Benvenuti.

Questo appuntamento mensile vi permetterà di conoscere alcuni dei poeti che si dedicano al Poetry Slam e alla poesia orale, di leggere i loro testi e di vedere i loro video.
Il Poetry Slam è una disciplina che vede il poeta, lo Slammer, recitare i propri testi dal vivo avendo a disposizione un palco, il proprio corpo e tre minuti per esprimersi. Una giuria scelta a caso tra il pubblico valuta il testo e la performance e vota il vincitore. Lo spirito è quello del confronto col pubblico e con se stessi; “Il miglior poeta non è quello che vince” è il motto della coppa del mondo di Poetry Slam di Parigi.

 

VITTORIO ZOLLO

Vittorio Zollo nasce a Benevento nel 1988 ma vive a San Leucio del Sannio, piccolo paese della provincia sannita. Dopo svariate esperienze lavorative si laurea all’Università di Fisciano in Discipline delle Arti Visive, della Musica, dello Spettacolo e della Moda con una tesi sul Carnevale del suo paese. Attualmente si occupa di Comunicazione e scrive per la testata online ilVaglio.it.  Si avvicina alla Musica all’età di 6 anni spinto dal nonno materno, che gli insegna a suonare l’Organetto ed il Pianoforte. Cantautore polistrumentista, a 15 anni inizia ad esplorare la Scrittura: dalle canzoni alle farse carnevalesche, dalla sceneggiatura agli sketch teatrali, giunge al suo primo componimento poetico dialettale nel 2014. Partecipa al primo Poetry Slam nel Dicembre dello stesso anno, costretto dalla sua analista. Nel 2015 diventa referente LIPS (Lega Italiana Poetry Slam) ed insieme a Francesca Mazzoni ed Andrea Maio realizza il primo campionato esclusivamente campano di Slam Poetry. Nel 2016 realizza il primo ed unico laboratorio di Slam Poetry nella sezione femminile del carcere di Benevento. È campione regionale in carica da 4 anni ed è uno dei fondatori di “Caspar – Campania Slam Poetry”, collettivo che promuove l’azione poetica in Campania nato nel 2017. Attualmente porta in giro per l’Italia il suo spettacolo intitolato “La ruralità, la vita di paese, la polverizzazione del Super-io”, e a fine Novembre 2018 sarà ospite dell’Istituto Dante Alighieri dell’Università di Siviglia per un workshop sulla Poesia performativa e lo Spoken Word.

 

 

 – Il Cammino di Santiago Col Risvoltino

 – La nostra Rivoluzione

 – Il ne péut echappèr à la machine

 

 

 

IL CAMMINO DI SANTIAGO COL RISVOLTINO

 

Ehi dico a voi che dentro ai libri di Tolstoj
nascondete ancora oggi le riviste di Playboy,
a voi che siete sensibili ai gay, che avete visto “Boys don’t cry”,
che bevete Whiskey e cola e con la coca state light.
State of my mind, back in time, vi ricordate di Marty Mcfly?
La sua DeLorean non è una Peugeot e la vostra città non ha uno skyline.
Body paint is body pain, non conoscete Penny Lane,
vi scordate di “Cocaine” se non ne fate uso once again
again again a gay in a gay out.
Voi che conoscete “Lost” per un link o per un post,
siete come Patrick Swayze, si, quello che poi muore in “Ghost”.
Siete il flop dello spot di una cultura pop che non è mai stata top,
anche conoscendo il saluto di Spock, siete umani venduti a stock.
Siete bianchi all’imbrunire e cupi al sorgere del sole.
Cos’altro c’è da dire in overdose di parole?
Siete sole e ciò mi duole perché confidavo in voi figli di grandi scuole.
E dico a te che se pensi a Mini-Me
si disegna sul tuo viso quel sorriso da ebete,
sai com’è? H&M, Zara, Bata, Compibel,
Feltrinelli per sfogliare “I fiori del male” di Baudelaire,
having fun col finger food, sei nel mood di un #instagood
words untold, black and gold, Silver Serfer & i Fantastic 4,
Lo sai com’è? Hipster, Nerd,? “Gli Altri”, tipo Walking deads
che ricercano attenzioni tra Campari, Bond e Spread.
E anche a voi che venerate “Stenli cubric” e Tarantino
vorrei dire che il vero genio resta sempre il vostro vicino.
Siete il ritratto di un autoscatto venuto male in un ascensore,
selfie di gruppo, pizza di gruppo, siete un freno ma siete un motore.
E poi?
“Ciao! Come va?” L’impotenza delle chiacchiere da bar.
Le star della provincia come ninja su Campari e compari si arrampicano.
E poi “Cosa bevi? fermati qui!”
Creando doppie file e triple vodka e Gin.
Ecco il tilt:
Fritz Lang e Milf, I Doors e Pif, Da Vinci coi martini annacquati versati sopra i puff. E “uff”…
L’interesse del niente, il calcagno e il serpente, sei ateo o credente, tutto è qualunquemente!
Ma come mai sei così vago quando parli del cammino di Santiago?
mi dici che “è stato intenso, un’esperienza che è da vivere perché così, non la si può spiegare.”
E bevi bevi bevi paragoni Bollani ad Allevi,
esponi teoremi e corollari sul jobs act e sui precari.
E intanto bevi bevi bevi che si alleviano i dolori,
fai discorsi poco chiari che mi mischiano i pensieri!
Siamo pronti a dormire? Basta finzione.
Il Medioevo è stato un periodo di transizione
che hanno legato con lo spago
tra un risvoltino e il cammino di Santiago.

