La poesia che si può osservare in Taccuino dell’urlo (Marco Saya 2020) di Sonia Caporossi rimanda immediatamente ai modelli del surrealismo, ma pure ad alcune scritture della Neoavanguardia, ad esempio certi automatismi tra i suoni delle parole all’interno dei versi e il dialogo che risuona e risignifica, nonché la mancanza o la distrazione della punteggiatura (vengono in mente, ad esempio, alcuni testi di Cara di Antonio Porta, pubblicati da Feltrinelli nel 1969, e in generale l’opera di Edoardo Sanguineti), unitamente ad alcune atmosfere ironiche.
Si tratta di un poemetto d’amore tra un lui e una lei, nutrito da un singolare dialogismo, una sorta di urlo che si ripercuote internamente: la partitura di una voce che ascolta la propria eco, dove la ripresa dei concetti e dei simboli ospita variazioni sul tema delle relazione tra l’io e il mondo conosciuto. Un “urlo” è quanto viene lanciato, ma è ciò che viene riascoltato nell’eco a interessare, perché appunto la ragione lo vorrebbe registrare e analizzare.
Tuttavia noi stessi rimoduliamo le risposte nonostante le analisi dovrebbero fornirci già delle soluzioni chiare per situazioni analoghe (la storia, o meglio le storie d’amore), e a questa indeterminatezza di fondo si rivolge la poeta, perché le certezze non sembrano essere sufficienti rispetto al male e all’errore spesso ripetuto.
Sonia Caporossi svela già nei primi testi i confini della sua poetica di ricerca, che si amplia mescolandosi alle opzioni che i simboli e la vita forniscono, legandosi ai concetti di ricordo, di desiderio, di incostanza, di liquefazione del senso, di inevitabile tradimento della realtà. Tutto questo perché il significato delle cose scivola platonicamente dietro a un velo da cui risuona ed è improbabile un recupero e un’analisi perfetta dei nessi della vita.
In questo movimento verso il significato e in questo tradimento della ragione, si modulano le immagini di Taccuino dell’urlo, nonché tra diversi concetti, come il vuoto e l’assenza; anche la disamina psicologica tocca, in definitiva, un aspetto molto quotidiano della comunicazione degli individui, abituati a viversi in paralleli (scatole d’assenza / riconoscerci a distanza) più che direttamente.
Forse non resta che abituarsi a questo dialogismo tra un significato mai così efficace – o se si vuole un dato di fatto, uno “scacco del matto errante” – e una ragione comunque da perdonare, non essendo capace di prevedere, di guidare fino alla fine, non potendo l’individuo restituirsi all’integrità dopo il termine di qualsiasi analisi sulle “relazioni” umane e sul mistero / incongruenza di fondo dell’esistenza.

 

da Taccuino dell’urlo (Marco Saya 2020)

 

 

Sonia Caporossi (Tivoli, 1973), docente, musicista, musicologa, scrittrice, poetessa, critico letterario, artista digitale, si occupa di estetica filosofica e filosofia del linguaggio. Con il gruppo di art-psychedelic rock Void Generator ha all’attivo gli album Phantom Hell And Soar Angelic (Phonosphera Records 2010), Collision EP (2011), Supersound (2014), Prodromi (2017), Anatomy of a trip (split con i Da Captain Trips, 2019) e le compilation Fuori dal Centro (Fluido Distribuzioni, ITA 1999) e Riot On Sunset 25 (272 Records, USA 2011). Suoi contributi saggistici, narrativi e poetici sono apparsi su blog e riviste nazionali e internazionali. Ha pubblicato a maggio del 2014 la raccolta narrativa Opus Metachronicum (Corrimano Edizioni, Palermo 2014, seconda ed. 2015). Insieme ad Antonella Pierangeli ha inoltre pubblicato Un anno di Critica Impura (Web Press, Milano 2013) e la curatela antologica Poeti della lontananza (Marco Saya Edizioni, Milano 2014). È presente come poetessa nelle antologie La consolazione della poesia a cura di Federica D’Amato (Ianieri Edizioni, Pescara 2015), in Alla luce di una candela, in riva all’Oceano a cura di Letizia Leone (L’Erudita Edizioni, Roma 2018), in La forma dell’anima altrui. Poesie in omaggio a Seamus Heaney, a cura di Maria Grazia Calandrone e Marco Sonzogni (LietoColle Edizioni, Faloppio CO 2019). Con contributi saggistici, è presente nei collettanei Pasolini, una diversità consapevole a cura di Enzo Campi (Marco Saya Edizioni, Milano 2015) e La pietà del pensiero. Heidegger e i Quaderni Neri a cura di Francesca Brencio (Aguaplano Edizioni, Perugia 2015). Nel 2016 ha pubblicato la silloge poetica Erotomaculae (Algra Editore, Catania), nel 2017 è uscita la raccolta di saggi Da che verso stai? Indagine sulle scritture che vanno e non vanno a capo in Italia, oggi (Marco Saya Edizioni) e nel 2018 ha curato l’antologia La Parola Informe. Esplorazioni e nuove scritture dell’ultracontemporaneità (Marco Saya Edizioni). Del 2019 è il romanzo Hypnerotomachia Ulixis (Carteggi Letterari, Messina) e del 2020 Taccuino dell’urlo (Marco Saya Edizioni). Dirige per Marco Saya Edizioni la collana di classici italiani e stranieri La Costante Di Fidia, per cui ha curato La gentilezza dell’angelo, antologia ragionata dello Stilnovo (2019). È giurata del Premio Letterario Il Giardino di Babuk – Proust en Italie e del Concorso Letterario legato al festival di Bologna in Lettere, con il quale collabora dal 2015. Dirige inoltre i blog Critica Impura, Poesia Ultracontemporanea, disartrofonie, tiene la rubrica filosofica Metalogie su Midnight Magazine e conduce su NorthStar WebRadio la trasmissione Moonstone: suoni e rumori del vecchio e del nuovo millennio. Vive e lavora nei pressi di Roma.

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