Laboratorio di Poesia, a cura di Alfonso Maria Petrosino, esce l’ultimo venerdì del mese su ‘Poesia del nostro tempo’. Vengono commentati i versi degli aspiranti poeti del Laboratorio online e scelta la poesia del mese.

Le due cose che si notano subito leggendo le poesie di Lorenzo Foltran sono gli endecasillabi regolari e i brevi cataloghi che occupano il verso (“geroglifici, rune, segni, codici” o “Mercati, monete, lingue, bordelli” o ancora “Le briciole, la polvere, i capelli / sotto i divani”). Gli uni e gli altri creano un’utile monotonia che fa da sfondo alla messa in scena; sull’uniformità di questi elementi s’innesta la varietà del contenuto e dei temi, dalla Wanderlust alla critica della società liberista. La terza cosa che salta agli occhi è la ricerca di punti di riferimento, riscontrabile dagli accenni al computo, che siano i minuti della cottura di spaghetti o un conto alla rovescia più o meno apocalittico (“Nel susseguirsi delle cifre a schermo / riportiamo le nostre differenze, / moltiplichiamo rimanendo due. / Risolviamo le nostre sottrazioni / per arrivare insieme al giorno zero”). I punti più alti sono a mio avviso due passaggi che hanno in comune il ruolo che in essi occupa la vista: “Presenze lasciano fosfeni impressi / come a occhi chiusi flash e luci al neon” per come anche la parola “fosfeni” venga recuperata foneticamente dalle parole “flash” e “neon” e “L’aria che passa, la finestra aperta, / l’occhio si abitua al riflesso dell’acqua” dove l’occhio è cerniera tra i due elementi primordiali aria e acqua.

 

Quelle di Sara Vergari sono poesie d’amore leggere e dolorose, evocano con un’ironia per lo più amara Shakespeare e città antiche (cfr. il carme 51 di Catullo?) e intercalano ricordi (“Pensavo ai fiori secchi / dentro la Recherche di Proust / poi il lungo abbraccio sul mare – / l’ultimo prima di scomparire / come fosse aprire e chiudere un ombrello”, “mi sfugge / il tempo in cui questa casa / sentiva suonare il campanello / ti apriva la porta al quinto piano”) a sentenze (“postumi si diventa un giorno per caso”, “troppo dolore non si rimargina”), in una vivace dialettica di caso e spiegazione del caso.

 

Per quanto mi riguarda la poesia del mese è BEAT OF MY HEART di Francesco Buco, che fa pensare contemporaneamente al maledettismo urbano di Simone Cattaneo e alla canzone Chicco e Spillo di Samuele Bersani. I versi che ritornano con varianti (“a pippare e giocare con l’X-Box” e “a piangere e giocare con l’X-Box”, “non finirò come mio padre in carcere” e “Non finirò come suo padre in carcere!”) ed altre corrispondenze (2 grammi e 2 giorni, la mamma ubriaca e la mamma che grida, le ali rapaci e le aquile del Duce), danno un effetto di circolarità al movimento precipitoso della tragedia.

 

BEAT OF MY HEART

Ho tirato 2 grammi il pomeriggio,
poi sono uscito prima delle venti
per cercare altra roba. Alle ventuno
ero già di ritorno. Mamma ubriaca
dormiva in sala, ho bevuto whisky
e mi sono rinchiuso in cameretta
a pippare e giocare con l’X-Box.
Aziz m’ha whatsappato verso l’una,
all’una e dieci Aziz stava di sotto
e con lo scooter siamo presi via.
Le luci gialle della tangenziale,
i palazzi incastonati, scorrevano
dentro agli occhi di Aziz, adrenalinico
mix di gas, battito d’ali rapaci,
palpito cardiaco e frame di pensieri:
non finirò come mio padre in carcere.
Alle due non avevamo più coca,
siamo corsi al ponte per qualche selfie
a picco sulla balaustra, oltre
le aquile granitiche del Duce.
Aziz strafatto com’era è piombato
nel Tevere che l’ha inghiottito subito.
Sono fuggito impaurito nel buio
e sono ritornato in cameretta
a piangere e giocare con l’X-Box.
2 giorni dopo voi siete arrivati,
mamma gridava: dove lo portate?
Maledettissime merde, lasciatemi!
Sono ancora minorenne! Dov’è Aziz?
Non finirò come suo padre in carcere!

 

Alfonso Maria Petrosino ha pubblicato tre libri di poesia, Autostrada del sole in un giorno di eclisse, Parole incrociate (Tracce, 2008) e Ostello della gioventù bruciata (Miraggi, 2015). La sua poesia, che descrive luoghi e situazioni in relazione a un paesaggio urbano e all’umanità che lo abita, si avvale di una metrica precisa e raffinata. La redazione di Poesia del nostro tempo ha scelto Alfonso Maria Petrosino per impersonare la figura del maestro, capace di leggere attentamente e suggerire soluzioni, anche ai neofiti della poesia, proprio per la sua capacità sia di aderire al “canone”, alla tradizione, che di frequentare i nuovi palcoscenici della poesia, dagli happening e performances al poetry slam, essendo stato campione indiscusso di queste scene per molti anni.

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