Fotografia di Dino Ignani

 

Se si volesse esprimere nella scrittura una maieutica, si dovrebbe considerare almeno il piano gnoseologico da cui essa ha preso il volo. Tale osservazione, se prende quota, può raggiungere vere e proprie praxis, come quella effettuata da Giulio Marzaioli in Il volo degli uccelli (Benway series, Colorno 2019). Lavoro, questo, che risulta un’operazione reale attorno al movimento del pensiero e che non può che porsi come una vera e propria lezione di volo noetico per un lettore. Tant’è che, fin dal principio, esso pone lo sguardo sullo sguardo stesso («Il volo degli uccelli è stato trascurato»), per poi distendersi in una virata interessante: se ciò «è stato trascurato» è perché si ha ricoperto l’oggetto dell’osservazione, ovvero «il volo degli uccelli», con un «immaginario aereo». Ecco, dunque, che ci si pone dinnanzi ad un pensare e ad un pensato, disuniti ed in contrasto. In cui appare più facile ed immediato appoggiarsi sul secondo, quasi questo fosse un comodo nido.

Il tentativo di Marzaioli risulta, d’altro canto, complesso, poiché sollevandosi dall’immaginario, bisogna poi riuscire a restare attivi nel pensare. È in questo che l’opera di Marzaioli può risultare un lavoro maieutico, in quanto permette di produrre nel lettore un ripiegamento; ovvero una meccanica fluida che plana dalla rappresentazione «statica» alla parola come luogo e spazio per un’idea viva, unendo così osservare ed osservato, sciogliendo il suddetto contrasto. Tale unione sintetica nel pratico si esprime, in quest’opera, nell’impaginazione tête-bêche, in cui, specularmente al brachitipo prosastico, vi sono delle tavole o immagini che rappresentano il volo degli uccelli (per un approfondimento su tale questione invito alla lettura della nota di Renata Morresi).

Già in Arco rovescio Marzaioli utilizzava una struttura del testo simile e, a riguardo, in La poesia italiana degli anni Duemila (Carocci, Roma 2018), Paolo Giovannetti scrive: «la pagina di testo e la pagina di immagine devono essere ritenute equivalenti, svolgono lo stesso ruolo. Né la fotografia illustra le parole, né le parole illustrano l’immagine. Il loro è un rapporto paritario.» Potremmo, dunque, anche aggiungere che il loro rapporto è una sintesi. Ciò comporta delle conseguenze, aggiunge poi Giovannetti: «il testo si radica in quel supporto e da quel supporto non è separabile. D’altronde […] l’opera di Marzaioli non può essere trascritta: può solo essere fotografata». Infatti, non appena si tenti di riproporre l’operazione di Marzaioli fuori dal suo libro essa precipita in una dialettica che non può reggere in nessun modo quella praxis viva che è stata creata nel testo e ciò accade poiché, per riprodurre l’operazione di Marzaioli, sarebbe necessario riformare la sintesi da esso prodotta.

A riguardo, continua Giovannetti: la «situazione reale in cui il testo agisce» non può essere più scissa dal «dal luogo a cui appartiene». E, ancora: «l’unico modo per farne correttamente esperienza è […] utilizzarlo per un atto di lettura molto particolare, molto ambiguo».

A questo punto Giovannetti prosegue con uno studio incredibilmente interessante su tale concezione del testo, definendola come «un’attività di tipo installativo», sottolineando così l’atto pratico all’interno dell’oggetto libro. Atto pratico o ripiegamento che possiamo trovare ben spiegato nelle parole di H. Heissenbüttel in Sulla definizione del concetto di letteratura “sperimentale” (Menabò 7, Einaudi, Torino 1964): «Mediante la strutturazione aperta della forma e la conservazione integrale di tutti i momenti processuali si vuole esporre l’irrazionalità dall’intuizione, del messaggio e del mistero alla perspicacia razionale […]. La “carica di razionalità estetica” si accresce, perché la precarietà, frammentarietà e provvisorietà dell’umana esistenza vengono rese immediatamente perspicaci».

