Escono oggi su Poesia del nostro tempo due poesie tratte da La città fantasma di Yari Bernasconi, sesto libro pubblicato da Nervi Editore.

 

La scuola

Per un breve periodo, in una delle aule
al pianterreno, ha vissuto un senzatetto
nervoso, che la gente chiamava «il professore».
Isolato e irascibile, per lo più incompreso,
collezionava lattine di birra (o almeno
così dicono). Ora le autorità hanno sbarrato
le entrate e le finestre per il rischio che crolli
tutto. Graffiti e alcune scritte fanno da sfondo
agli animali più curiosi, topi e uccelli di cenere,
che ritornano a correre e a vivere nel buio.

***

La piazza

Questa piazza è discreta, quasi piccola
tra le facciate senza vetri e alcune imposte
cadenti. Ma il calore della terra scuote
i ciottoli consunti, rende il luogo
più vivo. Non distante, da un’arcata
illuminata, mi chiama un uomo asciutto
e sorridente. Mentre aspetto qualcosa,
una parola, mezza frase, l’epifania
si sgonfia subito: «Io so», mi dice,
«cos’è l’odio e cos’è l’amore. Fui figlio
e poi padre. Segui la luce. Ricordati».

Quando riprendo a camminare,
cerco un vano fra le case, un carruggio,
il vicolo più stretto.

 

Yari Bernasconi, nato a Lugano il 18 dicembre 1982, è autore della plaquette Lettera da Dejevo (Alla chiara fonte, 2009) e della raccolta di poesie Non è vero che saremo perdonati, contenuta nell’Undicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2012). Vive in Svizzera, tra il Canton Ticino e Friburgo, ed è redattore responsabile della rivista annuale «Viceversa Letteratura». Sue poesie sono apparse in diversi quotidiani e riviste, tra cui «Lo Straniero», «Cenobio», «Le Courrier» (in traduzione francese).

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