Dalla Prefazione di Sonia Caporossi

[…] Sono qui presentati […] quindici autori ultracontemporanei che potremmo definire, con qualche sforzo e qualche storcimento di naso, (chi più chi meno) ondeggianti sul filo pericoloso che separa la natura crassamente lirica della poesia dal filone sperimentale o di ricerca, ammesso che queste definizioni, spesso castranti e fuorvianti, abbiano ancora un significato categoriale che possa dirsi tale. Essi sono Daniele Bellomi, Enzo Campi, Alessandra Cava, Vladimir D’Amora, Alessandro De Francesco, Gianluca Garrapa, Andrea Leonessa, Daniele Poletti, Michele Porsia, Jonida Prifti, Carlo Enrico Paolo Quaglia, Lidia Riviello, Marco Scarpa, Antonio Scaturro e Silvia Tripodi. Il criterio di selezione che abbiamo tenuto fermo oltrepassa qualsiasi impostazione antologica per età anagrafica o per comunanza di stile, per concentrarsi sulla loro non dissimile inclinazione alla deformazione poietica del dicibile. La scelta ruota infatti intorno al concetto comune di parola informe, la sostanza cangiante e metamorfica che nel logos poetico ricerca il senso estetico delle cose attraverso la presa di coscienza, ancora una volta garroniana, del paradosso sorgente dalle multiformi modificazioni del nesso tra segno e significato, propria dell’esperienza poetica per eccellenza: quella dell’intuizione aurorale, in dotazione ad ogni essere umano, ma presente nell’artista in maniera esemplare, che esista un nesso retrostante all’accostamento tra le parole e le cose stesse, possibile unicamente in virtù del principio cardine del poeticum in quanto tale, ovvero l’analogia. Quest’ultima, beninteso, non consiste semplicemente in un rapporto di somiglianza o affinità fra nudi e puri elementi di un paragone, ma nella capacità logica (e ancor prima, pre-logica) di porre nessi metaforici tra l’immagine poetica e la semiosfera esperienziale di riferimento. Com’è noto, lo spostamento di significato operato dai tropi che fondano la propria ragion d’essere sull’analogia garantisce i più eccelsi livelli di evocatività e comunicabilità espressi attraverso il massimo grado dell’arbitrio. Gli autori antologizzati, in questo senso, hanno in comune proprio la facoltà di porre un ponte tra il grado zero della scrittura, la forma barthesianamente intesa, e il grado all’ennesima del dicibile, ovvero l’universo semantico delle cose espresso per via analogica, fino al raggiungimento del livello informe della parola, condizione fluttuante in cui il senso si concede alla comprensione, di volta in volta, nell’atto del suo stesso farsi. È, questa, la condizione ultracontemporanea che rende la poesia simile a una filosofia dell’assurdo piuttosto che a un mero gioco letterario, giacché «L’artista sta sempre, esemplarmente, sul discrimine invisibile che separa senso e non – senso, così come, non esemplarmente, ci stanno tutti» (1). […]

(1) E. Garroni, Estetica. Uno sguardo – attraverso (Garzanti, Milano 1992, p. 228).

Da La parola informe – esplorazioni e nuove scritture dell’ultracontemporaneità (Marco Saya Edizioni 2018)

Daniele Bellomi

thermal treasures

in immersione, posto per definizione a zero, avrà luogo qualcosa
per tensioni, scosse, minime terminazioni. per arco e ritorno finisce
ad aprirsi un accesso marino: una massa viva e segnalante, minata,
una flottazione massiccia, i gesti di violenza, lo strangolamento,
il particolare consacrato in vicinanza al punto di osservazione
del natante – he has not confessed, he has made no statement,
charges of murder have been accepted against him – nell’atto
di riconoscimento della deriva. da polo a spigolo, da bordo a fuga
termica ne sente lo sbaglio, l’incremento, il pericolo, il corto
inevitabile (a latere di vita, ovviamente), la steccata, il sistema
di alimentazione del presente giunto a riva, in retromarcia
nella secca, nel difetto di energia che adesso può disperdere.