 

 

 

LA NOSTRA RIVOLUZIONE

3 minuti solo 3 minuti per ricusare un applauso
prima di dormire:
mentre manifestano e fanno barricate
‘na guagliona e ‘nu guaglione cu ‘na bomba miez’ ‘e man’
se guardano miez’ a’ folla, gente ca se votta ‘nguoll’
‘a speranza ca se scoll’ je mo m’a martello ‘mbiett’
e ‘nu lietto fatt’ ‘e spine ca m’accoglie a tarda sera
m’arricorda ca mo sto buon’ ma soffro ancor’ pe’ quell’ che ero
M’a vec’ ner’…
È nella notte che io mi sorprendo con le mie vertigini
come posso accarezzare ciò che mi da i lividi?
Come posso accelerare se alla lunga zoppico?
So bagnare bene i solchi del mio volto arido
ma manc’e can’… ‘A Poesia…
La Poesia è fatta di ossa, carne e sangue, quali cazz’ ‘e parol’?!
La Poesia è carne trist’ ca nun vole manc’ Crist’.
Perchè dovrebbe volerla questo branco di cani irrequieti?
mua mua…
Cyber attack! mozzeca ‘e pacc’! Virus in Asia, in Iran ed Iraq
hacker pink punk ‘mman’ ’na sprang’, sfonnace ‘o cranio, crew vs gang!
Tornan’ in mente ‘u guaglione’ e ‘a guaglion’ cu’ ‘na bomba miez’ ‘e man’
se guardano miez’ a’ folla e ‘a bomba sarà ‘na Poesia.
‘A bomb’ è a toja e pur’ ‘a mia.
Un ragazzo e una ragazza con la stessa idea.
Che ti parte la voglia di ballare:
‘nu beat e ‘na magliett’
e mi fermo qui
perché ad un tratto il guaglione
Sul ponte imponente si ferì
taffe tafferugli
Sul ponte imponente si ferì
taffe tafferu
gli
possa prendere piede il panico
possa prendere piede il panico
possa prendere piede il panico
possa prendere piede il panico
possan le sue ossa comprendere il fuoco
possa la sua anima capire il proprio moto
possa l’inorganico generare un revuoto
possa questo pezzo contribuire al vostro vuoto

Resta 1 minuto solo 1 minuto per
ricusare quel maledettissimo applauso che distrugge ogni minuscola verità artistica e poetica.
Il ragazzo sta tentando di innestare nella mente della ragazza l’idea della Rivoluzione
vorrebbe sganciare una bomba all’idrogeno, è vulcanico, erutta il panico,
si sfonda il timpano per l’urlo malinconico, non resta che sfiorarla mentre avanza l’inorganico
La sente addosso come il sale dell’oceano, si muove avanti a lei come le onde del pacifico
ed io resto sospeso nelle allucinazioni, ansimo
separo il sale dalle gocce, rendo il pane azzimo
mastico abulico, noto il mio corpo plastico
brulico nello spazio come missile balistico
è anacronistico, vedo un futuro atavico
ma non ci casco, non mi conosco, sono selfagnostico
e mentre mi assopisco crolla la corazza
dunque partorisco, come ogni sera la ragazza
è sistematico, il mio soffitto ha sguardo asiatico
pensiero radar, palindromico: un giglio diatomico.
Ma non c’è più tempo
la ragazza svanisce nei sogni e non resta che la realtà materica
in cui non si è ancora pronti per la bomba.
Stasera non c’è corpo da accarezzare
solo un oggetto, su cui lasciare impronte
come tutti voi.
Stasera non ci resta altro che la scia di un pollice.
Domani magari
immaginerò ancora una volta
la nostra Rivoluzione.

