SCAFFALE POESIA: EDITORI A CONFRONTO
XXIII PUNTATA

Edizioni del Foglio Clandestino

 

Può raccontarci brevemente la storia delle Edizioni del Foglio Clandestino e delle sue collane di poesia? Quali sono, a Suo giudizio, le peculiarità che la differenziano dalle altre case editrici?

La nostra storia prende avvio dalla passione di un lettore curioso ed esigente, quale sono. Nel 1993 ho intrapreso la diffusione di una fanzine in ambito poetico/letterario Il Foglio Clandestino, che continua a seguire sentieri possibili e suggestioni nella poesia e narrativa breve. L’intento è quello di condividere scoperte tra le pagine, senza confini (vedi anche la pagina Facebook dell’aperiodico letterario). L’ultimo numero è uscito da poco, è l’84/85 doppio. Da questa ricerca sono nate nel 2005 le Edizioni del Foglio Clandestino, che si occupano di poesia, traduzione, narrativa breve (racconti) e da qualche anno si sono arricchite di due collane che spaziano tra le immagini e le parole in parallelo, non pretestuali, ma per accrescere l’efficacia espressiva dei progetti. Non pretendiamo di essere unici, ma differenti sì, la poesia non è solo un interesse editoriale, ma una necessità vitale prima da lettore e poi da editore; lungo il cammino ho poi avuto l’opportunità felice di incontrare collaboratori di grande valore ed esperienza. Quindi ogni opera selezionata e pubblicata nasce da una forte relazione tra la redazione e l’autore, perfetta condivisione di un cammino umano e vivificante. I dattiloscritti non sono libri, una questione che genera ancora confusione, difficilmente un’opera nasce solo dalle mani degli autori, un libro è il frutto di un lungo lavoro di revisione e crescita della parola poetica. Fino alla realizzazione di un’opera vera e necessaria, che resta e resiste nel tempo. Molti dei libri di poesia che si pubblicano spesso sono auto-antologie o poesie in sequenza, mancanti di organicità e progettualità. E qui si dovrebbe anche trattare la questione: chi è davvero l’editore… Pubblichiamo su invito, ma siamo disponibili a dialogare con gli autori. Siamo tra i pochi editori che si adoperano per dare sempre un riscontro agli invii di materiale; riteniamo sia doveroso, per chi pretende di occuparsi di cultura e poesia, rispondere alle richieste degli autori. Chiaramente pubblicando un numero esiguo di opere all’anno, seppur consci dell’opinabilità di un giudizio rapido, non ci pare corretto sottrarci a queste sollecitazioni. Un’analisi preliminare la offriamo sempre.

 

Nella scelta delle pubblicazioni poetiche quali sono i criteri seguiti? Può definire la linea editoriale che caratterizza le Edizioni del Foglio Clandestino in ambito poetico?

Ci conduce da sempre una sorta di ‘eresia’, una spinta fortemente etica verso il mestiere di editori. Riteniamo che la poesia debba colpire e sorprendere, spiazzare e offrire soprattutto domande. Ci sono parole che urgono per farsi libri, buoni libri si spera, e restando sempre attenti e in ascolto, si ha la fortuna e la capacità di avviare incontri che diventano presto pagine, prima lette e poi donate ai lettori, in stretta sintonia con gli autori. Crediamo che la nostra linea editoriale si possa definire come etica e severamente selettiva. Ogni collana ha ormai una precisa identità e un carattere riconoscibile, forma una sorta di fisionomia, di profilo non solo editoriale, ma anche umano.

 

Quali sono i punti di forza e le criticità di una piccola casa editrice che si occupa di poesia, come le Edizioni del Foglio Clandestino?

