Ritorno alla natura (LietoColle 2019, postfazione di Giovanna Frene) è una silloge di Faruk Šehić tradotta da Ginevra Pugliese*, tratta da tre raccolte, Hit depot (Sarajevo 2003), Transsarajevo (Zagabria 2006) e Moje rijeke (Sarajevo 2014). In Italia, nel 2019, il volume ha vinto il Premio Internazionale Camaiore.
Nel libro il tema della guerra in Bosnia esce dai ricordi e viene rielaborato.
Faruk, puoi spiegare il processo di scrittura tra realtà e poesia e in particolare il significato del termine natura nella tua poetica?

Certo che posso. La natura ha un ruolo importante in tutto il mio lavoro, compresi romanzi e racconti, saggi o articoli di giornali. Sono cresciuto in una città in cui il fiume Una scorre in una moltitudine di torrenti e si unisce a un altro fiume, che si chiama Krušnica, così che è tutto un intreccio di isole fluviali e la città si trova interamente sull’acqua. Quando l’acqua è alta, in inverno o in primavera, la sera si può sentire l’intera città risuonare dai corsi d’acqua perché l’acqua produce un suono ipnotico e accanto all’acqua si dorme sempre bene. La mia fascinazione per la natura deriva dalla mia fascinazione per il fiume Una. Da bambino ho imparato a nuotare, a dire il vero è stato un uomo di nome Mirdal Terzić che mi ha insegnato a nuotare e mi ha fatto conoscere tutto il mondo del fiume. Mi ha anche fatto conoscere il resto del mondo vivente sulla collina di Hum sopra la città dove siamo cresciuti, principalmente con gli animali, così che non ho mai avuto paura degli animali selvatici. Il fiume Una e il mondo della natura si sono impressi permanentemente in me ed è questo che io scrivo nei miei libri.
La realtà è ciò che viviamo, in essa ci può essere poesia, ma anche no. Alcune persone vedono la poesia in ogni cosa, è una questione del tuo desiderio di vedere la poesia in tutto, così come un uomo che desidera vedere Dio può vederlo in ogni cosa. Credo nella poesia, è lei che mi ha salvato innumerevoli volte nella mia vita. La poesia è più grande della vita ed è la più forte espressione artistica realizzata dall’uomo nella sua esistenza.

 

“è il mio fiume / in guerra, linea di demarcazione di due parti di mondo”. Questo verso all’inizio della raccolta ci porta all’interno della tua biografia. Tu sei stato un combattente, ma pure come molti cittadini della ex Yugoslavia hai vissuto in un paese dove le genti si mescolavano. Puoi raccontarci cosa accade alla Bosnia oggi, a partire dalla tua esperienza?

Ora non sta succedendo niente alla Bosnia, siamo in una grande regressione come il resto del mondo, ma da noi questa regressione è ancora peggiore perché siamo una società post-apocalittica che non è mai tornata a un modo di vivere completamente normale, il modo in cui la maggior parte delle persone vive in Europa. La nostra costituzione è stata creata in una base militare, la nostra costituzione è un accordo di pace, è logico che un tale stato non possa essere felice. La Bosnia è un paese bellissimo e lo adoro come paese, ma come stato nutro un odio estremo. La Bosnia come stato è tutto ciò che uno stato non dovrebbe essere, è contro i propri cittadini. Il governo di questo stato odia i cittadini che governa, tale disprezzo e arroganza sono esistiti forse solo presso i re del Medioevo che odiavano i propri sudditi.
Le persone emigrano costantemente dalla Bosnia, non solo perché non hanno un lavoro, ma perché non vogliono vivere in un paese in cui le persone solo in apparenza vivono normalmente, sempre all’erta per paura che possa scoppiare una nuova guerra. Il problema più grande della Bosnia, oltre ad avere un governo terribile, sono gli stati vicini, che conducono una politica apertamente ostile nei suoi confronti e fanno di tutto per rendere la vita ancora più difficile al popolo bosniaco, in modo che tutti possano vedere che la divisione della Bosnia è l’unica soluzione. Ma ciò non accadrà mai pacificamente, ogni divisione della Bosnia è una guerra con conseguenze catastrofiche per tutti i suoi partecipanti. Spero che non si arrivi a questo.