 

 

 

BLASTEMA

Giochiamo insieme con le parole anche se mi sento abbandonato come il punto e virgola?
viviamo di stenti
viviamo distanti
viviamo d’intenti
viviamo d’istanti
in cui bisogna cogliere anche l’essenza del lavoro manuale: Carpe ntier
Un lavoro manuale è anche amare se stessi
quel meraviglioso viaggio in solitaria
che attraversa tunnel
carpali.
Io mi ripeto che questo periodo, è solo una fase a cui manca una erre.
Dunque parliamo del Nulla. Ci siamo chiusi come le case negli anni ’50, e siamo un bordello, da capire.
“Giochiamo insieme con le parole” ma il braccio trema…
Il braccio trema…
Questo braccio che trema è l’emblema del problema di una parola che è come un blastema
che regge il tetto del detto, un fonema.
Un linguaggio che scandisce il tempo e vibra in esso, permesso accordato per sganciare l’insensato: la parola da sola affogata in gola crea asfissia, è dislessia, è avaria.
È in apnea nella trachea
tra i lembi tendinei, le corde vocali
fulminei, con effetti collaterali sono i suoni individuali
a volte corali
ma ancora
il senso si perde
perché s’ignora,
l’onda sonora si amplifica e vive
porta flashback dovuti all’override
così giungo all’overflow per via dell’overdrive.
Sulla scena inadeguatezza
mentre nel mio braccio c’è irrequietezza
un osso della gamba mi si spezza
Accumulo immagini
di famiglia in viaggio per le vacanze estive
di schiuma da barba Palmolive
della raccolta delle olive
di sorelle schive
di madri passivo aggressive
di posti in montagna con acque sorgive
di messe nocive
e Madonne preventive venerate da oche giulive
di ansie a combustione veloci come locomotive
di amicizie primitive e retroattive
sedute di tre sette intensive e impegnative
comitive come cooperative abusive
ma per questo esclusive
esplode la follia e la sento nelle gengive
battere i denti per esser presenti
battere i denti per esser presenti
battere i denti per esser presenti
Ma je sto crepenn’ ‘e paura!
Sta notte nun passa, nun vole passà
cinque dita come lame congelate
me toccano sta coscia spezzata
che pende dal letto come se non fosse mia
Queste ossa non sono mie
Ah Dio! Pataterno senza scuorno!
È inverno in questo giorno
È inverno in questa tenebra cara
e ‘a vocca è amara
perché ‘a parola non è mai chiara.
Trema… Trema…
Le parole che pronuncio sono un enfisema
che il mio corpo rende visibili attraverso un eritema.
un doppio schema:
il corpo poema e la parola anatema
sono un ecosistema
in cui è nato un Blastema.

 
 

La rubrica slammer è a cura di: Paolo Agrati

Oltre alla scrittura e alle performance dal vivo, si dedica al canto nella Spleen Orchestra, band che ha fondato nel 2009. Numerose le sue partecipazioni a manifestazioni internazionali tra le quali il XXIV Festival della Poesia di Medéllin, il XXXIII Festival di Poesia di Barcellona, la World Slam Cup di Parigi e il IV Portugal SLAM. Nel 2018 partecipa alla Poefesta di Oliva in Spagna e al MIAMI music Festival di Milano. Ha pubblicato le raccolte di poesia: Partiture per un addio (Edicola Ediciones 2017)  Amore & Psycho (Miraggi Edizioni 2014), Nessuno ripara la rotta (La Vita Felice 2012), Quando l’estate crepa (Lietocolle 2010) e il libriccino piccola odissea (Pulcinoelefante 2012).

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