Come giustamente rileva Maria Grazia Calandrone nella prefazione alla nuova raccolta L’ombra e il davanzale (Seri Editore 2019), «la chiave della poesia di Anna Elisa De Gregorio sembra essere la scomparsa […] nel senso lieve della sparizione e non in quello grave dell’assenza».
Nei versi di De Gregorio la percezione del reale assume i consueti tratti lievi, sobri ed eleganti che caratterizzano una cifra stilistica ormai matura e consolidata, sebbene un alone di mistero che circonda il vivere quotidiano faccia scivolare il lettore verso un ipotetico «nulla» di cui l’umano sperimenta anzitempo il «vuoto». Il fulcro della raccolta ruota intorno a tale area di significato, nella lucida e mai patetica consapevolezza dell’attraversamento che conduce alla morte. L’efficace osmosi tra l’affermazione dell’esistenza – l’affacciarsi alla luce, al davanzale della vita – e la progressiva sottrazione dell’inesistenza – le zone d’ombra – rappresenta il dritto e il rovescio dell’essere-nel-mondo: ciò che si dà ai sensi inevitabilmente include anche macchie d’ineffabile ignoto e d’inafferrabile infinito.
L’attenzione al dettaglio da cui scaturisce questo concretizzarsi e smaterializzarsi della realtà è evidente soprattutto nei ribaltamenti semantici degli haiku della seconda sezione: proprio quando la descrizione di qualcosa che può apparire astratto soddisfa il bisogno di classificazione della realtà – che quasi esce da sé per manifestarsi all’osservatore – la stessa inevitabilmente sfugge.
Nel modo in cui l’autrice plasma l’haiku si evidenzia maggiormente la sua confidenza con il mestiere e con gli strumenti della poesia, senza per questo tralasciare l’efficacia più distesa delle brevi prose poetiche che corredano i restanti testi, leggeri e pregnanti, della prima sezione.
A ragione Calandrone nota inoltre che è sempre lontano il punto di osservazione di De Gregorio ed è forse questo l’aspetto che più rende apprezzabile, a tratti spiazzante, il suo lavoro sulla lingua, che risulta sempre misurata e controllata come da un demiurgo, seppur capace di cogliere l’agire più profondo che innesca ogni minimo evento per poi abbandonarlo alla sua naturale autonomia. Infatti il soggetto, di cui pure si avverte la presenza, svanisce oltre la sua stessa esperienza lasciando la parola come unica testimonianza di un momentaneo avveramento e di un transitorio passaggio.
In ultimo, il libro è arricchito da tredici pregevoli illustrazioni di Francesco Pirro che accompagnano le sequenze di haiku.

 

Da L’ombra e il davanzale (Seri Editore 2019)

 

Die Null

Capitiamo ogni giorno dentro il nulla:
conciliante sospensione
nell’attimo in cui il sonno ci sorprende
e ultima boccata di vuoto al risveglio
prima di arrendersi ai pensieri.

Ma sempre dentro il vuoto
lo spillo di un’ape si aggira:
è quella punta di risentimento
quando si affaccia l’ombra della morte
al davanzale mentre stiamo vivendo.

 

I soccombenti

Mani d’incomparabile fascino quelle dei falsari d’arte, eppure mani d’ombra.
La rivalsa per questi uomini tristissimi e geniali prima di morire sarà la coscienza d’aver condotto un’esistenza d’inganni senza essere scoperti. Ma sarà l’unico indennizzo: davanti a loro, infatti, il vuoto di non essere stati.

Han Van Meegeren ebbe l’accortezza di creare i suoi falsi con soggetti originali e quindi non comparabili, e sarebbe stato uno di quei mai esistiti se non avesse scelto di confessare il suo crimine dipingendo davanti agl’increduli giudici uno dei suoi perfetti Vermeer. Azzurri oltremarini e tela invecchiata da lievi craquelures

Il crepacuore del carcere in cambio di memoria.

 

*

Il noce vecchio
s’appoggia sui bastoni:
vedo mio padre.

*

Nel camposanto
accanto alla tua foto
ragni e un rammarico.

*

Cammino scalza:
sento il gelo sui piedi
del nuovo autunno.

 

Anna Elisa De Gregorio è nata a Siena da genitori campani. Abita ad Ancona dal 1959 dove lavora presso una agenzia di marketing. Ha pubblicato nel 2010 il suo primo libro di poesie Le Rondini di Manet per i tipi di Polistampa di Firenze, prefazione di Alessandro Fo (Premio Pisa 2010 opera prima; Premio Contini Bonacossi 2011 opera prima). Nel 2012, grazie al concorso Inedito Colline di Torino, ha pubblicato il suo secondo libro Dopo tanto esilio per i tipi di Raffaelli Editore di Rimini, prefazione di Davide Rondoni (nella cinquina finalista del premio Gradiva, New York 2013, primo premio Borgo di Alberona 2014). Nel 2013 ha pubblicato, grazie al DARS di Udine, una plaquette di poesie dal titolo Corde de tempo in dialetto anconetano. Nel 2016 per l’editore La Vita Felice di Milano pubblica il volume Un punto di Biacca con una nota di Francesco Scarabicchi (nella terna del premio Metauro 2016, finalista premio Guido Gozzano 2016). Di prossima pubblicazione, con l’editore Seri di Macerata, il libro L’ombra e il davanzale, con dodici illustrazioni di Francesco Pirro. Nel 2008 ha vinto il Premio Nazionale Haiku organizzato dall’Associazione Italiana Amici del haiku, patrocinato dall’Ambasciata giapponese e dall’Istituto giapponese di cultura a Roma. È presente in numerose antologie, pubblica articoli su riviste letterarie e blog (Poesia, Caffè Michelangiolo, Le Voci della Luna, Clandestino, Atelier, L’Immaginazione, Periferie, Nostro Lunedì, Poesia 2.0, Versante Ripido, Fili di Aquilone). Ha organizzato stage presso scuole e circoli culturali sulla poesia haiku.

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