SCAFFALE POESIA: EDITORI A CONFRONTO
XXV PUNTATA

I Quaderni del Bardo Edizioni

 

Può raccontarci brevemente la storia de I Quaderni del Bardo Edizioni e della sua collana di poesia? Quali sono, a Suo giudizio, le peculiarità che la contraddistinguono nel panorama dell’editoria italiana, per cui, come si legge sul Vostro sito, ha affermato anche “La mia casa editrice non è per tutti”?

Erano gli inizi degli anni ’90 nel Salento quando Maurizio Leo, poeta beat che amava sporcarsi le mani per fare la pizza (come professione), iniziò una splendida avventura culturale, la rivista Il Bardo. Un nome che porta alla mente i cantastorie celtici, coloro i quali dovevano narrare antiche gesta. La rivista nasce proprio con l’intento di far conoscere la cultura e la storia del Salento. Comincia piano piano la rivista ma, non ci impiega molto a diventare un punto di riferimento tanto da richiamare a sé poeti e scrittori di una certa importanza, anche dall’America come Paolo Valesio, all’epoca Direttore del Dipartimento di Italianistica della Yale University. Sulla scia di questo progetto, nel 1992, sempre grazie alla volontà e all’impegno di Maurizio Leo, nasce la piccola casa editrice I quaderni del Bardo che si caratterizza, da subito, per l’estrema cura formale e per la qualità di chi viene pubblicato, come Vittorio Fiore, celebre meridionalista, giornalista, scrittore e poeta. La collaborazione, arrivata a un certo punto, con me, che di Leo sono amico di lunga data, imprime al progetto editoriale una marcia in più, sempre tenendo ben saldi i principi da cui tutto è nato. Questa lunga storia ora si chiama i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno. Le collane di poesia sono elementi fondamentali che per la loro azione editoriale connotano come singolare la mia casa editrice, rivolta all’ascolto e al dialogo transfrontaliero e transgender: Laura Garavaglia pubblica poeti internazionali nella sua collana legata al Festival Europeo della Poesia, della Casa della Poesia di Como; Paolo Galvagni con la collana dedicata ai poeti dell’Est Europa; la poesia irregolare che ha qualcosa da dire e va scovata grazie all’attività di Ottavio Rossani nella collana Fuochi; e le collane de I Quaderni d’Arte del Bardo e quella dei Libri d’Arte del Bardo nate da un’idea di Donato Di Poce, e realizzati dall’artista Paola Scialpi in numero di tre copie numerate al mondo. Ho deciso di mettere in chiaro sul sito della casa editrice “La mia casa editrice è per molti ma non per tutti”, perché chi vuole essere un autore della casa editrice, deve attenersi al codice etico della casa editrice, ovvero farsi anch’egli Bardo delle sue opere, essere disposto a sporcarsi con me, con noi, le mani a fare della sua vita un canto militante, girando di corte in corte, e parlando alla gente, più che bearsi delle sterili luci della ribalta.

 

Nella scelta delle pubblicazioni poetiche quali sono i criteri seguiti? Può definire la linea editoriale che caratterizza I Quaderni del Bardo Edizioni in ambito poetico?

Dato per scontato della conoscenza in casa editrice delle regole tecniche, teoriche, letterarie, testuali, meta/testuali, semantiche, semiologiche, ermeneutiche alla base della valutazione e scelta di un testo poetico, spero di continuare ad ascoltare il cuore quando scelgo di apporre il marchio editoriale de I Quaderni del Bardo Edizioni su un’opera per versi di un autore sia esso affermato, o esordiente. Per me non fa alcuna differenza. E ad oggi il mio sesto senso di ragno (cit. spider man – ndc) non mi ha mai tradito. Sono pre/disposto all’accoglienza di latitudini altre del fare e dire poesia, altre geografie magari anche extra italiche, ma il faro che seguo da sempre come linea editoriale è sintetizzabile nelle prime battute del manifesto poetico di Antonio Leonardo Verri (fabbricante d’armonia del Salento) : “Cominciate, poeti, a spedire fogli di poesia // Ai politici, gabellieri d’allegria // A chi ha perso l’aria di studente spaesato // A chi ha svenduto lo stupore di un tempo // Le ribalte del non previsto, // ai sindacalisti, ai capitani d’industria // ai capitani di qualcosa, // usate la loro stessa lingua // non pensate, promettete // …’disarmateli’ se potete!”.

 

Ha qualche aneddoto da raccontarci in merito a qualche titolo del vostro catalogo di poesia, a cui Lei è particolarmente legato?

Ricordo la seconda proposta editoriale che arrivò in casa editrice da parte della nostra giovanissima autrice Chiara Evangelista (di notevole interesse). Immaginate più o meno 30 poesie, in più o meno 30 allegati per via social. Non credo che bisogna aggiungere altro…

 

Secondo la Sua esperienza, nell’Italia coeva i libri di poesia suscitano interesse o meno? Vendono poco, come spesso si legge e si sente dire, oppure no? Cosa si potrebbe eventualmente fare per incrementare l’attenzione del pubblico e incentivarlo a leggere più poesia?

Mi sono formato negli uffici stampa di alcune case editrici pugliesi, il cui core business era anche la poesia. Mi sono reso conto (sempre per quella che è la mia esperienza) che ad esempio, non tanto le kermesse o i concorsi fanno vendere poesia (che si vende davvero poco), quanto l’aderenza live al pubblico, il contatto diretto, il parlare con il poeta, conoscerlo dal vivo, sentirlo declamare, vederlo in azione. Se l’animus del poeta passa e tocca alcune corde dell’uditorio, ecco che poi comincia il passaparola, lo si vanno a cercare i suoi scritti in libreria. Ho assistito ad oggi a molti Poetry Slam e devo dire che la poesia attivata e performativa fa sangue, scuote, acchiappa, diverte, solletica. Per il resto il libro continua a essere un bene superfluo, che ancora non entra in moltissimi salotti degli italiani che preferiscono la telefonia mobile o comunque articoli tecnologici al libro.

