Dalla raccolta Luogo del sigillo (Fallone Editore, 2017)  

Non avrai niente. Solo un po’ di cielo,
la quieta solitudine dei vetri.
Non potrai prendere un treno, dormirai
sui cespugli, tra i ginepri, mangiando
fichi, succhiando gocce di acqua fresca
dall’angolo delle pietre. Vuoi vivere
di poco, ascoltare la pace farsi
flutto e sapore di croco, avrai scarpe
cucite con lo spago e i chiodi, il guado
del mondo non ti appartiene, stai fermo
proprio adesso che la pioggia ha sfiorato
la tua testa e il Nulla, tra le ossa nere
dei fiori morti, indietreggia, oscurando
la tua storia, i tuoi giorni, è questo che vuoi?

*


Resta attonito a guardare la crescita
furente dell’ibisco. È il solo fiore
del nostro davanzale. Non sapeva
cosa fosse il mare, l’imbarcadero
con le zagaglie, eppure sentiva ogni
giorno quell’odore provenire dal
fondo del giardino. Sergio era entrato
laggiù, a Torremozza, col solo cruccio
del pigiama rotto, sua madre avrebbe
potuto rammendarlo, ma l’ago era
solo un fiammifero con la capocchia
piena di sangue, un dolore ordinario,
minimo, all’alba sentivi i suoi zoccoli
di legno girare tra il refettorio e il
corridoio. Sembrava inseguisse le
porte lontane, inchiavardate, quelle
che in prospettiva correvano dentro
la mente come belve. Andò via il sedici
luglio. Ci tornò altre volte. Non volle
salutare. Il pigiama rotto e azzurro
restò chiuso nel grembo del cuscino.

*


Maelstrom, diceva quando gli veniva
mal di testa. Se ne andava in giardino.
Passeggiava. Poi gli bastava scorgere i
colori abbrumati del selciato e tra
sé diceva: è tutto finito, quando
me ne andrò? Parlava a voce alta. La nausea
gli aveva impregnato la maglietta intima.
Si nutriva in modo irrazionale. Ora
la luce scolpiva il vialetto curvo,
bronzeo, gli piaceva vedere quella
trasformazione cromatica, anche qui
c’è Costantinopoli, e si metteva in
circolo a guardare le venature
del tramonto. Poi piano prendeva le
scale. Tornava in camera. Era l’ombra
di una catastrofe imminente, l’uomo
delle sagome nere e più oltre il mare.

Alfonso Guida (1973) vive a San Mauro Forte. Legato alle figure di Beppe Salvia, Dario Bellezza, Amelia Rosselli e Paul Celan, suoi testi sono apparsi, tra le altre, sulle riviste Poesia e Forum Italicum. Vincitore del premio Dario Bellezza con la raccolta Il sogno, la follia, l’altra morte (1998) e del premio Montale con la plaquette Le spoglie divise [15 stanze per Rocco Scotellaro] (2002). Sue pubblicazioni sono Il dono dell’occhio (Poiesis, 2011), Irpinia (Poiesis, 2012), Ad ogni passo del sempre (Aragno, 2013), L’acqua al cervello è una foglia (LietoColle, 2014) e Poesie per Tiziana (Il Ponte del Sale, 2015). È inoltre autore delle plaquette Via Crucis, Note di terapia Nous ne sommes pas les derniers.

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