.

*

Al mattino sono un dispositivo
Perfetto e zelante
A mezzogiorno sono un soldato
Anzi la sua gavetta
Di pomeriggio sono una bandiera
Dimenticata e logora
Alla sera sono il padre dei miei figli
Anzi il loro figlio
Di notte danzo senza musica
Continuo a farlo per abitudine
Un’icona senza immagine
Lucifero prima della caduta.

*

Quest’ultimo refolo di vento si chiede
Cosa sono restato a fare fermo sul molo
Insensibile al moto delle barche ormeggiate
Prive di ogni consolazione
Non ci sono alberi da nominare
Non c’è che questa valle d’acqua immobile
Che copre montagne e calanchi
Sovrastate e inaccessibili ogive
Non c’è la rugiada ma il sale non c’è il legno
Ma la pietra le pietre sbiancate e sopra
Di loro c’è solo il sole che soverchia tutto
E da tutta quella luce è reso indistinto
Se non che zoomma su di me che sembro
Pronto a gettarmi appena salpato ovvero
Entrambe le cose nel medesimo istante
In ogni caso statico malgrado le azioni in atto
Sono tutte passate di qua
Le barche che non ho preso.

 

Pasquale Vitagliano, poeta e scrittore, collabora, tra gli altri, con il lit-blog “La poesia e lo spirito”. È autore di cinque raccolte poetiche. È tra i poeti antologizzati nello studio A Sud del Sud dei Santi. Sinopsie, Immagini e Forme della Puglia Poetica, a cura di Michelangelo Zizzi (Lietocolle 2013). Nel 2015 è tra i premiati nella sezione cultura e costume del Premio “Michele Campione” dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia. È presente nell’Atlante dei poeti curato dall’Università di Bologna.

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