*

Enzo Campi

CHE

Che sia ben chiaro. E che mi si intenda. Il periodo corto non è un esercizio di stile. Semmai una castrazione che svilisce ogni punta d’alchimia. L’idea non è certo da encomiare. Non vedo la molla da ancorare. Né a monte, né a valle. Per grazia ricevuta o per morte avvenuta. Tutto coincide sfibrandosi tratto a tratto. E dunque:

non un canto né luci ad abbacinare le
note mi sforzo d’essere fluido assesto
un colpo stendo un velo di merletto
nero a contatto con l’umore disseminato

Prima di tutto, la fine. Che rientra nel circolo. È questo l’ordine delle cose? Sguardi a spirale s’inalberano d’intorno. Penetrazione. Effrazione. Solo squarci a rinverdire arcaici fasti. La luce intensa non aiuta la messa a fuoco. L’idea è, forse, quella giusta. Vedo il laccio d’acciaio che circoncide la linea del confine. Per complessa presunzione o per semplice consapevolezza. Non sono sicuro che tutto questo sia giusto. Tutto si sfalda basculando sull’asse che congiunge punto e punto.

c’è già sentore d’ansia le ciliegine sulla
torta non presentano il tornaconto un
solo colpo di sciabola per stappare la
bottiglia tutto tace rivelandosi vano

Che sia ben falso. E che mi si fraintenda. Ciò che conta è l’intervallo che genera l’oblio. Non ho un passo da dare in pasto, né lo slancio di un gesto. Mi ritrovo solo perdendomi. Ogni volta.
A nulla serve rinsaldare le giunture. La maschera persiste. Insiste. Rivela e denuda. E l’orgasmo non sopraggiunge.

la sibilla suona il sax muove il piede
un alluce sovrasta l’altro pura ingordigia
e il terzo occhio ha già deciso quale
colore usare per il fondo del quadro

Senza. Privazione. Progressiva aggiunzione di elementi per riconsiderare il tutto nella sua mancanza. Senza una linea guida, contraddicendosi. La saga dei contrari presuppone l’esistenza di un fine. Ma, si può dare un fine nella fine? In una fine che corrisponde sempre ad un nuovo inizio? Se la parola d’ordine è cominciamento, ciò che conta è l’origine. Corpo originario. Per questo abusivo. Per questo abusato.

quando l’asse si estende e rompe
l’armonia delle griglie l’istanza si
prostra in supplica si piega si
dispiega chiede la grazia perché?

Che sia ben vago. E che mi si sospenda. Ciò che ci rende degenerati è l’ombra che si disegna nel cuore della luce. Non ci sono definizioni volte a suggellare il transito. Non c’è una sola parola che possa dire il tutto senza rischiare il ridicolo. Per questo, forse, ci sfibriamo sfiancandoci nella riproposizione. Troppo oltre, senza muoversi di un solo passo. Tracimare. Da fermo. Nella pura immobilità di un transito reiterato. Inverosimile. Ma possibile.

un corpo unico padrone del ricordo
stilla umore degno dell’encomio
un corpo debole umile servitore del
fato si priva del cuore all’occasione

C’è un flusso. Nasce nelle vene. E si sfinisce diramandosi a delta.
Lungo le pareti disegna i bordi entro i quali inscriversi. Si muove e soggiace. Si inalbera e si sfalda. Verosimile. E quindi impossibile. Assolutamente superfluo. C’è sempre una strada più breve di un’altra. Da punto a punto. Da fermo a fermo. Da chiodo a chiodo. Risuona la voce dell’imbonitore. Proclama l’indulto invitando alla supplica.