Le caratteristiche che ci contraddistinguono penso siano la serietà nelle scelte, la cura nel progetto libro in ogni suo aspetto, dall’idea grafica fino alla realizzazione finale. Le nostre edizioni sono sicuramente riconoscibili, i nostri libri sono apprezzati per la resa tipografica, le scelte ecologiche dei materiali utilizzati e gli l’apporto degli artisti per le copertine, che nascono sempre da un’idea originale che entra in sintonia con il testo e non è mai suggerita dalla casa editrice. Diviene così un’immagine che interpreta il testo e lo completa, in qualche modo. La criticità riguarda soprattutto l’accoglimento della poesia nel circuito editoriale attuale, non per mancanza di richiesta come si crede, ma per la difficoltà degli operatori di accostarsi a un libro di poesia, vige il preconcetto che ci si trovi di fronte ad un libro che soddisfa una nicchia, che sia difficile da proporre e da leggere. Ma la poesia è parte del vissuto, si respira quotidianamente a saper accogliere anche questi ambiti nel cammino personale. Non per forza la semplicità è un valore nell’ambito letterario.
Ci sono poi le enormi difficoltà legate al monopolio distributivo, ai costi realizzativi che difficilmente un piccolo editore (che investe e sia NO-EAP) riesce a coprire in tempi brevi. Ma sono questioni che ben conoscono gli editori veri e che fino a oggi non sono stati affrontati dagli organi preposti. Si spera che con la nuova legge sulla lettura e i libri, si possa presto agire anche per le problematiche relative agli aspetti della promozione e della diffusione.

 

Quali sono stati a Suo dire i cambiamenti che hanno interessato il mondo dell’editoria poetica del nuovo millennio?

Direi che le “spinte” e le esigenze che portano a compiere una raccolta di testi siano le stesse nel tempo, almeno in ambito poetico. Il sentimento e l’espressività personale sono ancora molto caratterizzanti in questo genere di scrittura. Del resto solo con una lettura profonda degli altri e una forte autocritica si può compiere un percorso poetico di spessore. Certo gli strumenti elettronici, l’ambito social hanno accresciuto la diffusione libera di testi e contributi, favorendo l’opportunità di dialogo tra addetti ai lavori, lettori e autori. Questa opportunità però ha la sua criticità nella quasi totale assenza di critica, di giudizio professionale, vista l’enorme mole di testi e presunti autori. È chiaro che la facilità di accostarsi agli editori, la velocità del mezzo, porta talvolta all’invio di opere imperfette o acerbe, oppure a spedizioni multiple, che rendono confuso o impossibile l’avvio di un dialogo costruttivo. Ripeto, è essenziale rileggere con forte autocritica il proprio lavoro e sentirlo alla fine come una necessità vitale e unica, ma è chiaro che ciò non può essere valido per ogni opera poetica. Per quanto riguarda l’editoria poetica, sicuramente sono aumentate le auto-produzioni, le opere personali, favorite anche dal crowdfunding e dall’assegnazione di fantasiosi numeri ISBN per gli autori… Ma senza un incremento dei lettori, dei progetti per favorire la lettura e non gli editori (soliti) credo sia difficile che i nuovi mezzi e le potenzialità accresciute, portino a un incremento virtuoso della cultura poetica.

 

Ha qualche aneddoto da raccontarci in merito a qualche titolo del vostro catalogo, a cui Lei è particolarmente legato?

Ogni nostro libro nasce da un cammino felice, che inizia con l’incontro con il testo, poi procede nel dialogo con l’autore e infine approda alla realizzazione del libro. In queste dinamiche sono racchiusi molti episodi curiosi e aneddoti. In fondo però tutti i nostri libri hanno delle storie uniche, essi diventano quasi creature di famiglia, difficile preferirne alcuni. Sicuramente uno degli ultimi libri, Conversazioni private, ha una storia ricca di dettagli curiosi. L’autore, lo psicoterapeuta Cristiano Cassani ci ha conosciuti (il primo incontro) tramite un altro libro speciale On s’est reconnus, Paris (una narrazione di Nerina Garofalo accompagnata dalle fotografie parigine di Giuseppe Varchetta), che ha avviato la collana di successo dei taccuini, dove le immagini e le narrazioni vivono e viaggiano appaiate. Ci ha quindi sottoposto la sua idea di un taccuino, che doveva racchiudere fotografie inedite e dialoghi con una grande artista. Si trattava però di dialoghi registrati dal vivo, dalle voci dei protagonisti. Ricevuto il materiale, assai intrigante, si apriva però una strada difficile, rendere le parole pagine di un libro… E qui è nato il secondo incontro, apparentemente casuale, durante una mostra, quello con Olga Karasso scrittrice e curatrice, guarda caso, di altri libri in ambito artistico. Così è iniziato il lavoro sul testo che ha fatto nascere il libro, dopo il terzo incontro, vissuto con entusiasmo, con l’altra autrice/protagonista, l’étoile della danza mondiale Luciana Savignano. Ora il libro è reale come l’amicizia con gli autori e la curatrice, credo che questo aneddoto possa essere illuminante per far comprendere ai lettori, come il lavoro di un microeditore, che opera con cura e serietà, possa portare a risultati inaspettati e davvero emozionanti.

