Dalla raccolta La disponibilità della nostra carne (Oèdipus, 2017)

 

Dimmi di questo oltre.
Se, smerigliato il sé che fummo
abraso l’ego, raschiate via le scorie
di tamas, di nigredo
riluce la pepita
ritorna a sfavillare. Ma lui non può rispondere.
Sapere, dice, ti fredderebbe il sangue.
Ti basti questo, dice:
l’odore della carne
portato nell’abbraccio.

 

***

 

La madre è il leone nero
che infrange a unghiate
la cupola dell’infanzia.
Sapere è bucare la luce
aprire varchi d’ombra.
Questi pezzi disseminati
sono l’ultima misura del danno.

 

***

 

Ma quello che era un altro ed era noi
sbarrò le nove porte alla parola io
si liberò dall’attesa del nome
fermò la ruota.
Le serpi che gettammo sul suo sonno
trovarono una stanza vuota, disabitata.
Nella città dalle nove porte, nel corpo, v’è lo haṃsa, lo spirito, il signore
del mondo intero, di ciò che è immobile e di ciò che si muove.
Śvetāśvatara-upaniṣad, III, 18

 

 

Laura Liberale è nata a Torino il 15 maggio 1969, si è laureata in Filosofia con una tesi di Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente. Dopo la laurea ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca (in Studi Indologici). Svolge attività di traduzione e si dedica alla produzione poetica. Ha ottenuto riconoscimenti in svariati premi di poesia e narrativa e suoi testi sono apparsi su riviste e antologie.
Ha pubblicato, oltre ad alcuni saggi indologici, i romanzi Tanatoparty (Meridiano Zero, 2009), Madreferro (Perdisa Pop, 2012); Planctus (Meridiano Zero, 2015); le raccolte poetiche Sari – poesie per la figlia (d’if, 2009), Ballabile terreo (d’if, 2011) e La disponibilità della nostra carne (Oèdipus, 2017).
È presente nell’antologia Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi).
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