Dalla prefazione di Giovanna Rosadini

La bella immagine con cui si apre questa nuova silloge di Franca Alaimo («Fui una bambina / Quanto distacco! / Quando ho cominciato / a volare all’indietro?») è quella di una se stessa tornata all’infanzia che, seduta nel portabagagli di una giardinetta di quelle di una volta, col finestrino posteriore, guarda, durante un viaggio con la famiglia, la strada srotolarsi all’indietro, «con le sue quinte dipinte di case e alberi» che non paiono veri, concentrata su una meta immaginaria tanto quanto il percorso sembra non avere mai fine. Attraverso questo ricordo proemiale, il lettore viene immediatamente introdotto, e coinvolto, nell’universo bambino dell’autrice, o meglio in quello che è stato il suo percorso di formazione sentimentale […]. Da cui il titolo, necessariamente ambivalente, di “sacro cuore”. In riferimento, oltre a ciò, all’originaria tensione religiosa che permea il mondo dell’infanzia, con le sue prescrizioni e i suoi divieti, ma anche alla figura idealizzata del Cristo, primo referente proiettivo delle pulsioni erotiche infantili ma anche memento inquietante, per via del suo cuore vibrante in ostensione. Presenti, come in tutte le infanzie, le figure totemiche dei genitori: una madre distante e severa, alla quale la piccola è «bestia graziosa e sbiadita», che, respingendo le profferte amorose della figlia, manda «in frantumi il sacro delle cose». Un padre che impersona il principio di realtà, e, interrompendo le fantasticherie della figlia, «dietro la porta grida/facendomi tremare dalla testa ai piedi: / Che fai ancora nella tua stanza? / esci da lì, è già ora di pranzo». E ancora, la maestra che mette in crisi la bambina prescrivendole un tema sulla mamma, e il prete insinuante dietro la grata del confessionale. Ma, appunto, il cuore della raccolta, il momento in cui le pagine prendono il volo, sono le poesie in cui si narra l’incanto, il turbamento emotivo e il senso di scoperta dell’amore. […] L’amore è una festa dei sensi, e Franca Alaimo sa rendere magistralmente la fisicità dei corpi e dell’atto amoroso, con una naturalezza e freschezza mai banale. Il lettore viene trasportato nell’universo autoreferenziale degli amanti che è contemporaneamente atemporale […] e collocato in un tempo preciso della nostra storia recente, in cui in molti ancora si possono riconoscere. In un tempo in cui non si fa che parlare d’amore, probabilmente perché ai più sfugge il suo reale significato, Franca Alaimo ha scritto un libro che ci riconcilia col senso profondo del termine […].

 

Da sacro cuore (Giuliano Ladolfi Editore 2020)

Nel mezzo della corsa, affannata,
(si andava d’estate nella casa di campagna
a Pagliarelli) per voglia di tenerezza
cercai con gli occhi il viso di mia madre.
Lei stava in cerchio con le amiche
all’ombra del fico, vicino alla cisterna.
Rideva.
Da lontano mi era sembrata
più bella, la nuca scoperta, i capelli
raccolti come un favo di miele.
E mentre le prendevo le mani, disse
(strideva nella sua voce come
un intimo disordine del cuore):
non è l’ora della merenda, va’ a giocare.
E di colpo mi sembrò di capire
il male delle rose sgualcite dall’afa.
Così, come vetro colpito da un sasso,
andò in frantumi il sacro delle cose.

*

Lui è un ragazzo bellissimo:
capelli biondi, lunghi fino alle spalle,
e due occhi verdi verdi, umidi e lucenti
come il mare con tanti pesciolini d’oro.
C’è sempre un gruppetto di donne
che gli mandano baci da lontano
sospirando parolette d’amore
come se lui fosse un figlio o un fidanzato
sul punto di partire per la guerra.
Lui tiene in mano un cuore rosso
come il fuoco, cinto da una ghirlandetta
di spine e una piccola croce sopra,
però sorride e non sembra soffrire.
Mamma, perché ha il palmo della mano
trafitto, perché ci mostra il cuore?
Ma lei non sa che dire, se non:
è stato per amore, per amore nostro.
E io le dico: ho deciso, non amerò nessuno.
Non voglio che mi strappino
il cuore ancora tutto vivo dal petto.