 

Il pubblico italiano conosce poco la poesia bosniaca contemporanea. Puoi descrivere cosa accade nel mondo culturale del tuo paese?

Al momento non sta accadendo nulla nel mondo culturale del mio paese. Abbiamo avuto un boom artistico e letterario negli anni successivi alla guerra, quando molte riviste letterarie sono state pubblicate qui e quando il governo, dopo tutto, ha dato molti soldi per la cultura. Ciò che è significativo per me e che mi rallegra è l’ascesa delle donne scrittrici e della loro letteratura, sia essa poesia o prosa.
Bisogna sottolineare che i tempi difficili sono terreno fertile per l’emergere di una buona letteratura, ma siamo stanchi di tempi difficili. Quindi non ci sarà mai carenza di buona poesia e di letteratura di qualità in Bosnia.

 

da Ritorno alla natura (LietoColle 2019)

Traduzione dal bosniaco di Ginevra Pugliese

 

Una

è il mio fiume
in lei mi sono riconosciuto
là dove ci sono fitti giunchi trecce di ninfe tufacee
che in agosto, quando scende il livello dell’acqua, mostrano le loro cosce
su cui camminano i bagnanti arroventati mentre il Sole sprizza nell’aria

è il mio fiume
veloce come il pensiero che corre alla persona amata
capace come l’opale di sfumature cangianti
è il delta a forma di vene luccicanti
lungo le quali navigano barche dalle costole di legno
e tra di loro sfolgorano i ventri lucidi dei pesci
con le squame più grandi di un’unghia umana

è il mio fiume
il suo colore fa rima con atmosfera
la bevevo come il latte materno
nascosto dai proiettili, la guardavo attraverso le foglie tremanti del frassino
e ammiravo il suo azzurro vivo

è il mio fiume
in guerra, linea di demarcazione di due parti di mondo
muro di berlino di miliardi di goccioline
che abbiamo costruito nelle babiloniche notti di guardia
bramando con tutta la forza di distruggerlo

è il mio fiume
la mia stella terrestre
non così famosa come il Guadalquivir
ma comunque scorre attraverso il mio cuore
giustificando perfettamente il suo nome.

 

Una

to je moja rijeka
u njoj sam se prepoznao
tamo gdje su gusti šaševi pletenice sedrenih nimfi
što u augustu, kad padne vodostaj, pokazuju svoja bedra
po kojima hodaju uţareni kupači dok madžar prska zrakom

to je moja rijeka
brza kao misao na onoga koga voliš
sposobna kao opal da mijenja nijanse
to je delta u obliku šljaštećih vena
niz koje plove lađe drvenih rebara
a između njih sijevaju ulašteni riblji trbusi
s krljuštima većim od ljudskog nokta

to je moja rijeka
njena boja se rimuje sa atmosferom
pio sam je kao majčino mlijeko
skriven od metaka, gledao je kroz drhtave listove jasena
i divio se njenom ţivom plavetnilu

to je moja rijeka
u ratu, crta razgraničenja dvije strane svijeta
berlinski zid od milijardu kapljica
kojeg smo sagradili u babilonskim straţarskim noćima
iz sve snage ţudeći da ga razbijemo

to je moja rijeka
moja zemaljska zvijezda
ne tako slavna kao Guadalquivir
ali ipak teče kroz moje srce
savršeno opravdavajući svoje ime.

 

Redţo Begić ha perso la vita
a Golo Brdo
un proiettile l’ha colpito
trafiggendogli il petto
dalla bocca gli usciva il sangue
invece del caldo respiro
la sua faccia diventava
bianca e gialla
tutto è durato un paio di secondi
il blu del cielo
si addensava nelle sue labbra.