un corpo altero sprezzante del passato
un corpo glorioso ma forsennato un
corpo debole da riplasmare nel ferro
un corpo incapace di mietere vittime

reverse ←

emittiv ereteim ecapacni oproc nu / orref len eramsalpir ad elobed oproc / nu otannesrof am osoirolg oproc nu / otassap led etnazzerps oretla oproc nu // acilppus alla odnativni otludni’l amalcorp. erotinobmi’lled ecov al anousir. odoihc a odoihc aD. omref a omref aD. tnup a otnup aD. artla’nu id everb ùip adats anu erpmes è’C. oulfrepus etnematulossA. elibissopmi idniuq E. elimisoreV. adlafs is e areblani iS. ecaiggos e evoum iS. isrevircsni ilauq i ortne idrob i angesid iterap el oguuL. atled a isodnamarid ecsinifs is E. enev ellen ecsaN. ossulf nu è’c // enoisacco’lla erouc led avirp is otaf / led erotivres elimu elobed oproc nu / oimocne’lled onged eromu allits / odrocir led enordap ocinu oproc nu // elibissop aM. elimisorevnI. otaretier otisnart nu id àtilibommi arup alleN. omref aD. eramicarT. ossap olos nu id isrevoum aznes , ertlo opporT. enoizisoporpir allen icodnacnaifs omairbifs ic, esrof, otseuq reP…………………

ecc.
……………… otanimessid eromu’l noc ottatnoc a oren / ottelrem id olev nu odnets oploc nu / otsessa odiulf eresse’d ozrofs ime ton / el eranicabba da icul én otnac nu non // :euqnud E. ottart a ottart isodnarbifs edicnioc ottuT. atunevva etrom rep o atuvecir aizarg reP. ellav a én, etnom a éN. erarocna ad allom al odev noN. eraimocne ad otrec è non aedi’L. aimihcla’d atnup ingo ecsilivs ehc enoizartsac anu iammeS. elits id oizicrese nu è non otroc odoirep lI. adnetni is im ehc E. oraich neb ais ehC
EHC
→ ……………

*

Alessandro De Francesco

Da (((

stanno chiusi tutti dietro    alcuni possono uscire per qualche minuto quando si deve fare benzina poi vengono nuovamente spinti dentro     le scosse del veicolo e le curve modificano la loro distribuzione nello spazio     talvolta gli uni premono gli altri respirando affannosamente    altre volte sono disposti in una geometria provvisoria      non parlano quasi mai     l’odore dei corpi e il tatto prevalgono sulla vista   l’abitacolo è privo di finestrini   ed è probabilmente notte ormai      la notte      questo atto di essere trasportati da un luogo all’altro

*

nel tardo pomeriggio     di ritorno dal lavoro     si rende conto che una massa corporea molto alta sta immobile nell’arco della porta tra una stanza e l’altra         sembra che  lo  osservi  ma  non ha né arti né occhi né forma definita    non dice niente    non vuole niente     è un territorio di tessuti

*

spesso volumi convessi appesantiscono i rami degli alberi            talora  sono  fatti  di  foglie   che   ritmano l’aria        altre  volte da condensazioni bianche dove scavano gallerie                                    i rami allora tracciano volte     passaggi di sotto      cunei lunghi

dentro i volumi     nelle intercapedini scavate dai vettori  o nella tana vuota ricoperta di foglie   vengono forse posizionati obiettivi che abbracciano un ampio arco di paesaggio                               cercando informazione

*

gonfio e nero con un’intercapedine e solcato da venature vibra mele e vigne scorrono velocemente quando viene acceso il motore mele e vigne scorrono velocemente vibra  la curva nera con un’intercapedine e solcata da venature al tatto mele e vigne scorrono velocemente  la  consistenza  è piuttosto morbida sottoposto al calore del sole mele e vigne scorrono velocemente emana un odore non verbale  come un gas non è materiale questa superficie nera imbottita solcata da venature interrotta da un’ intercapedine

*

tempo minerale      corpo vitreo       tegumenti
e più tardi          o allo stesso tempo         27 immigrati rumeni chiusi dentro una camionetta vengono scoperti sul territorio e rinviati oltre il confine

in una teca del british museum un uomo sumero in bronzo sta aspettando         davanti a sé          da 4000 anni     con occhi lisci e senza pupille                    esplora spazi siderali        il rumore della membrana       la bacca rossa che cade nel ruscello mentre nessuno passa

