SPECIALE

SCAFFALE POESIA: EDITORI A CONFRONTO

PIETRE VIVE EDITORE

 

Che cosa sta succedendo all’editoria poetica in questo frangente, ai tempi dell’emergenza sanitaria per Covid-19? Quali sono le difficoltà attuali, i possibili scenari futuri, i punti di fuga e le eventuali aperture che Lei intravvede?

Sono molto in dubbio sugli sviluppi futuri del mercato del libro – che proprio a inizio anno aveva registrato un incremento positivo nei gusti del pubblico. Da una parte, sulla lunga distanza, sono ottimista: il nostro settore è talmente di nicchia che l’atteggiamento dei lettori di poesia non credo cambierà, neppure con la crisi, questo pubblico verrà traghettato nei prossimi anni di vuoto, verso una nuova fioritura. Dall’altra, sulla breve distanza, temo che l’editoria di poesia si avvii a un brutale ridimensionamento, un ripiegamento e un irrigidimento di determinati meccanismi che per quanto odiosi ne permetteranno il sostentamento. Saranno la durata e portata della crisi economica a determinare la lunghezza della falciata, nella misura in cui, erodendo i risparmi, avrà ripercussioni sulla possibilità di acquisto dei libri, che già di loro non sono annoverati fra i beni primari, figurarsi quelli di poesia.

Mi chiedo: chi ci assicura che sarà possibile riorganizzarsi editorialmente nei prossimi mesi, creare occasioni di incontro, presentazioni attraverso cui proporre i libri, prima di trovare un vaccino adatto? E poi, per astrazione, servirà davvero a vendere libri trasportare, fino alla saturazione, tutto il settore degli incontri, che è dichiaratamente relazionale, sui social? Daremo definitivamente ragione a chi sosteneva che l’autore, oltre a scrivere libri, dovrà “bucare” lo schermo per vendere.

Non credo vi saranno aiuti pubblici a un settore tanto di nicchia. Né ci competono le discussioni sulla distribuzione e sulla scontistica che hanno interessato altri settori editoriali. Ma so che se i lettori, per le ridotte possibilità di acquisto, non potranno comprare libri, quella più esposta al fallimento sarà l’editoria NO EAP, soprattutto in poesia. Per resistere i piccoli editori molto probabilmente finiranno per chiedere agli autori di contribuire alle spese, perlomeno con l’acquisto copie. Sono modalità già note, ma che credo verranno adottate nell’immediato dall’intera filiera per tamponare le perdite, specie quando verranno erosi anche i risparmi degli editori stessi. Parlo ovviamente per i piccoli editori di poesia. Gli editori che hanno solo una collana dedicata credo avranno meno affanni, riducendo o sospendendo le uscite della collana fino a tempi migliori. In generale si pubblicherà di meno, il che non è necessariamente un male, ma non credo molto alla teoria che pubblicando di meno si pubblicherà di meglio: perché un discorso sulla qualità si può attuare solo in un mercato economicamente florido, in cui si può “scommettere” sulle novità; lì dove non ci sono risorse, né da parte degli editori né da parte dei lettori, semplicemente si pubblicherà poco, privilegiando chi ha un nome spendibile – non necessariamente “commerciale” – a discapito degli esordienti. Nasceranno certamente capolavori, ma faticheranno a imporsi proprio come in passato.

Quali strategie di sopravvivenza ha individuato, se ci sono? Quali proposte per superare la condizione di crisi? E soprattutto, che cosa possono fare in concreto i lit-blog come Poesia del Nostro Tempo per supportarvi in questo momento? Di che cosa avete bisogno, ora?

In parte ho risposto sopra a possibili strategie che potrebbero essere adottate, ma non ho vere proposte, perché non conosco i limiti reali di questa crisi. Magari si esaurisce entro giugno e tutto questo rientrerà nella pura speculazione. Una soluzione che intendo certamente adottare sarà quella di cambiare in parte la natura delle nostre collane, variandone l’offerta. Non ci orienteremo verso il romanzo, ma si pubblicherà meno novità di poesia e ci si orienterà verso generi più appetibili per i lettori, lavorando molto coi classici. Confesso che non avrei mai pensato di mettermi a lavorare coi classici, che per me sono l’ultima risorsa di chi vuol far cassa coi versi, ma la poesia originale da sola non ci consentirebbe sufficienti entrate per resistere. Cercheremo ovviamente di fare un lavoro adeguato ai nostri standard di qualità. Si implementerà l’editoria di servizio: libri realizzati su commissione che non rientreranno nel nostro catalogo editoriale.

Cosa mi aspetto dai lit-blog? Forse una maggiore apertura, pluralità e democraticità negli spazi (paroloni, lo so) visto che ci sono molti siti che semplicemente ignorano la nostra esistenza o, anche quando non la ignorano, preferiscono passarla sotto silenzio. Ovviamente non sono io che decido per le linee editoriali degli altri, ma PDNT in questo senso ha dimostrato molta più apertura di altri siti spesso blasonati, ma monodirezionali. In questo momento, direi, c’è bisogno di quanta più discussione possibile, non solo per darci una visibilità necessaria a non scomparire, ma proprio per ricordarci che abbiamo una voce critica, senza la quale verrebbe meno il senso del nostro lavoro.

Infine, credo che lo tsunami di videoconferenze che ha strabordato nelle ultime settimane, per quanto comprensibile come fenomeno, sia stato eccessivo e sulla lunga distanza indigesto. Ma è comunque una risorsa, e potrei suggerire che crearne uno esclusivamente di poesia, ma non gestito dalle singole case editrici che si promuovono alla bell’e meglio, ma da una rivista che fa una selezione dei temi e degli interventi, magari con un appuntamento fisso, potrebbe essere utile e dare autorità, oltre che prestigio, all’incontro.

 

Antonio Lillo (1977) vive e lavora a Locorotondo, dov’è direttore editoriale delle edizioni Pietre Vive. Fra gli ultimi libri pubblicati a suo nome: RivelazioneBestiario Fiorito (entrambi per Pietre  ive) e La nostra voce non si spezza (Stilo).

La rubrica “Scaffale poesia: editori a confronto” è a cura di Silvia Rosa 

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