Escono oggi su Poesia del nostro tempo due poesie tratte da Le belve erranti di Francesco Iannone, ultimo libro pubblicato da Nervi Editore.

 

 

Qui c’è una grazia di mantelli sull’acqua
una descrizione nuova
della caduta.
Il tuo vero tu galoppa gli stormi
depone il suo piccolo raggio
fra gli alberi
si posiziona al culmine del crollo
dove il bambino abbatte il monumento
in solitudine.

Che ti avrei amato con lo stesso smarrimento
degli eroi che toccano i cancelli di casa
dopo lungo tempo, solo questo chiedo
un disordine di mandrie sulla strada
che va da te
a te e che ogni combattente
trascini la lotta al livello della luce
e baci le rughe sulle nocche del nemico
anche così è la vittoria.

Nel più umano
sventramento dell’attimo
siamo insieme
se siamo vivi.

 

****

 

Dell’assenza abbiamo paura come
l’intera città assediata dall’uragano.
Assisteremo al saccheggio come il
vitello scampato alla macellazione.
Confesseremo finalmente al mondo
che l’impero altro non è che una
compatta montagna di rovine.
Come corpi che boccheggiano sulle rive
e mai nessuna mano pronta a sollevare
l’onda, lasceremo impresso il nostro calco
sulla sabbia ché siamo stati anche
noi una tenue varietà del bianco
la frase di una lunghissima conversazione.

 

 

 

 

 

Francesco Iannone è nato a Salerno nel 1985. Suoi testi sono apparsi su numerose riviste. È incluso nell’antologia La generazione entrante. Poeti nati negli anni ottanta (Borgomanero, Ladolfi, 2011, a cura di Matteo Fantuzzi, nota introduttiva di Massimo Morasso). Il suo primo libro Poesie della fame e della sete (Borgomanero, Ladolfi, 2011) è risultato vincitore del premio L’Aquila e finalista dei premi Beppe Manfredi e Penne.

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