 

Secondo Lei, è corretto affermare che in Italia la poesia non susciti interesse, venda poco e sia in crisi, come spesso si legge e si sente dire? La poesia continua a rispondere ai bisogni dell’Uomo, nonostante le trasformazioni a cui la società è andata incontro e gli spazi pubblici sempre più esigui a essa dedicati? Cosa si potrebbe eventualmente fare per incrementare l’attenzione del pubblico e incentivarlo a leggere più poesia?

Non posso crederlo, da lettore ed editore. Certamente lo spazio di diffusione della poesia, i modi utilizzati per promuoverla e farla conoscere, non mi paiono efficaci. L’editoria maggiore non investe sulle collane di poesia, almeno nel passato gli editori ritagliavano uno spazio editoriale alle collane di poesia, che venivano considerate, in ogni caso, prestigiose e quindi degne di attenzione. Le collane di Guanda, Einaudi, Oscar Poesia di Mondadori, gli stessi piccoli ‘Miti Poesia’, hanno consentito a milioni di persone di conoscere autori e testi poetici, anche se chiaramente le tirature non erano esorbitanti (ma certo superiori a quelle di oggi). Nelle case editrici maggiori ormai non guidano più le scelte editoriali, ma altri fattori, prettamente economici o legati alle mode. Il settore è oggi reso indefinibile per progetti editoriali spesso estemporanei, tralasciando quella pseudoeditoria a carico degli autori che ben si conosce in ambito poetico, che sfrutta egocentrismo e velleità romantiche. Quanto ai bisogni, certamente chi scrive poesia nutre il proprio lato, umanissimo e interiore, che cerca di conoscere e al contempo di comunicare al mondo. Ma chiaramente questo è solo un piano primitivo della scrittura poetica, ingenuo forse; occorre poi confrontarsi con l’altrui scrittura, con le opere che attraversano il tempo e attendono nuovi lettori. Oggi le occasioni per questi incontri felici sono meno numerose, persino le biblioteche mostrano scarso interesse per le opere poetiche d’oggi, spesso perché i bibliotecari considerano meno il loro compito basilare di ricerca, sentendosi solo degli impiegati… I libri di poesia sono reperibili con difficoltà e spesso deludono, per i discorsi che facevamo più sopra. Ma ci sono alcuni editori meritevoli che producono opere eccellenti, leggono poesia, scoprono autori contemporanei, così come esistono piccole librerie che si dedicano a ospitare nutriti settori dedicati alla poesia e organizzano letture poetiche. Molto attivi sono anche gli ambiti dello slam poetry. Credo che moltiplicando le occasioni di ascolto e confronto, anche severamente critico, si potrà favorire la diffusione e la conoscenza della poesia contemporanea, non dimenticando però che essa si nutre di un lungo e ricchissimo passato letterario, fatto di traduttori, editori, curatori che con passione esemplare offrirono ai lettori un mondo letterario multiforme e sconfinato, molto più di quello odierno, che avrebbe più strumenti di diffusione e conoscenza, e invece…

 

Da diversi anni all’editoria tradizionale si sono andate affiancando, affermandosi sempre più, nuove tendenze che vedono internet (dai blog/siti specializzati ai vari social) come dinamico luogo di scritture: per quanto riguarda la poesia, la Rete può aiutare o al contrario ostacolare la diffusione dei libri di poesia?

