Domenico Cipriano è attivo da tanti anni sia come poeta che come organizzatore di eventi ed è redattore della rivista “Sinestesie”. Questa antologia La grazia dei frammenti (Giuliano Ladolfi Editore 2020, collana Zaffiro Poesia) raccoglie una scelta di poesie dal 2000 al 2020. Luigi Fontanella nella Prefazione mette ben in risalto la poetica di Cipriano sempre fedele a se stessa nel corso degli anni. Proprio in questo periodo libri di poesia come quelli di Domenico Cipriano ci possono aiutare a comprendere la nostra epoca e le tragedie che stiamo vivendo. L’esergo di Clemente Rebora all’inizio è quasi una dichiarazione di poetica: “Un’eletta dottrina / un’immortale bellezza / uscirà dalla nostra rovina.” Fontanella accomuna la poesia di Cipriano a quella di Rocco Scotellaro e Leonardo Sinisgalli, due grandi cantori della loro terra, della terra del Sud e in particolare della Basilicata. Cipriano vive in Irpinia, in una zona di confine e nelle sue poesie c’è tutta la sofferenza di una terra, di un popolo troppo spesso martoriato da sciagure quali il terremoto del 1980. Nella raccolta Novembre uscita nel 2010 e finalista al Premio Viareggio: “trema la terra, le vene hanno sangue che geme e ti riempie. / è un fiotto la terra che lotta, sussulta, avviluppa. Confonde / la terra che affonda, ti rende sua onda, presente a ogni lato / soffoca il fiato, ti afferra, collutta, si sbatte, si spacca, ti vuole / e combatti, chiede il contatto, ti attacca, ti abbatte. è fuoco / la terra del dopo risucchia di poco le crepe: la terra che trema / riempie memoria. ti stana, si affrange, ti strema, è padrona”. Proprio in virtù di questo si é parlato di poesia “civile” definizione che forse sta un po’ stretta non solo a questa raccolta, ma a tutta la poesia di Cipriano. Preferirei si parlasse di poesia di “civiltà” intenta a descrivere una società e generazioni spazzate dalla Storia, dagli eventi e forse anche per questo è stato accostato a Sinisgalli e Scotellaro, ma anche a Edgar Lee Masters, sebbene il paragone sia forse un po’ troppo abusato. Inoltre nella migliore tradizione della poesia meridionale una certa musicalità tipica di Alfonso Gatto si può intravedere in alcune liriche, mentre il linguaggio è sicuramente diretto, nervoso, ricco di allitterazioni e di una fonosimbologia molto personale: “le notizie frammentate, le persone conosciute / le visite inaspettate nella stessa notte, i ponti / caduti, le nuove scosse, i falò accesi. il pianto / le grida erano di un altrove sconosciuto / e io ero la coperta di lana, i racconti / cambiati e ripetuti. altrove erano i corpi / senza vita”. Poesia che non fa certo sconti descrivendo uno dei momenti più tragici di quel periodo per l’Italia e oggi pare ancora più attuale in una stagione costellata di morti e lutti e di perdita di certezze. La grazia dei frammenti raccoglie anche altri libri di Cipriano tra cui Il continente perso e Il centro del mondo. Poesia che affronta anche tematiche diverse dal terremoto, ma segue sempre un filo conduttore legato alla terra, alle persone che le vivono e agli affetti: “Nella nostra casa sono cresciuti / i ricordi, i discorsi di gesti consueti / che ora non possiamo vedere. / Commentiamo al telefono sprazzi / di giornate incolori, senza dettagli:/ quasi scompare la vita all’assenza./ Ma le carezze erano l’infanzia/ e il nostro vivere sapendoci vivi / fingiamo ci basti”. Versi lirici, esistenziali in cui non viene mai meno l’osservazione della realtà, della quotidianità con le sue fragilità e le sue difficoltà: “Oggi mia figlia sta scoprendo / le mani, non ha memoria / (o non dovrebbe) e le chiude / per difesa. La nostra epoca / è racchiusa in quel gesto / e lei l’osserva come per capire / la distanza dalle cose.” I familiari (come in questa poesia dedicata alla figlia) sono parte fondamentale di molte poesie di Cipriano che alternano un tono narrativo ed epico ad uno più frammentato e lirico. Non va dimenticato inoltre il ruolo che la musica ha nella poesia del poeta irpino. Numerose le sue collaborazioni con musicisti, così come importanti sono le guide all’ascolto che l’autore suggerisce all’inizio di ogni raccolta. I suoi versi, come si è detto, sono ricchi di una propria musicalità (come dovrebbe essere la vera poesia) ma queste guide all’ascolto ci trasportano in un’unica dimensione fatta di musica e poesia. La grazia dei frammenti è un libro che merita di essere letto e “ascoltato” per comprendere una terra, vicende storiche ed esistenziali che solo l’occhio di veri poeti attenti sanno descrivere spesso meglio di saggi o trattati: “Per ogni giorno di disperazione ricambiamo / con un brindisi alla memoria/ perché ognuno è la prova della vita inimitabile, / ognuno rinnega il passato prima di colarci dentro./ Questa ciclica visione degli eventi / non torna mai veramente indietro / e siamo altro a ogni legaccio dell’esistenza / in ogni stanza dove anneghiamo la disperazione / o rivalutiamo la speranza. Un nuovo mondo, / una nuova esistenza per ogni parola pronunciata, / anche se riversiamo simili le croci nei cimiteri /e parliamo simili discorsi, / non restano i morsi non consumati, i volti dimenticati”.