 

Redţo Begić je poginuo
na Golom brdu
zrno mu je prošlo
uzduţ kroz prsa
na usta mu je izlazila krv
umjesto toplog zraka
lice mu je postajalo
bijelo i ţuto
sve je trajalo par sekundi
modrina neba
nakupljala mu se u usnama.

 

intermezzo

il tè ti si raffredda nella gavetta verde
la sigaretta a scrocco brucia tra le dita

fissi una rana che depone le uova
sul fondo della pozza di uno scarpone militare
o una penna unta di cornacchia
su cui si palesano i colori dell’arcobaleno

guardi la punta nera del fucile
e svelto volgi lo sguardo
ai fili d’erba ensiformi piacevolmente combacianti
nel cui labirinto si infilano frenetiche formiche

vedi il muso di un’arvicola che trema
sbucando fuori dal tunnel appena scavato
attorno al quale svapora la terra ammucchiata

nei bassi cespugli di biancospino si odono i pettirossi
se ne sta quieto il campo di battaglia come la cellula di un tumore maligno.

 

intermezzo

čaj ti se hladi u zelenoj porciji
uţicana cigara gori između prstiju

zagledaš se u ţabu kako polaţe jaja
na dnu barice od vojničke čizme
ili u masno pero svrake
na kojem se očituju dugine boje

pogledaš u crni vrh puške
pa brzo svrneš pogled
na sabljaste vlati trave ugodno sljubljene
kroz čiji labirint se provlače zaneseni mravi

vidiš njušku voluharice kako podrhtava
provirujući iz svjeţe iskopanog tunela
oko kojeg se isparava nabacana zemlja

u patuljastom grmlju gloga čuju se crvendaći
miruje ratište kao ćelija zloćudnog tumora.

 

Faruk Šehić è nato a Bihać nel 1970, nella ex-Jugoslavia, ed è cresciuto a Bosanska Krupa. Ha studiato Veterinaria a Zagabria fino allo scoppio della guerra in Bosnia, nel 1992, quando a 22 anni si è arruolato nell’esercito della Bosnia-Erzegovina. Durante il conflitto è stato comandante di un’unità di 130 uomini. Dopo la guerra ha studiato letteratura all’Università di Sarajevo e ha iniziato la sua produzione letteraria.
Come poeta, ha pubblicato Poesie in divenire (Sarajevo 2000), Hit depot (Sarajevo 2003, bestseller in Bosnia, nonostante fosse un libro di poesia), Transsarajevo (Zagabria 2006); I miei fiumi (Moje rijeke, Sarajevo 2014) è stato insignito del Premio Risto Ratković e del Premio Annuale dall’Associazione degli Scrittori di Bosnia-Erzegovina.
Come narratore, ha scritto i racconti brevi Sotto pressione (Pod pritiskom, Sarajevo-Zagabria 2004), libro vincitore del Zoro Verlag Prize, Racconti con il meccanismo da orologio (Priče sa satnim mehanizmom, Zagabria 2018) e il romanzo Il mio fiume (Knjiga o Uni, Sarajevo 2011), vincitore del Premio Meša Selimović nel 2012 e del Premio dell’Unione Europea per la Letteratura del 2013, pubblicato anche in italiano da Mimesis Edizioni nel 2017.
Nel libro di poesie Hit depot, Šehić tratteggia molti degli argomenti della sua successiva produzione, come la vita postbellica ai margini della società. Le sue poesie fondono il sentimento glocale del modo di vivere capitalista con la disperata vita postbellica tra le rovine, intese queste anche come i resti della società morta di Sarajevo e della Bosnia intera.
La critica letteraria ha salutato Šehić come un leader della “generazione maciullata” di scrittori nati in Jugoslavia negli Anni Settanta, e i suoi libri sono diventati libri di culto nell’intera regione. I suoi libri sono tradotti in francese, tedesco, inglese, bulgaro, spagnolo, olandese, macedone, polacco, sloveno, italiano, ungherese e arabo.
Šehić attualmente vive a Sarajevo, dove lavora come giornalista per il settimanale di cultura politica “BH Dani”.

* Si ringrazia Ginevra Pugliese per la traduzione dell’intervista

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