 

Quali sono a Suo parere gli scenari futuri dell’editoria poetica segnata dalla crisi a seguito dell’emergenza sanitaria per Covid-19? Ha individuato possibili strategie di sopravvivenza?

L’editoria è morta. Seppellita da se stessa fondamentalmente. La colpa ora potrebbe essere del COVID-19, ma la deriva che ha portato alle sue esequie ha radici profonde che vanno rintracciate in una mancanza di riflessione e teorizzazione del mezzo editoriale come diffusione del sapere, come mezzo di crescita personale, auto aiuto, civilizzazione, progresso. Il post moderno, il mercato dello spettacolo, il turbo capitalismo, la società liquida, il post umano, hanno creato una serie di multiversi che hanno dato alla parola cultura nella loro agenda, la stessa consistenza di entità fantasmatiche, di ombre vere e proprie. Il sapere tecnico/economico ha fatto il suo salto di paradigma, diventando unico punto di riferimento della conoscenza, a cui è seguito l’imperativo categorico del sapere tecnologico ed economico fine a se stesso. Ed ecco che l’editoria è diventata mercato dello spettacolo, packaging, business, speculazione, ecc. ecc.

 

Da diversi anni all’editoria tradizionale si sono andate affiancando, affermandosi sempre più, nuove tendenze che vedono internet (dai blog/siti specializzati ai vari social) come dinamico luogo di scritture: per quanto riguarda la poesia, la Rete può aiutare o al contrario ostacolare la diffusione dei libri di poesia?

Ritengo che solo una discreta ottusaggine e miopia non arrivi a percepire la potenza dirompente non solo dei social e degli influencer (ovviamente quelli dotati di un minimo di sale in zucca per poter parlare di cultura, libri, arte e poesia), ma del blogging, della Rete. In Italia siamo molto indietro, anche tra gli addetti della comunicazione di una certa età, per via di un persistente analfabetismo digitale, che fa implodere relazioni e talenti. Sono un entusiasta del Web, e ad esempio sono felice che si cominci a parlare e apprezzare il lavoro dei Book Youtubers, ovvero i recensori di libri di Youtube, molto attivi e in grado di dare consigli librari interessanti.

 

Che consigli darebbe a un/a autore/autrice che volesse pubblicare un proprio libro di poesia?

Per me il poeta è come l’anarca di Ernst Jünger nel Trattato del Ribelle. Per fare Poesia deve scegliere il bosco (come metafora, campo d’azione poetico), entrare in clandestinità, operare sul territorio della letteratura contemporanea, sostenuti dalle comunità poetiche residenti, come guerriglieri ribelli della parola: “Per quel che riguarda il luogo, il bosco è dappertutto: in zone disabitate e nelle città, dove il Ribelle vive nascosto oppure si maschera dietro il paravento di una professione. Il bosco è nel deserto, il bosco è nella macchia. Il bosco è in patria e in ogni luogo dove il Ribelle possa praticare la resistenza.”. La Resistenza della Parola, della Cultura!

 

Stefano Donno (1975) si laureato nel 2005 in Filosofia presso l’Università degli Studi di Lecce e ha svolto l’attività di Caporedattore della rivista LiberArs dal 2001 al 2005. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche tra cui Nuovo Quotidiano di Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno, Roma, Paese Nuovo, Stilos supplemento culturale a La Sicilia. Ha diretto la collana Alfa e Omega per Luca Pensa Editore, ha svolto il ruolo di capo ufficio Stampa per Besa Editore, Lupo Editore, Kurumuny Edizioni, PensaMultimedia. Dal 2019 collabora con Cyrano Factory. Ha pubblicato: Sturm and Pulp (Lecce 1998); Edoardo De Candia, considerazioni inattuali (Lecce 1999); Se Hank avesse incontrato Anais (Lecce 1999); Monologo (Copertino 2001); Sliding Zone (Lecce 2002); L’Altro Novecento – giovane letteratura salentina dal 1992 al 2004 (San Cesario 2004); Ieratico Poietico (Nardò 2008); Dermica per versi (Faloppio 2009); Mendica Historia (con Sandro Ciurlia, Lecce 2010); Corpo Mistico (Roma 2010); Prezzario della rinomata casa del piacere (con Anna Chiriatti, Martignano 2011); A Sud del Sud dei Santi a cura di Michelangelo Zizzi (Faloppio 2013), Nerocavo (Copertino 2014); Breve Commentario alla tavola Smeraldina (Lecce 2017), La soglia informe (ebook 2019), A ME CHE SO PERDERE E SOPRASSEDERE (ebook 2019). Ha esposto i suoi lavori di energetica mistica nella XIII Giornata del Contemporaneo per AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanei Italiani) nell’ottobre 2017 presso Overeco Academy and Workshop di Lecce e ha partecipato a diverse collettive d’arte. Dall’11 al 19 gennaio 2018 per la prima volta ha esposto i suoi lavori alla Fondazione Palmieri di Lecce ed è inserito nell’edizione 2018 del Catalogo nazionale d’arte contemporanea L’Elite 2018 (Artitalia Edizioni di Roberto Perdicaro) e nell’Agenda degli Artisti 2018 edito dalle edizioni Libreria Bocca di Milano. Biografia completa: qui.

 

La rubrica “Scaffale poesia: editori a confronto” è a cura di  Silvia Rosa

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