Di superfici si dovrebbe parlare. Di grandi superfici pitturate in nero e bianco con l’aerografo, invece che di poesia, se a scriverle è Jorie Graham, una delle voci più contemporanee del panorama statunitense (ma non mancano, si vede bene, fortissimi influssi italiani). In Fast (Garzanti 2019), ultimo lavoro della poetessa, fa capolino l’idea dell’inumano, dell’oltreumano che bene si confronta con i lavori di sociologi come Harari (soprattutto quello di Homo Deus), Byung Chul Han e soprattutto l’Escudero de La riproduzione artificiale dell’umano. La Graham indaga il capitalismo di matrice americana ri-innestandolo all’interno del linguaggio poetico recente in una continua evocazione della natura come corpo umano resistente e resiliente. Il verso, già lungo, procede per inciampi, in continui avvicendamenti di esseri inanimati (lame, ruote, tele, reti) ed esseri viventi che arrivano a collimare nella zoomorfizzazione del circostante e non, come potrebbe sembrare, nella reificazione dell’umano.

Il mondo raccontato dalla Graham è quello in cui l’artificiale diventa, da simbionte, strumento abitato, corpo-contenitore, raccolta di dati. Come il titolo suggerisce, questo titolo ci porta in un viaggio veloce (nel suo intento e nel dettato) verso la nientificazione del mondo umano precedente, con buona pace del Novecento e delle sue spire.

 

 

Le lame come gigli ruotano veloci per vederti tutto–blu acciaio poi rosso
dove affonda la ferita–la tua ferita–non ti vogliono conoscere ti vogliono
avere–no–non avere–vogliamo tutti vivere fino alla fine–sono umana io–chi
lo sa–solo perché ho questo modo di trasmettere–chiamiamola voce–una minaccia–
condivisa–le reti pelagiche a mezz’acqua si ergono come muri intorno a noi–vengono
da lontano dove sembrano solo lontananza–lontananza che
s’avvicina–ascoltala–eliminando lo sfondo–tutto in primo piano–tu dentro–l’unico
piano–neppure la punizione–reti a strascico pesca scartata veleno reti fantasma–
la spirale dell’ascolto lungo il fondo–reti appesantite di
zavorra–rastrellano il fondo in cerca di nulla–indiscriminatamente–non vuoi nulla
di speciale–vuoi soltanto–vuoi soltanto chiudere
la terza dimensione–avere qualcosa che è tutto–diventa tutto–nella
indiscriminazione–scarto che giunge al 90% del pescato–sono io–l’habitat pestato
e schiacciato–rete del tuo ascoltare e del mio parlare non sappiamo più distinguerle–
atmosfera torbida fra noi–nessun posto per nascondersi–nessun posto per riposare–hai
bisogno di riposo–c’è la natura è il riposo–ciò che non è caccia è illustrazione–non
sei in regola, no?–quando sondi le mie immense profondità–2000 metri e
più–benché il buio totale mi circondi–benché io sia al mio
posto sotto pressione–con le mie centinaia di specie–detriti–
in condizioni estreme–i pesci d’acqua profonda crescono molto lentamente–molto–
la loro lunga speranza di vita–tarda età riproduttiva–così particolarmente
vulnerabili–arriva sul fondo sopra le montagne sottomarine–raschia i
ripidi declivi–lo scarto cos’è–mirando un bersaglio sbagliato–sbagliata la misura–non
mangiabile–non ha mercato–vietato–in via d’estinzione–come gli uccelli–
davvero tanto a volte–manca spazio sulla barca–milioni di tonnellate restituite
morte o ferite–le cicatrici sul fondale–la bocca grande come un campo da
football–e se laggiù non c’è nessuno però ci sono reti fantasma–reti abbandonate nel
mare continuano a pescare nei secoli–mammiferi pesci crostacei–moriamo
di sfinimento o soffocamento–i materiali sintetici vivono per sempre

 

Chiedici qualunque cosa. Quant’è profondo il mare. Non puoi andarci

laggiù. T’annienterebbe la pressione. A 6000 piedi la luce scompare. Fai

un’altra domanda: mi senti? No. Chi sei. Sono.

Hai mai ucciso un pesce. Lo ero un tempo ma ora sono

umana. Ho immaginazione. Voglio amare. Sono autoreferenziale. Le cose

non sono me. Hai un’altra domanda. Sono perseguitato ma da cosa?

Supremazia umana? L’opera dell’umiliazione. L’acredine del pesticida.

Che altro? Il martello che s’abbatte sulla testa. Centra gli occhi in pieno.

Ho avuto una gran fortuna. La fine del mondo era già avvenuta. Quanto tempo

  1. Non lo so. Non è una funzione della conoscenza. È in un senso speciale

che finisce il mondo. Devi continuare a vivere. Devi farlo senza farlo

aspettare. Nulla di fastidiosamente visibile. Solo il fuori continua e

continua. Perciò trova il modo che continui

il dentro. È fragile la tua entità. Sei un oggetto in tuo possesso. Almeno

ti fu dato per possederlo. Devi capire cos’è la

proprietà. Pensavi di saperlo. Ti sbagliavi. Era sbagliato. C’era

uno sbaglio nella miscela. Finisce che tu sei una prima impressione. Gli anni

passano. Immagina questo. E c’è ancora chi parla. Ci sarà sempre chi parla. Nelle

 

zone d’ipossia non c’è quasi più ossigeno→poi non c’è→più→ossigeno→davvero→
immagina questo dice lo speaker→chi sei→dove sei→tu che scendi giù nelle zone
morte→acqua non acqua→più vai giù dice più→fa paura→perché lì
non c’è→nulla→nessun→pesce→nessun organismo→vivo→no→nessuna→nessuna vita→solo
noi→zone morte→più grandi del Sahara dice→gli spazi senza vita più grandi su questo lato della
luna→dice lui→dice lei→chi è che mi parla→sono l’acqua profonda che risale→sono ciò che
scompare→resta in linea→un minuto solo per favore→resta in linea→c’è una chiamata per te

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