Possiamo, quindi, comprendere che il lavoro di Marzaioli è un lavoro “perspicace” e maieutico, ma che ha senso, più che descrivere, leggere.

 

Testi tratti da Il volo degli uccelli

 

Lo studio del volo degli uccelli è stato trascurato.

Dal 1961 il volo spaziale occupa il primo posto nell’immaginario aereo collettivo, ma sono gli uccelli quanto di più elevato possa vantare il pianeta.

Lo studio del volo degli uccelli è stato trascurato, considerando che gli uccelli godono di maggior distacco.

Le penne sono leggere e molto elastiche. Il volo, non a caso, è sinonimo di leggerezza.

Le penne si distinguono in remiganti primarie, remiganti secondarie, penne di contorno, piume, semipiume, filopiume, plumule e vibrisse. Tutte concorrono al volo senza darlo a vedere.

Senza darlo a vedere si situava in una zona intermedia. Studiando il volo degli uccelli, gli obblighi dettati dalla quotidianità sembravano corollari alla legge di gravitazione, evocavano la forza peso.

Bisognerebbe badare alle faccende domestiche con maggior distacco e dedicarsi maggiormente al volo degli uccelli, non limitandosi ad osservarne le volute.

Studiava il volo degli uccelli e non badava, anche se una volta si prese cura di un passerotto caduto da un ramo.

In effetti non c’erano particolari motivi perché avesse iniziato a studiare il volo degli uccelli. Il passerotto era caduto da un ramo e lui decise di raccoglierlo. Se ne prese cura e il passerotto sembrava riconoscerlo, ma un giorno volò via e a lui non dispiacque. Il volo contava più del passerotto. Questo era scontato per il passerotto, ma altrettanto non poteva dirsi per lui che certamente era felice per la salute del passerotto e tuttavia non poteva, nel frattempo, non essersi affezionato.

 

***

 

Il sasso può sapere se siamo nervosi, accaldati, forti e alti di statura o piccoli e delicati e se svolgiamo lavori manuali. Oppure piccoli e forti o alti di statura e delicati e se svolgiamo lavori di natura intellettuale. Al contrario, la sensibilità dell’uomo è così poco sviluppata, tanto da non riuscire neanche a percepire da quale agente atmosferico prevalente sia stata levigata la forma del sasso. Al fine di sviluppare tale sensibilità sarebbe utile frequentare i pendii montuosi.

Una gita in montagna è quanto si possa immaginare di più vicino al volo degli uccelli, escludendo ovviamente lo studio del volo stesso.

 

Giulio Marzaioli (Firenze, 1972) vive a Roma. Numerosi suoi testi sono pubblicati su varie plaquettes (Edizioni Pulcinoelefante, M.me Webb, I Quaderni di Orfeo), così come su riviste cartacee e telematiche, tra cui citiamo: Semicerchio, Carta, TriQuarterly, SUD, Sirena – Poetry Art and Criticism, Der Poet, Gradiva, OEI magazine, Il Caffè illustrato, OR, L’immaginazione, Versodove, il verri, Nioques, alfabeta2, Nazione Indiana, L’Ulisse, Absolute Poetry, Free Verse, Portbou. Collabora con La Camera Verde, con cui ha pubblicato: arredo Metropolitano; La stanza – opera in versi sulla filmografia di A. Tarkovskij; Figure di reato; Cavare marmo, volume fotografico; Moduli di prima fase; La concia, volume fotografico;  Quattro fasi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo anche: In re ipsa, Anterem Edizioni; Quadranti, Oedipus Editore, – Mix Editions (Paris); Appunti del non vero, Zona Trittici, Edizioni d’if; Suburra, Perrone Editore; Voci di seconda fase, ChapBook-Arcipelago Edizioni.

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