Difficile rispondere in maniera completamente positiva. Certo si tratta di strumenti utili e facili da utilizzare, nella rete possiamo ricercare e soddisfare curiosità quasi infinite, ma il difetto solitamente si nasconde nelle motivazioni di siti e blog, nel progetto iniziale e nel modo di coordinare e connettere le forze in gioco. Spesso accade che diventino vetrine di orticelli e gruppi che guardano solo in una direzione, come i poeti che osservano solo il loro ombelico o le loro orme sul mondo… se tutti scrivono difficilmente si riuscirà a leggere, perché la massa di informazioni, testi, note, opinioni, commenti diventa un maelström infernale da cui si tenta di fuggire. La dinamicità va regolata, per non essere frenesia patologica, o almeno ordinata tramite una precisa organizzazione del lavoro, che diventa così simile a una redazione fisica, a un luogo di lavoro reale e vivo. In realtà la rete ha favorito lo scambio poetico, il dialogo, e anche la nascita di luoghi di confronto, l’avvio di progetti editoriali di buon livello, di cui in questo vostro sito ci sono chiare testimonianze, che in questa rubrica sono state messe in luce con chiarezza. Si tratta di censire, di condividere serenamente le esperienze, facendo in modo che la direzione della ricerca poetica, che è multiforme, possa condurre su una strada comune le diverse esperienze editoriali, redazionali e di studio. Così che oltre a conoscere nuovi poeti, si abbia un metodo di lavoro critico, un censimento di riviste ed editori seri e che selezionano davvero opere necessarie e di buon livello. Insomma un luogo, anche se virtuale, che possa aiutare i lettori, che cercano costantemente la poesia (ne resto convinto), nel mondo e in sé, a trovare un ambiente luminoso dove conoscere e confrontarsi, per una crescita culturale che oggi, nel nostro paese, appare come utopica, ma che è la sola in grado di garantire una convivenza aperta e uno sguardo che va oltre muri e orizzonti.

 

Che consigli darebbe a un/a autore/autrice che volesse pubblicare un proprio libro di poesia?

Intanto, come ho già detto, un testo poetico, una raccolta di poesie non è un libro. Quindi l’autore innanzitutto deve essere pronto al confronto, alla critica severa da parte di un operatore del settore, prima di approdare a un editore, che sia davvero tale. Credo sia sempre essenziale leggere, la poesia del Novecento e del passato, così come la nuova, le riviste. E anche leggere in sé, comprendere che il sentimento, l’emozione non fanno la poesia, così come le esperienze non sono sufficienti a renderci autori universali. Occorre davvero sentire che la nostra scrittura diviene scrittura e misura del mondo e in questo duro cammino, lo scrivere assume il connotato di un atto unico e imprescindibile.
Poi si dovrà davvero capire se l’editore è adatto a valorizzare il nostro lavoro, conoscendolo bene, valutando le notizie e le opinioni attorno ai libri che pubblica e promuove davvero, dove vengono distribuiti e come sono realizzati, anche esteticamente. Insomma un dialogo che diventa progetto e poi libro, davvero il Libro, che in questo modo non può fare a meno di nascere. Oppure sarà un’occasione mancata, anche per i lettori, e si avrà un libro imperfetto e nato morto. Forse è meglio restare lettori, anche perché la pubblicazione, come è intesa oggi, non cambia nulla rispetto alla serietà di un lavoro alto e severo come quello della scrittura poetica.

 

Gilberto Gavioli nasce a Milano nel 1966. Ha ideato, nel 1993, l’aperiodico letterario Il Foglio Clandestino, l’ultimo numero doppio 84/85 è stato pubblicato nell’ottobre del 2019. Nel 2005 sono nate anche le omonime edizioni che pubblicano traduzioni, narrativa breve e poesia. Lettore e camminatore attento, preferisce sentieri e libri poco battuti, al di fuori delle rotte commerciali e dei traffici consueti. Legge e condivide (anche attraverso un gruppo di lettura) scoperte che riguardano la poesia, il racconto, le biografie artistiche, l’aforisma. Ovunque si esplichi e si dispieghi, quindi, un linguaggio malioso e sfaccettato: semplicemente lo sguardo si alterna tra le pagine e i volti.

 

La rubrica “Scaffale poesia: editori a confronto” è a cura di  Silvia Rosa

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