Dalla raccolta Si innamoravano tutti di me e io del loro amore, SuiGeneris Edizioni (2018).

 

Norwegian wood

Procedeva di poco avanti a me,
e le guardavo le spalle rigide
stizzite. Camminando disegnava
dei semicerchi con le caviglie
esili e cerulee per i riflessi del mare,
adeguate per scappare, per strappare
quel che resta di una mano su un fianco.
A occhi chiusi vedo ancora la sua
sagoma illuminata piegarsi sul pianoforte,
l’unico in quel misero emisfero.
Nessun’altra aveva i suoi occhi
in quel paesino di periferia,
che ancora è casa mia.
Nessun’altra ha la schiena pallida
e levigata, come aveva lei.
Nessun’altra muore così,
in un albero qualsiasi,
con una corda qualsiasi,
di una notte qualsiasi,
sul mio amore qualsiasi.

 

 

Dalla cima di una collina

Dalla cima di una collina
non tanto alta,
i paesi sono solo intermittenza
di luci e rumori;
e buio impastato dall’afa.
In un paese c’è casa mia,
nell’altro no.
Allora non so se la verità
si riconosce da vicino o da lontano.
Non so se casa mia è un letto,
un fondo disordinato,
l’odore incrostato del vino,
le tovaglie rosse di mia madre,
un forno per la pizza pieno di libri,
un melograno secco,
o solo una luce intermittente e vago rumore.

 

 

Verità

Alla periferia del genere umano,
dopo di me gli animali,
pedinavo la verità,
poi l’ho raggiunta:
non sono mai stato così inappagato.

La verità può solo essere oscena.
Non c’è innocenza
nelle tue labbra storte,
nel suo grido
e nel nostro silenzio.

 

 


Fabrizio Sani
 è nato in provincia di Arezzo e vive a Roma da cinque anni. Si è laureato in Arti e scienze dello spettacolo alla Sapienza e sta conseguendo la magistrale in Editoria e scrittura nello stesso ateneo. Per le edizioni SuiGeneris ha pubblicato il suo primo libro dal titolo Si innamoravano tutti di me e io del loro amore. Ha collaborato come editor per la casa editrice Empiria ed è redattore per Jobok magazine e Gradozero.

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