Laboratorio di Poesia, a cura di Alfonso Maria Petrosino, esce l’ultimo venerdì del mese su ‘Poesia del nostro tempo’. Vengono commentati i versi degli aspiranti poeti del Laboratorio online e scelta la poesia del mese.

Le poesie di Emmanuel Di Tommaso hanno un’ambizione da Commedia e si direbbero non del tutto immemori della definizione che del pulp diede il Thomas Prostata di Bebo Storti (“Fame e sete, letame e morte, è questa / la città infernale da cui non si ritorna; / Solo l’immaginario a noi ci libera dal peso / di restare sempre nella stessa forma. / Bisognerà discendere queste scale di sangue, / un giorno o l’altro, addentrarsi tra la merda e il fango, / nel ventre della grande città infernale”). Ci sono parole che sembrano pendere più verso quello che già sappiamo di loro che verso quello che queste poesie grazie a loro ci possono mostrare: penso a “lupi” nei versi “Mentre i lupi battezzano i nostri figli, / i venti spirati dalle montagne / scavano le tombe dei nostri padri” e a “sirene” nei versi “Le sirene affogarono i fanciulli / le cui ombre galleggiano nella verde baia”; metafore di seconda mano. Ma questo passa in secondo piano, rispetto alla forza e all’intelligenza di alcune formule: “Forse è perché questa è una città di mare  / che la morte qui ha il suono delle onde” oppure “Il cielo s’è sparato alle tempie” che non può non far pensare al verso di Francesca Genti “e nei tuoi occhi si suicida il cielo”. E soprattutto questi altri, eccellenti: “Siamo noi che dissotterriamo / le cose dell’infanzia, non oggetti / ma un confluire perenne di gesti mancati”.

Nelle poesie di Gerardina Orlando vengono proposte analisi e definizioni di concetti vastissimi come la libertà (“La libertà non la comprende / chi te la toglie”, “La libertà è malattia sana, arricchisce e snoda / ma se ha il prezzo di quella degli altri / allora, il sapore cambia, cambia la pelle // sa di mandorle solo sgusciate”) e affrontate di petto questioni di tassonomia psicologica che meriterebbero forse un trattamento più obliquo: “E il tuo cervello non comprende / come cade il cuore, come cade l’anima”. Lo spunto migliore è a mio modesto avviso in questa vivacissima chiusa: “quella risata soffocata dal singhiozzo / del respiro che non torna / e la gioia, così fuori dagli occhi” per come movimento e creazione di spazio si articolano a vicenda.

Come poesia del mese scelgo una delle tre inviate da Stefano Riccesi: l’incipit tra Van Gogh e haiku, lo sguardo della morte che si manifesta e cela come un drone, rivelato da un endecasillabo potente (“Eccole, le iridi dell’inquietudine”), un’eco apocalittica che trova diverse sponde, dall’immaginario medievale (“Ruota della Fortuna”) a quello tellurico (“il mare… collassato nei suoi stessi fondali”), i ragazzi in bicicletta che sembrano i nipotini del soave amico di Quasimodo in Vento a Tindari.

 

Campi
Ocra
Nel sole livido

Eccole, le iridi dell’inquietudine

Ma i battiti
Sono fuori sincrono

E qualcosa d’indefinito
Trattiene il respiro
Sa nascondersi bene.

Oltre l’orizzonte, il mare
È già scomparso,
Collassato nei suoi stessi fondali

E nel centro
Della Ruota di Fortuna
Tutto è sete, e anche
Le cose morte

Sono mancanza.

Fa freddo, nel corpo della calura
– o è soltanto spavento –

E ciò che è nascosto incombe
Occhi sgranati lungo
La traiettoria della fine

Poi, d’un tratto, ragazzi in bicicletta
Sulla statale

L’ombra si ritrae, incerta
E il vento finalmente ci dice

Che è sera, che siamo
Salvi

 

Alfonso Maria Petrosino ha pubblicato tre libri di poesia, Autostrada del sole in un giorno di eclisse, Parole incrociate (Tracce 2008) e Ostello della gioventù bruciata (Miraggi 2015). La sua poesia, che descrive luoghi e situazioni in relazione a un paesaggio urbano e all’umanità che lo abita, si avvale di una metrica precisa e raffinata. La redazione di Poesia del nostro tempo ha scelto Alfonso Maria Petrosino per impersonare la figura del maestro, capace di leggere attentamente e suggerire soluzioni, anche ai neofiti della poesia, proprio per la sua capacità sia di aderire al “canone”, alla tradizione, che di frequentare i nuovi palcoscenici della poesia, dagli happening e performances al poetry slam, essendo stato campione indiscusso di queste scene per molti anni.

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