Laboratorio di Poesia, a cura di Alfonso Maria Petrosino, esce l’ultimo venerdì del mese su ‘Poesia del nostro tempo’. Vengono commentati i versi degli aspiranti poeti del Laboratorio online e scelta la poesia del mese.

 

La poesia inviata da Beatrice Zerbini sembra una b-side di Pedro Salinas: versi corti che si affastellano mimando quasi i passi di un tip-tap. Le numerose ripetizioni (le parole “ruga”, “dirci”, “possibilità”, l’incipit “Ogni giorno” di prima e ultima strofa e soprattutto le quattordici anaforiche occorrenze di “perdo”) creano la struttura, cadenzando il ritmo e lo spazio per le nicchie in cui sono incastonate le trovate più interessanti, come l’autoritratto oscuro nella vetrina. Anche qui una riflessione sul tempo, articolata in quattro immagini: “Perdo / il miracolo di un giorno / l’elemosina del tempo, / lo scialacquio degli attimi / con la risacca magra / di qualche / felicità”.

La poesia di Michele Spiriticchio mutua l’immaginario provenzale della donna rosa, con tutti i corollari dell’allegoria (petali e spine, farfalle e parassiti). Una più decisa connotazione formale o un’intenzione di secondo grado riscatterebbero il testo, ma non mi sembra questo il caso. Il momento di maggior rilievo è forse l’anacoluto con cui nel bel mezzo di un’apostrofe alla donna il poeta si innesta e presenta: “Vivi la vita che hai / sempre immaginato e, / sono solo un uomo / che ha annusato / i tuoi profumi dolci / a volte amari e penetranti / e ne è rimasto soggiogato…”.

Come poesia del mese scelgo quella inviata da Roberta Borgia, che cerca un’originalità tramite contrapposizioni (psiche vs strada, io vs non-io); una flora e una fauna non del tutto codificate (ginestre, more, allocchi) lasciano un margine di apertura; nel giro di due strofe un’interrogazione poetica e una riflessione sul tempo.

Non dovrei dipingere
la natura morta della psiche
senza prima confortarmi
con murales sparsi per le vie.

Eppure, mi tocca di volermi bene
anche ammirando le ginestre
o divorando more; persino quando rido
al fracasso degli allocchi.

L’arte invecchia d’arte
o di vendetta? Lo chiedo alla
lancetta dei secondi, che minaccia di
ferire il suo quadrante.

Sembra stizzita
dalla rinuncia al mio
consueto mentre contemplo
il titanismo del suo giro.

 

 

Alfonso Maria Petrosino ha pubblicato tre libri di poesia, Autostrada del sole in un giorno di eclisse, Parole incrociate (Tracce, 2008) e Ostello della gioventù bruciata (Miraggi, 2015). La sua poesia, che descrive luoghi e situazioni in relazione a un paesaggio urbano e all’umanità che lo abita, si avvale di una metrica precisa e raffinata. La redazione di Poesia del nostro tempo ha scelto Alfonso Maria Petrosino per impersonare la figura del maestro, capace di leggere attentamente e suggerire soluzioni, anche ai neofiti della poesia, proprio per la sua capacità sia di aderire al “canone”, alla tradizione, che di frequentare i nuovi palcoscenici della poesia, dagli happening e performances al poetry slam, essendo stato campione indiscusso di queste scene per molti anni.

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