 

da La grazia dei frammenti (Ladolfi 2020)

(a Sofia)
Moriamo pezzo dopo pezzo mutando,
crescerai e sarai altro, diversa. Ferma
l’immagine che hai già cancellato
nelle ore (non è affidabile la memoria)
così la presenza non è solo un dettaglio
per la nostra comprensione. Filo spinato
e ruggine sui punti fermi del mondo,
ma nemmeno quello spigolo d’universo
ci appartiene. Cambiano con te
le cose abbandonate.

 

*

9.
la vita tra le intercapedini dei muri diventa
meno artificiale. bastano parole poche e gesti
per riempire le giornate. le notizie tra le attese
alimentano la parte inafferrabile di ogni labile
esistenza. poi tutto si ricompone stringendosi
ai residui della vita: il confine è già segnato
e nulla ti riporta indietro.

 

*

Sono stelle distribuite in terra
nei luoghi che ospitano amici,
se ne collego i punti disegno
immagini multiformi, una bocca
che mastica i pensieri, perché
muovo il labbro negli spostamenti
e ovunque una lampadina segnaposto
indica dove si colloca la vita.
Così, la notte ci scostiamo
e chiediamo aiuto ai lampioni
di resistere. Qualche guardiano
tiene in vita il respiro.

 

Domenico Cipriano, nato nel 1970 a Guardia Lombardi (AV), vive e lavora in Irpinia.
Vincitore del premio Lerici-Pea 1999 per l’inedito, ha pubblicato: Il continente perso (Fermenti, Roma 2000, premio Camaiore opera prima), Novembre (Transeuropa, Massa 2010, rosa finalista premio Viareggio), Il centro del mondo (Transeuropa 2014, premio G. Pisano), November (edizione bilingue a cura di Barbara Carle, Gradiva Publications, New York 2015), L’Origine (L’arcolaio, Forlimpopoli 2017, “Collana ɸ) e La grazia dei frammenti (poesie scelte 2000-2020) (Ladolfi 2020).
Ha collaborato con vari artisti, realizzando libricini da collezione e progetti specifici di incontro tra le arti, in particolare, con la musica. Ha realizzato il CD di jazz e poesia JPband: Le note richiamano versi (Abeatrecords 2004) e guida la formazione di musica e poesia “e.Versi jazz-poetry”. Ha scritto i testi di #Hirpiniafelix Pecore, zappa, scalpello e computer a cura del Festival internazionale di media art FlussiTalk Rurality 2.0, video-performance presentata a EXPO 2015.
Sue poesie sono presenti in riviste e antologie ed è redattore della rivista «Sinestesie». Altre notizie su: www.domenicocipriano.it

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