Dalla prefazione di Francesco Sassetto

Una scrittura che rivela, sottotraccia, un fitto e variegato retroterra poetico di cui si scorgono in filigrana echi e reminiscenze – come già sottolineato – di molta letteratura del Novecento italiano, Montale e Pavese innanzitutto, come pure del linguaggio cristiano-evangelico, quale sostrato culturale e linguistico ineludibile, che affiora qua e là nell’opera – in modo anche inconscio – influenzandone alcune soluzioni lessicali. Penso ad alcuni vocaboli di ascendenza montaliana quali bufera, cigolìo, svaporare, scrutare, sgroviglia (tutti nelle maddalene) ed ad alcuni stilemi ed atmosfere decisamente pavesiane. Oltre al tema della “solitudine” – talora toccato con accenti vicini al poeta di Lavorare stanca – si ritrovano nella raccolta movenze e ritmi che riecheggiano lo scrittore piemontese.
Oltre ai due esempi prima citati si guardi anche all’incipit della penultima maddalena: «che strane tutte quelle sere randagie in cui mi giro e mi rigiro e la tua assenza è una mezzaluna che agita il lenzuolo, magari esco per strada […]» Un materiale linguistico-espressivo, dunque, che ha radici profonde nell’amalgamare moduli stilistici di varia provenienza ma del tutto assorbito nella personalissima ed affascinante voce poetica di Monica. Voce che in quest’opera percorre un difficile, solitario cammino segnato da solitudini e silenzi, assenze e distanze, ferite e fallimenti, dove sembra regnare la disfatta e il nonamore, dove nulla ritorna proprio come è stato, alla ricerca sotto pelle, in sé e nella moltitudine, di un seme di senso in una piantagione di silenzio. Per sé e per gli altri.
Un seme da raccogliere e da coltivare.

 

da Nella moltitudine (IL VICOLO editore 2020)

 

*
incontrarsi per caso e sentire
non la misura del silenzio sparso
insieme la traiettoria tra i passi
o fra i fogli le ultime maschere
a redimere l’oltraggio della solitudine
l’urlo è una teca di dolore
ma solo due occhi orfani
sulla rupe contraria e una pioggia
la voce sommessa e non sapere più
niente di ciò che ora siamo
dopo tutto ciò che è stato
un passo alla volta
la stessa distanza

 

*
verrà, dicevi, la sera di piombo
parole o tarantole verrà e poi zittivi
zittivi il passo e il seme
dentro la carne il boccone
gravido del dissenso
il delitto della profezia
nella voce l’anima si spacca
l’attesa è un tempio
in cui si fa la fame

 

*
io è tanti soprattutto donne e bambini
ma la paura è il volto immoto
dell’ignoto, i lineamenti bianchi
uno scavo quotidiano nei ricettacoli
l’io retrattile e sconosciuto
per raggiungersi nella moltitudine

il libro è chiuso e il buio
il buio si spegne alle spalle

 

 

Monica Guerra è nata a Faenza il 4 ottobre 1972.
Nel 2020 esce Nella Moltitudine (Il vicolo), con prefazione di Francesco Sassetto.
Nel 2019 la sua silloge breve Spezzare il pane ha ottenuto il Premio Arcipelago Itaca, nello stesso anno la sua raccolta Expectation in lingua inglese è stata pubblicata nel Journal of Italian Studies, sezione italiana, per il NeMLA (Northeast Modern Language Association).
Nel 2018 ha tradotto in italiano una sezione dell’antologia Hundred Great Indian Poems, curata da Abhay Kumar (Bloomsbury India 2018).
La sua pubblicazione Sulla Soglia-On the Threshold (Samuele Editore 2017), auto tradotta con la collaborazione del poeta Patrick Williamson, ha ricevuto una Menzione d’onore alla XXXII edizione del Premio Lorenzo Montano. Il libro è stato pubblicato con il titolo En el umbral in spagnolo per Uniediciones Sello Editorial, con traduzione di Antonio Nazzaro.
Sotto Vuoto (Il Vicolo 2016) ha vinto nel 2017 il Premio Letterario Giovane Holden e ha ricevuto una menzione alla XXXI edizione del Premio Lorenzo Montano, nello stesso anno l’autrice ha ottenuto il Premio Gutenberg intitolato a Luciana Notari, categoria inediti.
Semi di sé (Il Ponte Vecchio 2015) seguiva il saggio intitolato Il respiro dei luoghi, scritto a quattro mani con il sociologo Daniele Callini (Il Vicolo 2014).
Suoi testi sono presenti in antologie contemporanee e collabora con alcune riviste letterarie.
L’autrice cura dal 2016 la rassegna Poetry a Faenza e ha organizzato le prime due edizioni del Festival di Poesia Tres Dotes. È presidente dell’Associazione IndependentPOETRY. (www.independentpoetry.org).

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