*

Gianluca Garrapa 

Stranieri (condivisione e conferma dell’origine aliena)

piccolo ero e giovane cura (cosa dici tu?)
scuola no fatto camminato tanto
deserto e dopo mare (chi t’ha rapito dal cuore
del tuo mondo desolato?)

io no capisce tuo lingua però come
che buco nero anche io venuto (cosa? psicosi
laterizia di muratore stanco? semplice simposio
sull’amore che dirti non ti devo?)

poi venuto qui in terra da spazio come tu
uguale solo lingua diversa e (alieno pure lui?
pure lui rapito al rapimento?)

tu come me no deve capire
no poi capire come che tu mente
pensiero misero spazio-temporale

birra luppolo sferoide
insofferenza giacché vestito corpo
strettissimo (e tu no hai chiesto nulla)

sì no, non ho chiesto nulla

e però a ora noi in terra fino prossima
partenza per altro buco nero
tu capisce me?

sì ma non intendo

io te alieni a ora
tra alienati

*

Andrea Leonessa

Rebirth ending (da Eauthanatoproxy)

Piazze catastrofali, un piano specchiato, e le ronde
di San Lazzaro, la persona venuta di contro l’ipotesi
del reale, dal santuario del répit, del reale ricalcato
con lo stampino di carne, con quel kit battesimale
a ribadire la carne: di nuovo c’è il binario, la vita
comunque sia, quel mediare tra rievocazione storica
e un avvenire storicizzabile, la prima individuabile
per nulla e quel secondo indeterminato, sferragliante
sulla peripezia, l’asfalto rovesciato nell’unità locale
che contiene le uscite, la resurrexit facendone due
di conati, davanti al rompicapo del mondo, hic et nunc
doppiamente qui e allora anche altrove, nel nowhere,
al secondo attraversamento berrai dal calice d’ossidiana
una bustina di Biochetasi, ti sentirai al livello della fine
reiterata, la duplice rivelazione di un solo mancamento.

*

Lidia Riviello

Da Nello schermo (superstizioni)

forse costruirono gli schermi come
specchi ?

lo schermo che abbiamo costruito perde
immagini
da tutte le parti si piega
le avevano come scolpite
quelle immagini.
poi la superficie riflettente
è trascinante, sfama
mentre
uomini destinati solo al muro
caricano massi
cicatrici, testimonianze d’un mondo occasionale.
il rovello della scimmia
sui riti di lunga durata
causa l’apocalisse o cagnara dello schermo.

*

Antonio Scaturro

il nome consiste in

questo sparire delle cose, nell’andarsene
muti fra i fischi.

dalla radice sottrae ancora
il peso, di questo corpo che
concede il taglio, che trabocca
e fa naufragio.

poi non rimane che acqua a
destinarci alla terra, e non ci sono mai,
– ma neanche per errore -,
altre mani a farci scudo.

– ora mischia i materiali
in modo che non siano più –

nel riparo ultimo conca d’aria
sfasa il fiato, annuncia un sorpasso. franiamo
fra tutte le ispirazioni, ma senza respiro
a reggere il gioco. (le mani di cui prima
reggono l’acqua, fanno un’ampolla
come per miracolo).

esposti finalmente
al fuoco aperto di ogni cosa.