*

“Parlate della vostra mamma”
ci disse sorridendo
(era un compito facile)
l’insegnante di lettere
Alborello Francesca
distribuendo ad ogni alunna
un foglio protocollo.
La penna tra le dita sudate,
i pensieri avvoltolati,
e la sua voce rannicchiata
sulla bocca: “dai un bacio
alla tua mamma, qui”
Certe cose come sognate.
Dopo un’ora il foglio
era ancora inviolato:
un bianco
(silenzio e precipizio)
su cui non riuscivo
a mettere niente,
come quel lenzuolo di neve
– un inverno non troppo lontano –
quando era sparito
insieme alle piante dell’orto
anche il corpo di lei.

*

Nella penombra dell’androne,
la faccia paonazza, un uomo
mordicchiava i seni di una ragazza.
Rimasi là inchiodata a guardarli
per qualche minuto e poi
vacillando, frastornata, sulle gambe,
ho raggiunto il piano di sopra.
Sdraiata sul mio letto pensavo a mio padre
che da un po’ ripeteva, guardandomi
come non fossi più quella di prima:
St’accura, figghia mia,
all’ òmini ‘un cci dari cuntu
oramai ‘un si cchiù ‘na picciridda.
E intanto sotto i seni cresciuti
come pani, il cuore faceva chiasso
come uno che ha bevuto troppo.

*

Qualunque fosse il luogo
avevo sempre paura.
Pensavo che prima o poi
sarebbe passato Dio
in persona, e raccoglievo
i vestiti per coprirmi
in fretta il pube e il seno.
Che cosa gli avrei detto?
Non c’era nemmeno
un albero di mele
con il serpente cattivo nei dintorni.
Ma lui non venne mai
e cominciai a immaginare
che si nascondesse
nei corpi dei ragazzi
per amarmi
come avevano fatto
tutti gli dei pagani.

*

Che strano posto per dirmelo
là, nella piazza del mercato
tra le urla degli ambulanti
il fracasso dei motorini
con la marmitta truccata
e i tu-tu ossessivi delle trombette
suonate da un gruppo di ragazzini.
– Voglio i tuoi baci, adesso –
la voce infervorata, le gote rosse.
– Ma certo, quante le ciliege di un cestino –
dico, così giusto per scherzare.
E invece lui le compra tutte.
E poi in un monovano sopra i tetti
a una a una le contiamo insieme ai baci:
centocinquantasei più due
per quelle cadute sul tappeto.

*

Ventotto giugno.
I fiori della magnolia
come lune sui rami.
Il velo da sposa
sul letto.

 

Franca Alaimo esordisce come poeta nel 1991 con Impossibile luna, a cui seguiranno altre sedici sillogi (molte delle quali premiate) le più recenti delle quali sono: Sempre di te amorosa (LietoColle Edizioni); Traslochi (LietoColle Edizioni); Elogi (GiulianoLadolfi Editore). Sul sito La Recherche ha pubblicato quattro e-book (tre sillogi poetiche e un epistolario). Ha collaborato con P. Terminelli nella redazione della rivista L’involucro, con T. Romano in quella di Spiritualità & Letteratura, e attualmente con Maggiani e Brenna, direttori della rivista on-line La recherche. Ha tradotto due brevi sillogi di Peter Russell. Ha pubblicato saggi sulla poesia di Domenico Cara, Tommaso Romano, Gianni Rescigno. Luciano Luisi, Franco Loi, l’Antrigruppo siciliano, Vira Fabra, e centinaia di recensioni sulla produzione dei poeti contemporanei. È presente in molte antologie (Newton Compton, LietoColle, Aragno, l’Arca Felice, etc.) e riviste (tra le quali, Poesia di Crocetti, Atelier, ItalianPoetry Review, Il Portolano, etc.) e storie della letteratura contemporanea, tra le quali Insulari. Romanzo dell letteratura siciliana, curato da S. Lanuzza (Stampa Alternativa, 2009). Nel 2018 ha curato per l’editore Ladolfi, insieme a Antonio Melillo, l’antologia L’eros e il corpo. La sua prima antologia è uscita sul sito on-line Bomba Carta, gestito da Liliana Porro e Elio Andriuoli nel 2017. È autrice di tre romanzi: L’uovo dell’incoronazione (Edizioni Serarcangeli 2001); Vite Ordinarie (Giuliano Ladolfi Editore 2019) e La gondola dei folli (in corso di stampa, per Spazio Cultura). Alcuni suoi testi sono stati tradotti in varie lingue.

 

 

 

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