*

Silvia Tripodi

occorre fare un elenco di nomi
estratti da un manuale
stenderli spalmarli
un lungo elenco in ordine alfabetico
apri una pagina a caso e via
nomi di piante e animali
nomi rari e bizzarri
una serie di parole
una massa di parole
un elenco lunghissimo
che sostituisca una passeggiata
che riempia un’ora intera
che sia la metafora di una passeggiata
che sia la metafora di un’intera giornata
del tempo che ci occorre per arrivare dal punto x
al punto y
che serva alla memoria
che sostituisca un manifesto politico
che aggiri un testo civile
un elenco che aggiri il soggetto
che lo soverchi
che lo metta in primo piano
che lo metta ai margini
che lo aggiri
che sia l’oggetto del soggetto
il soggetto sia l’oggetto dell’elenco
che questo nominare le cose
che dirle assertivamente e non assertivamente
abbia un valore politico
assuma valore
consumi il valore
senza che questa pratica sia un modello
che ci sia l’intenzione
che non ci sia alcuna intenzione
che alla fine di detto elenco
resti l’eco della voce
le immagini a massa delle parole
le une sulle altre
le immagini
le intenzioni
le enunciazioni
ci si soffermi sulle intenzioni
una intenzione sull’altra
una folta schiera di intenzioni

Sonia Caporossi (Tivoli, 1973), docente, musicista, musicologa, scrittrice, poetessa, critico letterario, artista digitale, si occupa di estetica filosofica e filosofia del linguaggio. Con il gruppo di art-psychedelic rock Void Generator ha all’attivo gli album Phantom Hell And Soar Angelic (Phonosphera Records 2010), Collision EP (2011), Supersound (2014), Prodromi (2017), Anatomy of a trip (split con i Da Captain Trips, 2019) e le compilation Fuori dal Centro (Fluido Distribuzioni, ITA 1999) e Riot On Sunset 25 (272 Records, USA 2011). Suoi contributi saggistici, narrativi e poetici sono apparsi su blog e riviste nazionali e internazionali. Ha pubblicato a maggio del 2014 la raccolta narrativa Opus Metachronicum (Corrimano Edizioni, Palermo 2014, seconda ed. 2015). Insieme ad Antonella Pierangeli ha inoltre pubblicato Un anno di Critica Impura (Web Press, Milano 2013) e la curatela antologica Poeti della lontananza (Marco Saya Edizioni, Milano 2014). È presente come poetessa nelle antologie La consolazione della poesia a cura di Federica D’Amato (Ianieri Edizioni, Pescara 2015), in Alla luce di una candela, in riva all’Oceano a cura di Letizia Leone (L’Erudita Edizioni, Roma 2018), in La forma dell’anima altrui. Poesie in omaggio a Seamus Heaney, a cura di Maria Grazia Calandrone e Marco Sonzogni (LietoColle Edizioni, Faloppio CO 2019). Con contributi saggistici, è presente nei collettanei Pasolini, una diversità consapevole a cura di Enzo Campi (Marco Saya Edizioni, Milano 2015) e La pietà del pensiero. Heidegger e i Quaderni Neri a cura di Francesca Brencio (Aguaplano Edizioni, Perugia 2015). Nel 2016 ha pubblicato la silloge poetica Erotomaculae (Algra Editore, Catania), nel 2017 è uscita la raccolta di saggi Da che verso stai? Indagine sulle scritture che vanno e non vanno a capo in Italia, oggi (Marco Saya Edizioni) e nel 2018 ha curato l’antologia La Parola Informe. Esplorazioni e nuove scritture dell’ultracontemporaneità (Marco Saya Edizioni). Del 2019 è il romanzo Hypnerotomachia Ulixis (Carteggi Letterari, Messina). Dirige per Marco Saya Edizioni la collana di classici italiani e stranieri La Costante Di Fidia, per cui ha curato La gentilezza dell’angelo, antologia ragionata dello Stilnovo (2019).  Nel 2020 esce, sempre per Marco Saya, il suo secondo libro di poesie Taccuino dell’urlo. È giurata del Premio Letterario Il Giardino di Babuk – Proust en Italie e del Concorso Letterario legato al festival di Bologna in Lettere, con il quale collabora dal 2015. Dirige inoltre i blog Critica Impura, Poesia Ultracontemporanea, disartrofonie, tiene la rubrica filosofica Metalogie su Midnight Magazine e conduce su NorthStar WebRadio la trasmissione Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio. Vive e lavora nei pressi di Roma.

 

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